Un articolo comparso ieri sul Sole 24 Ore a nome di Andrea Camporese, di cui l’autore è il Presidente Adepp (associazione degli enti previdenziali privati) evidenzia aspetti molto importanti per le future pensioni.
“il rischio di trovarsi di fronte a una società composta da professionisti con pensioni inadeguate, scarsa copertura sanitaria statale ed età molto avanzata è reale e grave.”
Le proiezioni attuariali, gli studi più accreditati e gli stessi dati forniti dal Ministero del Lavoro convergono a formare uno scenario, nei futuri decenni, che ci obbliga, sul piano morale e istituzionale ad una riflessione profonda.
L’attesa di vita aumenta di alcuni mesi ogni anno e arriverà presto a superare la quota media di 85 anni.
Sul lungo periodo ci saranno problemi di sanità pubblica che non sarà in grado di soddisfare le prestazioni verso i non autosufficienti.
Obbligazioni: opportunità e insidie
In questi giorni molta pubblicità ha rivolto l’attenzione ad una obbligazione con il 5% di rendimento lordo annuo.
La tentazione è forte per il piccolo risparmiatore che, frastornato dalle crisi e dall’instabilità dei mercati, cerca disperatamente rendimento e sicurezza.
Attenzione, però, che certi investimenti non sono immuni da rischio. In particolare il titolo in questiore è del tipo lower tier II.
Che cosa significa?
In sintesi è un titolo subordinato, come indicato in pubblicità, che in caso di insolvenza dell’emittente, i possessori di questa tipologia di bond, verrebbero liquidati solo dopo i titoli di debito senior. Potrebbero, inoltre, in caso di stress finanziario vedersi sospese le cedole.
Se le ipotesi elencate fossero poco probabili, i sottoscrittori dovrebbero preoccuparsi della volatilità dell’obbligazione. Trattasi di un titolo con una durata decennale che espone, comunque, al rischio tassi.
Stranezze
Le indicazioni rialziste non mancano, ma da un punto di vista quantitativo i gestori risultano ancora negativi e detengono posizioni conservative e di sottopeso nei loro portafogli azionari per una pausa di metà ciclo.
Storicamente questi sondaggi hanno evidenziato che proprio quando i gestori sono negativi e ‘sottopesati’ i mercati tendono a muoversi al rialzo.
In particolare i dati quantitativi rilevati sull’indice S&P500 sembrano proiettare il mercato americano nei prossimi dodici mesi verso nuovi rialzi.
Qual è il momento giusto per investire?
Il metodo “Dollar Cost Averaging Plan”
Definizione
Il regolamento della Banca d’Italia definisce così il Piano d’Accumulo Capitale (PAC):
“servizio di investimento che consente di investire periodicamente (ogni mese, due, tre, ecc.) somme di denaro, anche piccole, in titoli di stato, obbligazioni e/o azioni mediante l’acquisto di quote di fondi comuni d’investimento”.
Qual è il momento giusto per investire?
Comprare agli attuali prezzi di Borsa o aspettare nel timore di correzioni? Una soluzione per questi momenti di incertezza sono i Piani di Accumulo, in sigla Pac.
L’acquisto mensile di quote di fondi permette di mediare i prezzi, perché si compera sia nei momenti di rialzo che in quelli di ribasso. Si riduce anche la rischiosità complessiva dell’investimento.
Alcune indagini dimostrano che, in periodi di turbolenze, si registra mediamente un incremento di rendimento.
“Il dilemma di fare o non fare rischia di ingessare le scelte degli investitori facendogli perdere delle opportunità. Una soluzione che mette d’accordo un po’ tutti esiste: ricorrere ai piani di accumulo.”
Oltre alla riduzione significativa della volatilità, grazie al meccanismo di acquisto sistematico delle quote mensili, che permette di mediare il prezzo, con il Pac si registra anche un notevole incremento dei rendimenti.
I ripetuti, profondi ribassi degli scorsi anni hanno indotto molte persone ad abbandonare i Pac avviati, rinnegando la fedeltà ai meccanismi di guadagno. E’ stata una buona scelta?
I vantaggi fiscali con i prodotti previdenziali
Come investire per la propria pensione?
Seneca
L.A. Seneca
Se dovesse parlare dei suoi investimenti …
La ricerca è stata condotta da Eurisko per conto di Assoreti su un campione di investitori tra 30 e 60 anni.
Sono emerse delle indicazioni molto interessanti e, per contro, anche molto allarmanti.
Già da tempo, soprattutto dopo l’avvento della mifid, mi sto accorgendo che gli investitori non conoscono bene la struttura dei propri investimenti e continuano a ritenere essenziale solo il rendimento.
Sono stati posti i seguenti quesiti:
Se dovesse parlare dei suoi investimenti, saprebbe indicare bene/abbastanza bene:
– il grado di rischio;
– il rendimento/guadagno atteso;
– la durata ottimale affinchè sia efficace;
– la ripartizione per tipologia di investimenti e mercati (asset allocation).
Quali sono state le risposte?
Soltanto il 42% degli intervistati è consapevole del grado di rischio degli investimenti che ha fatto, e la percentuale di quanti conoscono l’asset allocation scende addirittura al 27%. Ancora, solo il 39% conosce il rendimento/guadagno atteso e il 36% la durata ottimale affinchè la soluzione di investimento sia ottimale.
Infine, solo il 50% degli intervistati ritiene importante fornire informazioni sugli obiettivi, propensione al rischio e prodotti già in portafoglio.