La crisi è nella nostra testa

Una serata uggiosa; dopo una
primavera abbastanza anticipata riecco l’inverno.
Ho visitato, nei giorni scorsi,
una bella azienda a pochi chilometri da Padova; 
ho pensato di essere nella “Ferrari” delle macchine agricole (per vari
motivi non citerò l’azienda).

E’ una di quelle aziende sorte
dopo la guerra; tra poco festeggierà i 50 anni.
Gente umile che ha saputo
sfruttare l’ingegno e che oggi primeggia sul panorama mondiale delle macchine
agricole.
Due frasi del Presidente: “la
crisi è nella nostra testa” e “bisogna essere fedeli”.
E’ il 2008, l’anno del credit crunch; il fatturato svanisce, si
evapora. Il Presidente torna direttore commerciale, prende 190 aerei, gira
tutto il mondo in cerca di contratti e ci riesce.
E’ una delle tante storie di
successo di un azienda del Nord Est.
Ho collegato questo incontro al
nostro lavoro di consulenti, non certo facile, in questo momento difficile.
Quante volte ci si “chiude” e si
evitano  i clienti; 190 aerei per un
numero infinito di chilometri in cerca di affari non sono pochi e dovremmo
imparare da questo esempio.
Essere “fedeli” e riconquistare
la fiducia dei clienti rimanendogli vicini nelle turbolenze dei mercati è il
nostro “mestiere”.
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CARMIGNAC PATRIMOINE

Questa settimana ho incontrato due
investitori molto “affezionati” ad un ottimo
fondo
: Carmignac Patrimoine.
Carmignac  Patrimoine è un fondo bilanciato costituito
nel lontano 1989 (7/11/1989);  appartiene
alla categoria Morningstar dei bilanciati moderati. E’ una delle soluzioni più
efficienti dell’ultimo decennio e gode dei massimi rating di Morningstar.

Di norma gli investitori si
accorgono di un investimento quando è al culmine delle performance; in effetti,
gli acquisti effettuati da due potenziali clienti risalgono alla seconda metà
del 2009.

Come vedremo più avanti il fondo
non ha “performato” come negli anni precedenti e da qui nascono i primi “dissapori”
dei due investitori.
In effetti, Patrimoine, sottoperforma
gli indici di riferimento sia nel 2010 che nel 2011 pur comportandosi
dignitosamente.
In entrambe i casi, in questione,
secondo il mio parere, si sono effettuati due errori:
– la scelta unica di un
investimento per le performance passate.
Manca una giusta e corretta diversificazione,
anche di gestore o casa di gestione, e si guarda sempre indistintamente alle
performance.
Ho così provato a parlare ai
clienti di altre due soluzioni che utilizzo ormai da tempo (circa dieci anni):
Black Rock Global Allocation e Morgan Stanley Global Brands.
Quest’ultime sono due soluzioni
completamente diverse tra loro:  il primo
un bilanciato moderato e il secondo un azionario globale.
Black Rock Global Allocation gode
anche lui dei massimi rating di Morningstar; la caratteristica di questo fondo
sta nel team di gestione ormai collaudato da oltre un ventennio con a capo
Dennis Stattman   e nella
diversificazione con oltre 600 titoli in portafoglio.
Morgan Stanley Global Brands,
invece, non ha i massimi rating di Morningstar ma, per le sue caratteristiche
particolari di fondo azionario alla ricerca di aziende con flussi costanti
(dividendi) ha permesso dei buoni ritorni anche in un mercato difficile come
quello dell’ultimo decennio.
Vorrei segnalare:  primo bisogna diversificare le proprie
risorse, secondo nessuno può costantemente battere i mercati, terzo bisogna
conoscere gli investimenti.
Alla luce di queste indicazioni,
gli investitori incontrati, che detengono il loro patrimonio su un unico fondo,
potrebbero aver  tranquillamente
guadagnato di più ma, a mio modo di vedere, aver “rischiato” molto meno e
diversificato il loro patrimonio in maniera più efficiente.
Le simulazioni effettuate, con le
soluzioni di investimento sottoindicate, evidenziano in tutti i casi un
rendimento migliore anche di due punti e una deviazione standard inferiore di
mezzo punto percentuale, riducendo al massimo del 50% l’investimento iniziale.
 Non intendo evidenziare le performance
inferiori di un fondo rispetto ad un altro ma le differenti strategie di una casa
di gestione rispetto ad un’altra.  Ancora,
spesso vengono effettuati confronti non sempre omogenei.
Qui di seguito ho elencato alcune
“ottime” soluzioni di investimento  con
le loro caratteristiche principali:
Nome fondo
Tipologia
Rating Morningstar
Titoli in portafoglio
Perf.2011
Perf.2010
Perf. 2009
Dev. Std
Carmignac Patrimoine
Bilanciato prudente
Gold/5 stelle
224
-0,8%
6,9%
17,9%
6,27%
Black Rock Global Allocation
Bilanciato prudente
Gold/4 stelle
657
-1,2%
16,4%
18,9%
8,16%
Morgan Stanley Global Brands
Azionario globale
4 stelle
27
11,9%
19,5%
25,6%
11,64%
Templeton Global Bond
Obbligazionari flessibili
Silver/5 stelle
155
0,1%
19,4%
15,1%
9,69%
Pimco 
Total Return Bond
Obbligazionari diversificati
Gold/4 stelle
2238
5,4%
13,9%
8,0%
11,23%
Fonte Morningstar
Sottolineo, per correttezza, che
gli unici fondi appartenenti alla stessa categoria sono Patrimoine e Global
Allocation; le altre soluzioni possono essere di complemento per una corretta
diversificazione e appartengono a categorie diverse.
Ho fatto notare, ai due
investitori, come sono differenti le strategie e le scelte dei gestori. Si va
dagli oltre 2000 titoli di Pimco ai 27 di MS Global Brand. Ancora la deviazione
standard di Pimco è molto simile a quella di Ms Global Brand pur trattandosi di
fondi completamente diversi: uno obbligazionario, il primo, uno azionario, il
secondo.
I due investitori, il cui profilo
Mifid potrebbe essere considerato “alto”
viste le conoscenze e le passate esperienze, non sempre con buoni risultati,
hanno apprezzato la precisione dell’analisi effettuata.
Ho effettuato, allora, la
seguente domanda:
“Se dovesse parlare dei suoi
investimenti come li descriverebbe per grado di rischio, rendimento e
ripartizione?”
Come mi capita spesso, gli
investitori non sanno dare delle risposte precise.
Ancora, risulta difficile carpire
informazioni sugli obiettivi, sulle scelte effettuate e la propensione al
rischio.
Tutto ciò rende difficile il
“mestiere” di consulente; è come se andassimo dal medico senza spiegargli i
nostri sintomi.
Penso che un investitore più
attivo e più “preparato”, più consapevole e con un portafoglio investimenti
diversificato con disciplina possa ben affrontare il mondo che cambia.  

OBBLIGAZIONI QUESTE SCONOSCIUTE

Il  prestito obbligazionario è sempre stato
considerato uno degli investimenti più tranquilli.
Ma è proprio vero che il prestito
obbligazionario fa dormire sonni tranquilli all’investitore?

Vorrei ricordare che proprio le
obbligazioni Argentina, Cirio, Parmalat, Lehman Brother hanno dilapidato i
portafogli degli investitori.
Ho indicato su questo blog alcuni articoli sulle obbligazioni, in particolare sulle “perpetual”.
Oggi mi capita di leggere di un
investitore che detiene RBS 5,5% scadenza aprile 2049 (codice Isin
XS0205935470) vedi IlSOle24Ore del 10 marzo 2012.
L’investitore lamenta la mancata
corresponsione degli interessi.
Il titolo in questione è del tipo
subordinato e viene associato ad una tipologia di strumenti con grado di
rischio elevato.
Questo tipo di obbligazioni
permette all’emittente di poter sospendere il pagamento delle cedole senza
incorrere in un evento di default.
Rbs a seguito degli aiuti del
governo britannico, in occasione della crisi finanziaria, ha sospeso il
pagamento delle cedole.
Ma quello che molti non sanno è
che il titolo ha una quotazione di 53,00 su 100,00.
Nel 2008 il titolo veniva
selezionato come redditizio ed affidabile; aveva una quotazione di 83,00 per un
rendimento lordo del 6,72%.
Non vorrei ripetermi ma siamo
sempre alla ricerca di performance a discapito del rischio che nella nostra
mente viene nascosto da convinzioni più o meno corrette.
Non conosciamo il prezzo di
acquisto del titolo, da parte dell’investitore, ma l’obiettivo era sicuramente
quello di ricevere dei flussi cedolari che da oltre due anni mancano.
Il risparmio gestito, anche se in
ritardo, ha capito l’esigenza del risparmiatore e sta rimediando con diverse
soluzioni che rilasciano cedole con diversa frequenza.
Naturalmente dipende dalla
propensione al rischio di ciascun investitore; l’analisi della appropriatezza e
adeguatezza degli strumenti ma sicuramente queste soluzioni possono ridurre il
rischio specifico dell’investimento.
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PERCHE’ LA CONSULENZA NON DEVE ESSERE GRATUITA

Perché il Consulente Finanziario quando esegue una prima visita
finalizzata ad un controllo/check up del portafoglio ha bisogno di tempo: per ascoltare il
cliente, per chiedere e capire le effettive esigenze, per una attenta analisi
del profilo di rischio.


La disponibilità di tempo offre una qualità superiore all’atto della
consulenza
: raccolta completa degli investimenti, analisi approfondita, progetto
adeguato degli interventi da effettuare, informazione completa ed esaustiva
sulle proposte, sulle possibili alternative, sugli esiti e possibili
complicanze, esemplificazione grafica, rilascio di modelli informativi.

La disponibilità di tempo consente al cliente di porre ogni domanda utile
per approfondimenti e chiarimenti.

Perché il Consulente, non guadagnando esclusivamente sugli investimenti, è
libero di  fornire un parere davvero neutrale e “spassionato”.
  Il Consulente che opera gratuitamente, di
contro, guadagna solo se il cliente decide di fare un investimento e potrebbe
per questo essere spinto ad invogliarlo a sottoscrivere un investimento senza
esporre esaurientemente i limiti e le possibili complicanze.
Perchè l’analisi presuppone un’attività di aggiornamento professionale costante (congressi, corsi,
libri, ecc.) che ha costi elevati, ma che è necessaria per offrire
al cliente la migliore informazione.
 
Perchè l’organizzazione di uno studio
presuppongono attività (e relativi costi) necessarie per garantire riservatezza al cliente.

Perché un
professionista serio e di buona “caratura” non ha bisogno di attrarre i “clienti”
con consulenze gratuite.

Risparmiatori Italiani presi a bond in faccia

Ieri su “La Repubblica” Alessandro
Penati ha trattato l’argomento dei bond bancari.
L’argomento è già stato trattato
abbondantemente su questo blog e, pienamente in accordo con quello che scrive  Penati, riprendo alcuni punti.
Il miraggio di una cedola elevata
porta le banche ad inondare il sistema 
dei loro bond strutturati, subordinati, ibridi, covered, convertibili:
obbligazioni che contengono complesse clausole di pagamento cedole e di
rimborso del capitale.

E’ di questi giorni il riacquisto
di titoli emessi a prezzi inferiori a quelli di emissione. Le banche offrono
70/80 cents per il riacquisto di bond emessi a 100 ma crollati sul mercato
anche a 50.
Il risparmiatore, depresso e
demotivato accetta e, in questa maniera, contiene le perdite.
Contemporaneamente ne emettono altri,
a caro prezzo, lucrando sulle commissioni.
In questi giorni viene emesso un
bond strutturato il cui prezzo, al momento dell’emissione, viene considerato
intorno a 87,00.    
L’industria finanziaria ora si
appresta a valutare i “contingent convertibles”;  bond che si trasformano in azioni quando i
coefficienti patrimoniali dell’emittente scendono sotto un livello di guardia.
Fino a che punto si vorrà
sacrificare il risparmiatore?
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Riflessioni e considerazioni della settimana

Ahi …. gli acciacchi si fanno
sentire; settimana di passione. L’influenza è arrivata.
Per fortuna  i mercati non sembrano sentire i sintomi che
dilagano tra la gente.
Con qualche pasticca si stringe i
denti e via.

Giovedì, ad un incontro di
routine si parlava dei mercati.
L’impressione del cliente era che tutto fosse a rotoli.
In quel momento ho immaginato
quanto sia la potenza dei mass media
nell’influenzare la gente, gli investimenti, l’umore.
Il giornalista David Walker del  “Guardian” racconta che “spesso i giornalisti,
che dovrebbero essere scettici di professione, di fronte ad un numero smettono
di farsi domande”.  Oggi Walker è il responsabile
di Getstats, una campagna lanciata a fine del 2010 dalla Royal Statistical
Society di Londra per migliorare le
competenze statistiche dei professionisti dell’informazione
. Aggiunge che “i
numeri vengono riprodotti in modo acritico”.
Ho allora preso in esame l’indice
S&P 500.
Ho mostrato le seguenti
performance (fonte Yahoo al 18 2 2012):
1 mese
Ytd
3 mesi
6 mesi
+4,07%
+6,59%
+11,98%
+19,34%
Il cliente è rimasto
esterrefatto
.
Per correttezza ho preso in esame
anche l’indice eurostoxx 50:
1 mese
Ytd
3 mesi
6 mesi
+4,13%
+5,03%
+11,30%
+12,81%
Durante la riunione di Black Rock
a Milano Michael Krautberger alla domanda su che cosa ne pensava delle offerte
di conti vincolati rispondeva:
Il cliente guarda sempre il breve
termine; quando saranno terminate queste iniziative l’investitore dovrà cercare
nuovi investimenti. Analoghi rendimenti si trovano su molte obbligazioni; la
differenza consiste nel fatto che le obbligazioni possono creare un guadagno in
linea capitale mentre i conti vincolati no.
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Appunti di viaggio

Dopo questo inizio fiammante dei
mercati, che ci ha lasciato un po’ respirare, colgo l’occasione per rielaborare
alcuni spunti che ritengo interessanti sia per la mia professione sia per
quella degli investitori.
Ho incontrato, in questo scorcio
d’anno, alcune delle più prestigiose case di investimento.

Non vorrei parlare di previsioni,
di idee di investimento ma di alcuni spunti operativi.
Innanzitutto, oggi ci troviamo in
balia di un’offerta eccezionale di conti di deposito vincolati a tassi davvero
interessanti.  
Michael Krautzberger gestore
Fixed Income di Black Rock alla domanda circa l’offerta di conti vincolati ha
risposto che l’investitore guarda spesso al breve termine e si lascia sfuggire
tante buone occasioni e non diversifica i propri investimenti. Terminata questa
offerta si dovrà pensare a reinvestire le somme; l’investimento in obbligazioni
oltre a generare flussi di interessi simili o più interessanti riescono anche
a  creare delle plusvalenze.  Ecco il motivo per cui non ritiene interessanti
queste offerte.
Un altro argomento interessante
riguarda il mondo della consulenza negli Stati Uniti.
Tecchio Marcantonio è un
Financial Advisor di Merrli Lynch a New York; gestisce, con un team di 4
persone, da oltre 15 anni, circa  800 mln
di Usd.
La consulenza negli States è
relazione con il cliente, lavoro di squadra, contatti frequenti. La volatilità
dei mercati non è un problema per l’investitore che, relazionandosi spesso, non
si trova ad avere doccie fredde. 
Questi incontri, possono servire a ridefinire
gli obiettivi, quanto spendere, quanto risparmiare ma, soprattutto, evitare di
vendere sui minimi.
La finanza comportamentale è
stata oggetto di discussione con il Prof. Legrenzi in un incontro di Swiss and
Global, società di Asset Management Svizzera.
Il Professore ha evidenziato il
panico che invade i risparmiatori quando leggono le notizie terrificanti
pubblicate sui media. Le scelte di investimento devono essere razionali e,
dalla sua esperienza sulla finanza comportamentale, ritiene che un cliente che
fa da sé nei suoi investimenti crea più danni che risultati positivi. 
Il
risparmiatore spesso dimentica perché risparmia e quali sono i suoi obiettivi.
Trova soddisfazione nel vincere ma con tempi troppo corti senza pensare
razionalmente ai veri problemi.
Mi sto ponendo questa domanda: come mai in Italia la consulenza non riesce ad espandersi e la ricchezza rimane presso pochi intermediari?
Questione di cultura finanziaria?
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LA CONSULENZA QUESTA SCONOSCIUTA

Pubblicità, offerte, tassi da
capogiro.
Che cosa scegliere? Come mai
questo pullulare di offerte?
Ieri un cliente mi parlava di
queste offerte, molto interessanti. Mi raccontava che quasi ogni giorno  una banca lo chiama per offrire una nuova
soluzione.


Eppure, a sentire dire, molti 
sono scontenti del trattamento ricevuto (dalla loro banca).

In effetti, circa il 96% del risparmio è detenuto dalle principali
banche; pochi, seppur scontenti, abbandonano l’Istituto con cui operano.
Mi è capitato di rileggere un
articolo del Sole 24 ore dello scorso 24 maggio in cui si evidenziava che una
buona parte della raccolta diretta delle
banche è caratterizzata da obbligazioni con un alto livello di illiquidità.
Questo per dire che molti
investimenti effettuati sono sconvenienti da smobilizzare e in molti casi anche
poco redditizi.
Ho domandato al mio cliente che
cosa ne pensava?
All’inizio era abbastanza
disorientato; dopo questo primo momento di confusione ha bisbigliato che le
banche, forse, sono disposte a raccogliere denaro a certe condizioni per non perdere quote di mercato e liquidità.
Un grande nome della finanza, Sir
Templeton, diceva: “Il mercato del toro
nasce nel pessimismo, cresce nello scetticismo, matura nell’ottimismo e muore
nell’euforia”.
Che cosa voglio dire:
Cari signori risparmiatori, il rendimento non è la panacea per i vostri
risparmi. 

Credo che una buona pianificazione dei risparmi, una saggia
diversificazione (non frammentazione), un metodo di investimento da perseguire, consapevolezza e un
buon consulente possa essere la migliore soluzione .

Verificare per credere.

Concludo:  “anche un viaggio di
mille miglia inizia sempre con un passo …”  
(Lao Tzu – Filosofo).

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