Quanto costa un’eredità per colpa della burocrazia

Massimo Espositi con un suo articolo sul Sole 24 Ore del 13 ottobre ha ben descritto la burocrazia per una pratica di successione.

Nei giorni scorsi è mancato un conoscente e gli eredi, con molta meraviglia sulle pratiche da espletare nella banca del genitore, mi domandavano suggerimenti in quanto tutti risiedevano in città diverse.

Alle volte bastano semplici accorgimenti per evitare questa burocrazia. Non sempre sono accompagnati da altrettanti adeguati consigli.

Per evitare disguidi, burocrazia, arrabbiature andate a leggerVi l’articolo:  http://ow.ly/f0dUL.

Non sempre serve un Trust oppure una Fiduciaria; esistono soluzioni meno dispendiose e semplici che tutelano anche gli eredi.

E’ utile far capire che il consulente si occupa della “vita finanziaria” del cliente, non solo di investimenti rischiosi e costosi!

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Quanto è importante la vostra sicurezza futura?

Nei giorni scorsi ho trascorso
una giornata di formazione sul tema “La
consulenza finanziaria fra prospettive e realtà”,
presso l’Università di Padova.

Stiamo vivendo in scenari
complessi, dove diventa sempre più importante la conoscenza del cliente, delle
sue esigenze e dei suoi obiettivi; conoscere le sue emozioni, le sue ansie,
il capitale umano inteso come attività svolta e i suoi redditi presenti
e futuri.
In questo contesto, dove il
welfare sta crollando, la necessità delle Casse previdenziali di aumentare le
riserve straordinarie e diminuire le pensioni diventa sempre più importante la
consulenza.
A tutto questo si aggiunge un “nuovo”
evento nella vita lavorativa di ciascuno: l’esodo anticipato dal lavoro.
Il tema della previdenza intesa
come momento della quiescenza dal lavoro è stato ripetutamente trattato ma,
ancora tutt’oggi, i tassi di adesione sono ancora bassi e la propensione al
risparmio, in questo momento difficile, sta diminuendo.
Dati Unioncamere evidenziano il
logoramento del reddito, dei risparmi delle famiglie ed anche l’inflazione, da
ormai tre anni, batte la crescita dei salari.
Diventa, quindi, importante, per
qualsiasi famiglia, incominciare a pianificare gli eventi prossimi certi ed
incerti che li può attendere.
La consulenza, il risparmio, come
risparmiare diventa il valore aggiunto di un advisor che propone e sceglie idee
per pianificare la ricchezza delle famiglie nel prossimo futuro.
La finanza personale è, dopo tutto,
personale. Un rapporto di fiducia tra cliente e consulente è fondamentale. E
una maggiore fiducia può nascere dalla maggiore comprensione dei servizi
offerti: ad esempio, è utile far capire che il consulente non si occupa solo di
investimenti rischiosi e costosi!
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Quello che non dicono n. 2

Ciao Alberto , proprio ieri parlavo con un
cliente di questa problematica . 
Lui nato nel 1980 , single , casa con mutuo , dipendente con 2500 euro di
reddito . 
Tu come affronteresti il problema ? 

Massimiliano Dagradi 

La richiesta di Max, che ringrazio, mi
permette di formulare una ipotesi concreta per un giovane laureato.
Per
correttezza non verranno indicati nomi di prodotti e soluzioni ipotizzate.
Per prima cosa il cliente non ci ha
informato di come ha disposto del suo Tfr.
Indipendentemente da questa decisione,
potrebbe sottoscrivere una formula previdenziale del tipo Fip/Pip, per una
somma annua di 5000,00 €.
Perché
questa scelta?
Tale versamento andrebbe a creare ogni
anno un beneficio fiscale di circa 1.200,00 €.
Considerata la giovane età del cliente,
programmerei inizialmente un versamento per dieci anni per un totale di
50.000,00. Non conoscendo personalmente il cliente non conosco i suoi progetti
futuri.
Tale investimento, che si potrà ritirare
solo al momento della quiescienza (o nei casi previsti dalla normativa che non
sto a riprendere), ha il pregio di essere tassato all’aliquota dell’11,00.
Importo
annuo
Numero
totale versamenti
Totale
versato
Aliquota

5.000,00
10

50.000,00
11,00%
Le motivazioni della scelta del versamento
solo per dieci anni consistono sul fatto che il cliente è giovane e può
lasciare quanto versato a maturare degli interessi.
Una formula che garantisse il tasso minimo
del 2%, alla fine dei versamenti dei dieci anni, garantirebbe una somma di €
55.342,00.
Tale somma, sempre al tasso del 2,00% per
ulteriori 25 anni (quindi all’età di 67 anni) ammonterebbe a € 90.794,00
(ripeto sempre al tasso del 2.00%)
Questa ipotesi, molto prudenziale è stata
effettuata al tasso del 2,00%, minimo garantito dalle soluzioni previdenziali.
Pertanto,  ci si augura che il rendimento sia superiore a
quanto preventivato.
Qualora il rendimento aumentasse anche di
un solo punto percentuale, il montante risulterebbe di € 121.965,00.
Se nel contempo si potesse utilizzare il
risparmio fiscale ottenuto, con la sottoscrizione di un fondo azionario, che
ammonterebbe ad un totale di €12.000,00 (€ 1.200,00 per anno) si aprirebbero
altri interessanti scenari.
Beneficio fiscale annuo
Versamento
Ipotesi tasso di crescita 4,00% dopo 37
anni
Ipotesi tasso di crescita 8,00% dopo 37
anni
€1.200,00
10 anni
€39.244,00
€ 124,244,00
 
Anche in questo caso i
versamenti verrebbero effettuati per soli 10 anni, a fronte degli introiti del
beneficio fiscale, e lasciati maturare gli utili nel tempo.
Vorrei precisare che i
tassi di crescita utilizzati nella seconda ipotesi sono solo rappresentativi;
è, comunque, importante la scelta di una soluzione che possa garantire una
crescita.
Quando
indicavo la necessità di preservare e ottimizzare i capitali intendevo proprio
questo. Da una parte i risparmi vengono utilizzati in formule “sicure” e
dall’altra l’ottimizzazione del risparmio fiscale con formule più aggressive.
Naturalmente, considerando
un tempo così lungo, si dovrà fare “manutenzione”
alle soluzioni scelte, soprattutto, nel secondo caso.
Il piano che ho
sviluppato, non conoscendo completamente il cliente, non conoscendo il suo
“patrimonio”, anche quello “umano” e, quindi, le sue potenziali di crescita
future può essere solo un inizio per gettare le basi.
Saranno sufficienti i
risparmi così accantonati? Sicuramente no, ma potranno, comunque, aiutare
l’investitore ad affrontare le esigenze future che difficilmente si potranno calcolare
in anticipo.
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Quello che non dicono sulla previdenza

Negli States soluzioni per il
“Retirement” non sono solo legate alle polizze ma ad un mix di investimenti;
nel mio recente viaggio a Chicago ho potuto approfondire alcune soluzioni..


L’argomento previdenza o pensione è tra i più importanti che un
consulente debba illustrare
ai propri clienti e, come “blogger”, anche a
tutti coloro che si vogliono informare. 

Non è un problema locale, ma di tutta la
popolazione che sta invecchiando. 
Non voglio entrare nel merito di
nessuna soluzione, se sia più o meno corretta, ma vorrei prendere in
considerazione alcuni punti fondamentali per la scelta. Come ho già detto
nell’articolo “Rivoluzione Consulenza”
dobbiamo smettere di considerare la soluzione migliore, di correre dietro alle
mode, a focalizzare le scelte su un numero o performance ma di ragionare sulle
proprie esigenze.
Chiudere gli occhi e fare come gli struzzi è la peggior soluzione.
Pertanto, scegliere di lasciare
il Tfr in azienda o convogliarlo presso una qualsiasi forma previdenziale deve
essere fatto nella piena conoscenza delle caratteristiche e delle norme che
regolano tali soluzioni; abbinare soluzioni diverse è sicuramente la soluzione
migliore e, naturalmente, più flessibile.
E’ importante sapere che la nostra pensione sarà sempre più magra, perchè  la rivalutazione dei nostri
contributi versati, sarà commisurata alla variazione media del Pil dell’ultimo
quinquennio.
Quanto inciderà questo nessuno lo
sa, perché gli enti erogatori non dicono
ai lavoratori l’esatta stima
della pensione, che ciascuno si può attendere.

Se andate a vedere le elaborazioni dei dati Istat ed Eurostat, sulla
media quinquennale del Pil, potrete accorgerVi, di come stiano andando le cose.
Confusione e poca informazione
sussiste anche sulle tassazioni
dei
fondi o piani previdenziali:
– i rendimenti sono tassati
all’aliquota dell’11,00% (tutte le soluzioni di investimento hanno una
tassazione del 20,00% tranne i titoli di stato ai quali viene applicata
l’aliquota del 12,50%).
Aliquota Fip/Pip
Aliquota titoli di Stato o equiparati
Aliquota azioni e obbligazioni corporate
11,00%
12,50%
20,00%
– i contributi, invece, sono
tassati ad una aliquota  max del 15,00% che può scendere fino ad
un minimo del 9,00% (l’aliquota
viene ridotta di una quota pari allo 0,30% per ogni anno eccedente il 15° anno
di partecipazione).
 Il Tfr lasciato in azienda, invece, è soggetto
ad una tassazione separata che viene
calcolata tenendo conto dell’aliquota
media che il lavoratore ha subito negli ultimi cinque anni ai fini della
tassazione Irpef.

Non dimentichiamoci, infine, che le formule
pensionistiche denominate Fip o Pip sono deducibili dal reddito fino ad
un max di € 5164,00. Ho sottolineato deducibili per distinguerle da quelle
forme che prevedono solo la detraibilità (importo max € 1.250,00 per anno circa
– detrazione 19%).
Pertanto,
qualche piccolo conto sarebbe opportuno farlo prima di scegliere o avere
preconcetti sbagliati perché, in molti casi, si tratta di cifre importanti.
Come
ho già ribadito in altri articoli, le perdite subite sono difficili da
rimarginare, abbiamo molti preconcetti da ricondurre ad una informazione poco
corretta, ma voglio sottolineare che, se l’esigenza pensione è un problema, si
possono trovare tante soluzioni.
Ad
esempio esistono alcuni strumenti finanziari che prevedono una gestione
bilanciata, con un ottica di medio periodo, e l’erogazione periodica di cedole.
Negli States queste formule vengono molto utilizzate per supportare la pensione detta “retirement”.
Alcune
soluzioni Statunitensi hanno dei cloni anche qui in Italia e possono essere
regolarmente sottoscritte dall’investitore italiano; tali soluzioni, però, non usufruiscono di agevolazioni fiscali.
Il
problema pensione è da ricondurre principalmente alle aspettative di vita; oggi
un 65/enne ha il 65% di probabilità di raggiungere gli 80 anni e il 24% di
superare i 90 anni.

L’inflazione,
che non viene pressochè considerata, ha un impatto notevole sulle future
rendite.

La
spesa medica, voce importante del budget del pensionato, è prevista in aumento
e tagli ulteriori sono possibili per il contenimento delle spese.
Si
necessita, quindi, di piani di copertura a supporto della pensione pubblica che
potrebbe essere ulteriormente ridotta anche a fronte di andamenti economici non
in linea con le normali previsioni di crescita.
Conservare il risparmio e massimizzare il
rendimento diventa una necessità.
Non
si tratta di sottoscrivere una soluzione, di cercare il prodotto migliore, ma
di pianificare in maniera corretta le spese future, gli obiettivi, gli
investimenti e, cercare di prevedere il futuro assegno.
Purtroppo, qualsiasi piano
intrapreso viene spesso interrotto nei momenti meno opportuni, un po’ per
scarsi risultati un po’ per eventi che intercorrono a fabbisogni extra di
denaro.
Cari
risparmiatori stiamo parlando del nostro futuro, non di qualcosa che non ci
interessa. E’ sicuramente vero che oggi è molto più difficile risparmiare, che
i giovani hanno retribuzioni basse tanto da non permettersi una previdenza
integrativa, ma se continuiamo a non pensarci avremo sicuramente un futuro da
poveri. 
Il problema, purtroppo, sussiste anche per chi avrebbe la possibilità
di risparmiare.
Un
semplice consiglio: incominciamo a fare un po’ di conti e a pianificare il
nostro prossimo futuro.
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Rivoluzione Consulenza

Si parla molto di consulenza e, forse, chi
opera sul settore da anni, l’ha sempre fatta.

Il mondo sta cambiando ed è corretto un
adeguamento del sistema, degli investitori, degli operatori ed anche dei mass
media.
E’ un passaggio obbligato verso un
adeguamento  non più con la “vendita” o collocamento di
soluzioni ma verso una corretta pianificazione degli investimenti.
Le domande più semplici vengono
dimenticate: Perchè risparmio? A che cosa mi servono le somme accantonate?
Incominciamo a domandarci quanto sarà la
nostra pensione o quanto ci servirà per vivere tra 10/15/20 anni. Quanto
costerà un corso universitario o una scuola privata?
I  continui confronti tra bot,
immobili, fondi e sicav non servono a nulla, se non a creare ancora più
confusione. Ancora, meglio una sicav o un etf?
Innanzitutto, che cosa cerca un
investitore?
Penso trasparenza, semplicità, correttezza
ed una ed una persona preparata; meglio se certificata.
La
soluzione migliore (prodotto) non esiste, come non esiste quella senza costi.
Parlare di consulenza, come sta
succedendo, con sistemi che attraggono un vasto pubblico non è una consulenza “personalizzata”, come definita dalla Mifid.
La
norma esplicita, precisamente, di “raccomandazioni personalizzate” e tali
devono essere.
Affermazioni gratuite e generalistiche su
prodotti specifici non servono a nulla.
La recente indagine pubblicata dalla
Consob ed effettuata dalla società Eurisko, già menzionata sul blog, deve
essere ben interpretata non solo nei numeri.
Uno dei punti evidenzia, che l’investitore
non percepisce quando riceve consulenza.
Innanzitutto,
la consulenza non è un prodotto, non è un numero, non è performance, non è
asset allocation.
Che cos’è allora la consulenza?
La consulenza è un insieme di aspetti:
fiscalità degli investimenti, un metodo per raggiungere degli obiettivi,
pianificare obiettivi ed esigenze, analizzare gli aspetti macroeconomici,
trovare delle soluzioni, analizzare come comperare una abitazione, scegliere un
etf od una sicav, perché utilizzo una polizza o qualsiasi altro investimento e
tanto altro ancora.
Consulenza è analisi degli investimenti
effettuati nel tempo, e, come succede per qualsiasi cosa, è anche manutenzione.
Non si tratta più di collocare un prodotto
ed aspettare la scadenza per valutare come andrà a finire.
Ogni risparmiatore ha esigenze diverse,
una storia diversa e in tale maniera si deve intendere la questione.
Purtroppo, e qui mi rifaccio all’indagine
della Consob/Eurisko, il mercato è ancora focalizzato sulle banche tradizionali
che, molto spesso, si celano dietro una consulenza che è solo appannaggio di
prodotti e, spesso, di raccolta diretta.
Qui non si tratta di essere il “migliore”
ma di dare consigli adeguati ed
appropriati
, come stabilito dalla Mifid che viene spesso dimenticata e
criticata.
Si tratta, anche, di valutare “il rischio”
dei propri investimenti e la corretta diversificazione.
L’investitore è frastornato dalle mille
perdite, dai tanti bond in default, ed ha difficoltà ad apprezzare ma,
soprattutto, a distinguere queste “nuove” figure professionali.
Ricordatevi che ogni decisione non presa, ogni
ritardo, è un danno per i vostri risparmi; esistono opportunità tutti i giorni
basta saperle cogliere.
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Intermediari e famiglie – La consulenza – Relazione Annuale Consob

Dalla relazione annuale della Consob, relativamente al rapporto intermediari e famiglie e il servizio di consulenza, emergono i seguenti dati.


La famiglia italiana detiene prevalentemente i suoi investimenti in depositi, risparmio postale e titoli di Stato. Detto ciò la diversificazione dei portafogli risulta spesso inesistente.

Le evidenze sul servizio di consulenza ne confermano la scarsa diffusione presso gli investitori retail. 
In particolare rimane bassa la quota di famiglie che ricevono proposte di investimento personalizzate dal proprio consulente finanziario.
Sulla base dei dati della GfK Eurisko, a dicembre 2011 la percentuale di investitori retail che ricevono proposte di investimento personalizzate e riferite a uno specifico strumento finanziario (cosiddetta ‘consulenza Mifid’) si attestava intorno all’8 per cento circa, valore sostanzialmente stabile rispetto a quello rilevato a fine 2010 e inferiore al dato del 2008, successivo al default di Lehman, quando aveva raggiunto il 10 per cento circa (Fig. 93). È rimasta stabile, al 49 per cento circa, la quota di famiglie che dichiarano di avere un consulente di fiducia dal quale, tuttavia,  non ricevono proposte di investimento (‘consulenza passiva’). La cosiddetta ‘consulenza generica’, corrispondente a proposte di investimento che non si riferiscono a uno specifico strumento finanziario, è risultata in lieve riduzione (16,9 per cento a dicembre 2011 contro 17,8 per cento a dicembre 2010). Infine rimane stabile al 25 per cento la percentuale di investitori retail che dichiarano di decidere senza alcun supporto da parte degli intermediari finanziari (‘nessuna consulenza’). Le famiglie che ricevono proposte di investimento su iniziativa dell’intermediario rappresentano il 40 per cento circa sul totale delle famiglie che ricevono servizi di consulenza Mifid; solo il 4 per cento dichiara di ricevere una proposta di nvestimento a seguito di una sua specifica richiesta; il 56 per cento circa non ricorda oppure non risponde.
Il servizio di consulenza Mifid è ancora inesistente e, prevale, una tipologia di consulenza definita “generica” o “passiva”.  Spesso non si riesce a distinguere le modalità con la quale ricevono il servizio. 
La scarsa diffusione del servizio di consulenza è spiegato da vari fattori, tra i quali il livello di istruzione (inteso come proxy del livello di educazione finanziaria), la percezione di conflitti di interesse e il grado di soddisfazione per il servizio ricevuto giocano un ruolo importante.

Una maggiore istruzione si associa a una maggiore propensione a detenere strumenti rischiosi e a investire con il supporto di un intermediario (Fig. 95). La distribuzione delle famiglie per tipologia di consulenza e grado di istruzione pone in luce che la percentuale di investitori retail che usufruiscono del servizio di consulenza Mifid è maggiore per i soggetti laureati (15 per cento circa a dicembre 2011 e a dicembre 2007) rispetto ai soggetti con titolo di studio inferiore (8 per cento alla fine del 2011, in calo di quasi 2 punti percentuali rispetto al 2007).
Rispetto al 2010 è cresciuta la quota di famiglie che ricevono il servizio di consulenza Mifid e che percepiscono conflitti di interesse (19 per cento a dicembre 2011 contro il 14 per cento circa a dicembre 2010), così come continua ad aumentare la percentuale di investitori che dichiarano un basso livello di soddisfazione per il servizio di consulenza Mifid (dal 16 al 27 per cento; Fig. 96).
Il fatto che gli investitori dichiarino un basso livello di soddisfazione, a mio avviso, consiste anche nel fatto che spesso non ne riescano a distinguere le modalità con cui ricevono questo servizio. La strada da fare è ancora molta; ripeto spesso che  “anche un viaggio di mille miglia inizia sempre con un passo… “.
Questo per dire che se mai mi affido a chi ha intrapreso il “viaggio” della consulenza mai potrò percepirne i benefici.

Fonte: relazione annuale Consob – Elaborazione dati Gfk Eurisko su un campione di circa 2500 famiglie italiane.

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Road to Chicago – quarta puntata

Le raccomandazioni di Morningstar – Dario Castagna

Dario Castagna, CFA, italiano, insediatosi stabilmente a Chicago, appartiene al team di “Investment Consultant”.

In italia è ben conosciuto per la sua presenza all’IT Forum di Rimini .
Quanto andremo a relazionare non è sicuramente una novità; ma il problema consiste sul fatto che spesso viene dimenticato o poco applicato.
In un contesto sempre più globalizzato solo il 13% degli investimenti obbligazionari è al di fuori dell’Europa. Il peso di quest’ultima, nel contesto obbligazionario globale, è del 32% mentre gli investitori Italiani sovrappesano questa asset class di più del doppio (87%).
I vantaggi di una diversificazione sono riconducibili ai diversi fattore quali “business cycles” delle aree geografiche, all’ampiamento dell’universo di investimento, ai diversi rendimenti, ai cambiamenti politici e, per ultimo, ai tassi di cambio.
In sintesi si raccomanda di riconsiderare l’esposizione internazionale dei portafogli degli investitori con un’esposizione anche verso i mercati del debito emergente (i proventi potrebbero prevenire dall’azionario). 
Con l’avanzare dell’età dei clienti, si consiglia di diminuire l’esposizione alle valute estere e si aumenta quella verso i titoli indicizzati all’inflazione e al settore immobiliare.
Si consiglia di usare un benchmark di riferimento perchè rappresenta l’universo d’investimento, si evolve nel tempo con il mercato, fornisce dettagli sui fattori di rischio, informano i clienti sugli obiettivi di investimento e, permettono di separare l’Alpha da Beta. 
Detto questo, dalle analisi sul database di Morningstar, si evince che un fondo obbligazionario medio ha oltre 200 titoli in portafoglio.
Oltre l’80% dei fondi utilizza strumenti finanziari di tipo derivatizio a supporto dell’attività tradizionale e di protezione.
Infine, nella scelta delle strategie obbligazionari non si può più prescindere dall’analisi qualitativa del manager.
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Road to Chicago – terza puntata

Incontro con Lindsey – Director of Marketing in
Morningstar.
Ci parla del consulente
statunitense e del rapporto di Morningstar con gli advisor.

Conosciamo Morningstar come una
società che da il rating a fondi e sicav. Ma, in effetti, il business è molto vario
e complesso.

Negli Stati Uniti  il consulente
gestisce oltre il 60% delle masse;  in
Italia, invece, solo il 7/8%.
In Italia il mercato è, ancora,
in mano delle grandi Istituzioni bancarie.
Viene spontanea una domanda: come
mai?
Non esiste una risposta precisa;
di sicuro la figura del promotore finanziario viene abbinata a quello di un venditore e non di una persona
professionalmente preparata a capire le esigenze del risparmiatore.
Inoltre, negli States, è appurato che i consigli di un advisor valgono il denaro
pagato dai risparmiatori
.
Questo non viene, ancora,
percepito dal risparmiatore italiano che guarda molto ad investimenti a breve
termine, lasciandosi sfuggire molte opportunità.
Uno dei motivi consiste nel fatto
che “i figli del baby boom” statunitensi  non hanno il sostegno del welfare e devono,
perciò, arrangiarsi. I loro obiettivi non
sono, quindi, di breve termine ma di lungo termine.
In effetti, dagli studi della
Banca d’Italia negli “Occasional Paper”,
emerge che i patrimoni degli investitori italiani risultano poco diversificati;
inoltre, vengono sottoscritti molti prodotti illiquidi.
Questa professione è un mestiere di fiducia; di consigli, di
soluzioni di investimento, non di  vendita di prodotti.
Qualcosa sta comunque cambiando
anche da noi; sistemi di welfare in peggioramento, gap previdenziale in aumento
ed età pensionistica maggiore.
Come poter ottenere una buona
consulenza?
Serve pianificare gli obiettivi,
non farsi prendere dal panico e, soprattutto, non essere irrazionali; negli
investimenti ci vuole metodo e professionalità.
Tutto questo è possibile con una
figura professionale che conosce i mercati, le soluzioni di investimento ed
abbia dimestichezza  nella relazione.
Come spesso dice il mio collega
Walter, “in finanza non ci sono pasti gratis”.
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Road to Chicago – seconda puntata

Un momento importante del mio recente viaggio a Chicago è stato l’intervento di Michael Hasenstab al Mic 2012. 
Riporto la sintesi dell’intervento.  


La crisi c’è, ma niente panico

Secondo Michael Hasenstab la realtà non è così brutta come viene dipinta: Europa e Cina non crolleranno. Opportunità negli emergenti.
È arrivato il momento di farsi prendere dal panico? Considerando gli ormai abituali toni della stampa, non proprio positivi sulla situazione europea, la costante paura di un hard landing in Cina e i rendimenti ostinatamente bassi offerti dai mercati, sembrerebbe quasi logico che la risposta dell’investitore medio sia positiva. Un barlume di speranza arriva da Michael Hasenstab, co-gestore del fondo Templeton Global Bond (a cui è assegnato un Morningstar Analyst Rating pari a Silver), nominato da Morningstar miglior gestore obbligazionario degli Stati Uniti nel 2010. 
Secondo Hasenstab, intervenuto la settimana scorsa alla Morningstar Investment Conference di Chicago, questo punto di vista è troppo miope. In sostanza, il gestore di Franklin Templeton ha affermato che ad oggi ci sono due veri game-changer, ovvero due pericoli che possono far cambiare la situazione in negativo. Il primo sarebbe un improvviso calo del tasso di crescita della Cina, mentre il secondo, che è molto più complesso, sarebbe un’esplosione della zona euro. Sono le probabilità che questi scenari si compino che dovrebbero determinare se è il momento di farsi prendere dal panico.
L’Europa non crollerà e l’Italia è promossa
“La Grecia è fiscalmente terminale”, ha detto Hasenstab ai quasi 2 mila partecipanti presenti alla conferenza. “Il suo debito è così vasto che ci vorrebbe davvero un miracolo”. Il manager ha infatti sottolineato che le misure di austerità attuate in Grecia dall’inizio della crisi finanziaria hanno avuto il solo risultato di portare il rapporto debito-Pil dal 180% al 150%. Davvero troppo poco. Ma per quanto la situazione ellenica possa apparire cupa, Hasenstab non crede che Atene possa trascinare con sé il resto d’Europa. Il gestore ha poi parlato di alcune delle misure adottate da altri due Paesi che sono nell’occhio del ciclone finanziario: Italia e Spagna. I problemi in Italia, ha affermato, erano più di natura sociale, in particolare si trattava di inefficienze nella struttura del mondo del lavoro; ma il governo italiano ha preso e sta prendendo “misure fondamentali” per una riforma in questo senso. Hasenstab ha anche sottolineato che durante la crisi finanziaria, il rapporto debito-Pil in Italia non è aumentato, rimanendo attorno al 100%, in netto contrasto con Spagna e Grecia, che hanno visto i loro livelli di indebitamento salire alle stelle. Questo, ha detto Hasenstab, dimostra la responsabilità fiscale in Italia. Allo stesso modo, Hasenstab ha detto che la Spagna ha compiuto passi importanti per il proprio settore bancario, attraverso la ricapitalizzazione. “Certo, con tre anni di ritardo, ma meglio tardi che mai”, ha commentato. Inoltre, secondo Hasenstab la crisi europea potrebbe essere vista anche come “una benedizione sotto mentite spoglie”, in quanto ha costretto i governi del Vecchio continente a rimboccarsi le maniche. “Abbiamo visto l’Ue cominciare a discutere di un piano di unione fiscale, che è in definitiva il presupposto necessario per la sopravvivenza dell’euro. Insomma, le inefficienze strutturali vengono affrontate”, ha commentato il 27/06/12 gestore, sottolineamdo che negli Stati Uniti, che non hanno dovuto affrontare una crisi della stessa entità, non si stanno prendendo misure analoghe per rivedere le finanze in difficoltà.
Non ci sarà un hard landing in Cina
Per quanto riguarda la Cina, Hasenstab pensa che ci possano essere due possibili scenari che potrebbero portare ad un hard landing: un grave errore da parte del governo o una crisi bancaria. Tuttavia, egli crede che nessuno dei due sia probabile. Sul fronte politico, la Cina ha adottato vari provvedimenti al fine di allentare le restrizioni monetarie e incoraggiare la crescita economica. Per quanto riguarda una possibile crisi bancaria, se
ciò dovesse accadere, il Paese può utilizzare i suoi 3 mila miliardi di dollari in riserve per ricapitalizzare le banche, il che è in sostanza “una polizza assicurativa molto forte”. La Cina si trova nel bel mezzo di un grande cambiamento demografico, ha detto Hasenstab. La politica del figlio unico sta cominciando ad incidere sulla forza lavoro, portando ad una carenza di giovani lavoratori qualificati. Questo provoca una pressione al rialzo sui salari, che potrebbe sembrare un fattore negativo per la competitività della Cina sul mercato globale, ma in realtà un aumento dei salari ha anche il vantaggio di condurre a un aumento dei consumi interni.

Uno sguardo ai mercati emergenti
In sostanza, Hasenstab ritiene che la ristrutturazione della zona euro sarà “disordinata  ma non sarà l’armageddon” e che la Cina dovrebbe comodamente transitare verso un tasso di crescita del 6-7% invece del 10%, attraverso un soft landing e non un hard landing; perciò ora non è il momento di farsi prendere dal panico. Mantenere i nervi saldi è quindi il primo passo, ma qual è il secondo? “Guardare i mercati emergenti”, ha affermato Hasenstab. “Alcuni dei migliori investimenti di credito si trovano ora nei paesi in via di sviluppo. Mentre prima si guardava ai Treasuries Usa o ai Gilts britannici per ridurre il rischio di portafoglio, e si considerava il debito dei mercati emergenti come un investimento più rischioso, adesso la situazione si è capovolta”. Non a caso, ad oggi, il rapporto debito-Pil nei mercati emergenti è in media inferiore al 40%, mentre nei paesi sviluppati supera il 100%. Il gestore di Templeton cita come esempi Malesia, Indonesia e Singapore. “Paesi poco indebitati, che crescono e non stampano moneta”. In generale, conclude Hasenstab, la chiave per non farsi prendere dal panico è avere una visione a lungo termine. “Più facile a dirsi che a farsi”, ha però ammesso. 
Fonte Morningstar 
Christian Charest & Holly Cook  27-06-12

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Road to Chicago – prima puntata

Sono in volo per Chicago, per
partecipare al meeting annuale di Morningstar, e, sfogliando il Corriere, la
mia vista viene attratta da un articolo che tratta dei prestiti perpetui e la sospensione
delle cedole.

Circa la rischiosità di questa tipologia
di obbligazioni ho già trattato più
volte e, volendo, è possibile andare a rileggersi i post pubblicati sul blog.
L’articolo, scritto da Federico
De Rosa sul Corriere del giorno 19 giugno u.s., evidenzia, appunto, offerte
obbligazionarie rivolte ai risparmiatori, molto spesso ignari, ma attratti da
un rendimento particolare.
Ebbene, a fronte di particolari
cedole non si comprende il rischio del sottostante; l’investitore si accorge così
di aver perso molto dall’investimento oppure
non gli vengono erogate le periodiche cedole in quanto esiste la facoltà di
sospenderle.
Sono alcuni dei tanti casi che
possono capitare; quello che forse l’investitore non vuole e non intende
percepire è che rendimenti particolarmente interessanti possono celare insidie.
Nella mia permanenza a Chicago, ho
potuto conoscere alcune indagini svolte da Morningstar; si evidenzia la scarsa
diversificazione degli investimenti, concentrata su pochi o, in qualche caso, su
un unico emittente. Allo stesso tempo viene fatta anche una raccomandazione: non diversificare troppo.
Che cosa cerca l’investitore?
Un rapporto fiduciario improntato sulla semplicità e sulla relazione.
Fatto ne sia, che le indagini
svolte, evidenziano che i portafogli gestiti da consulenti siano più
efficienti.
Voglio fare una precisazione sull’efficienza;
questo non vuol dire che non si possano avere delle perdite. Le eventuali
perdite, sono in molti casi, relative al momento e, comunque, molto inferiori
agli indici o benchmark di riferimento.
Altro elemento molto poco considerato
è l’inflazione. Poco conosciuti e
utilizzati gli investimenti legati a questa indicizzazione. Infine, nell’ambito
della diversificazione, l’esposizione internazionale è poco considerata.
Detto ciò si aggiungono aspetti
comportamentali dell’investitore; tende ad acquistare gli strumenti finanziari sbagliando
timing di entrata ed uscita. Ne consegue che i ritorni sono molto inferiori
alle performance anche perché tende a smobilizzare l’investimento nei momenti
peggiori.
Un consiglio: non guardate troppo al breve termine e pianificate i vostri investimenti.
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