Anno nuovo – tempo di previsioni

I giornali di questi giorni si sbizzarriscono a fare previsioni.

Previsioni astrologiche, politiche e … di mercati.

Cosa ci aspetta in questo 2011?

Obbligazioni oppure azioni?

Il messaggio comune è quello di privilegiare il comparto equity (o azionario).

Ma se queste previsioni risultassero sbagliate?

La prudenza nell’asset allocation è sempre d’obbligo; con il Vostro consulente create un’asset appropriata al Vostro profilo di rischio.

Pianificate le Vostre esigenze immediate e future.

Ribilanciate il portafoglio con la frequenza che ritenete opportuna.

Qualche piccola scommessa non guasta; ma ricordiamoci che tutte le uova nello stesso paniere non è cosa buona.

A disposizione per qualsiasi esigenza.

La pensione sale a quota 96-97

Molti si saranno domandati cosa significa.

Il nuovo anno ci ha portato delle novità sul fronte pensioni.

Per accedere alla pensione di anzianità sarà necessario raggiungere la quota 96-97.

In pratica un lavoratore dipendente dovrà sommare l’età anagrafica e l’anzianità lavorativa; tenendo presente che non si potrà andare in pensione con meno di 60 anni. Quindi si potrà andare in pensione con 60 anni di età e almeno 36 anni di contributi oppure con 61 anni d 35 anni di contributi.

Per i lavoratori autonomi, invece, la quota dovrà essere pari a 97. L’età non potrà essere inferiore a 61 anni e almeno 36 anni di contributi.

Immobili e portafogli finanziari

La natura dei due investimenti è talmente diversa che non sarebbe corretto un raffronto.
L’investimento immobiliare e quello finanziario sono differenti per rischio, liquidità, costi, durata ed altro.
Purtroppo, si legge molto spesso confronti che sono fuorvianti visto che non possono tenere conto di componenti fondamentali dell’investimento immobiliare quali i costi di mauntenzione ordinaria e straordinaria, la tassazione, il rischio mancata locazione, il rischio insolvenza dell’inquilino unito a quello di non riuscire a tornare in possesso dell’immobile in tempi brevi.
Questi elementi pesano tantissimo sull’investimento immobiliare e sono difficilmente calcolabili senza una seria e attenta analisi finanziaria.
Da non sottovalutare anche il tipo di immobile, la sua locazione e i possibili interventi di riqualificazione dell’area di pertinenza.

In sintesi gli elementi essenziali saranno:

·       MANCATA LOCAZIONE
·       INSOLVENZA DELL’INQUILINO
·       ASPETTI BUROCRATICI PER LIBERARE L’IMMOBILE
·       COSTI DI ORDINARIA E STRAORDINARIA AMMINISTRAZIONE
·       VETUSTA’
·       LE IMPOSTE PATRIMONIALI
·       LA TIPOLOGIA
·        LA ZONA

Per contro, un portafoglio obbligazionario ben diversificato, presenta meno rischi, è più facilmente liquidabile, e, almeno ad oggi, presenta una tassazione di ben lunga vantaggiosa.

Studio BankItalia

“Le scelte previdenziali nell’indagine sui bilanci delle famiglie della Banca D’Italia” realizzato da Giuseppe Cappelletti e Giovanni Guazzarotti.

“Il lavoro esamina le scelte previdenziali delle famiglie italiane utilizzando i dati dell’indagine sui bilanci delle famiglie della Banca d’Italia sul 2008.
L’analisi si concentra sull’adeguatezza della ricchezza pensionistica delle famiglie, il grado di conoscenza delle regole previdenziali, le determinanti della scelta di aderire alla previdenza complementare e la propensione dei lavoratori a convertire in rendita la propria ricchezza al momento del pensionamento.
I risultati indicano che la ricchezza pensionistica risulta inadeguata per settori significativi della popolazione italiana.
Tra i lavoratori vi è inoltre una scarsa conoscenza delle regole della previdenza complementare, nonché una bassa consapevolezza della propria situazione pensionistica. Questi risultati confermano la necessità di potenziare l’opera di informazione al fine di promuovere il risparmio previdenziale. L’analisi mostra, tuttavia, che tali interventi potrebbero essere inefficaci per i molti lavoratori che appartengono alle classi di reddito più basse e che non hanno la possibilità di aumentare il proprio risparmio”.

Nelle stime della Ragioneria dello Stato un lavoratore che nel 2010 avesse raggiunto una pensione pari a circa il 70% della propria retribuzione nel 2040 vedrà ridotta la precentuale al 52% a parità di anni di contribuzione.

Possiamo sperare nella previdenza complementare?

I dati rinvenienti dallo stesso studio evidenziano che solo il 20% degli occupati hanno aderito ai fondi pensione per avere un trattamento integrativo. 
 

Fonte: Occasional Papers n. 77 – Banca d’Italia

riproduzione riservata
Occasional Papers

Quanto occorre risparmiare per mandare i figli all’università?

Quanto devono risparmiare i genitori per mandare i loro figli all’università ?  Saperlo in anticipo può aiutare ad accantonare per tempo i capitali necessari.

Il punto focale è quello di conoscere quanto costeranno gli studi universitare tra dieci o quindici anni.
La società Epheso ha stimato che un corso quinquennale di laurea presso una Università pubblica venga a costare € 35.000,00 e presso una Università privata intorno ai 115.000,00 €.
Il calcolo tiene costo di un insieme di costi (iscrizione, retta, libri etc) ma anche delle spese per il mantenimento (trasporti, alloggio, vitto) e dell’inflazione.

Per rispondere alla domanda bisogna fare un piccolo e semplice calcolo: sottrarre 18/19 all’età attuale del figlio; dividere il costo dell’Università scelta per il risultato della precedente sottrazione.
Il risultato sarà la cifra annua che si dovrà risparmiare.

Non si tiene conto di eventuali rivalutazioni o rendimenti annui dei risparmi.

Per ottimizzare i risparmi si potranno scegliere molteplici soluzioni da quelle finanziarie a quelle assicurative.

Minusvalenze e capital gain

Il 31 dicembre 2010 scadrà la possibilità di recuperare eventuali minusvalenze realizzate per operazioni messe in atto fino al 31 dicembre 2006.
In pratica se ho 1.000 euro di perdite realizzate nel 2006 ho tempo poche settimane per compensarle con eventuali guadagni su operazioni evidentemente chiuse. Se liquido in queste settimane le operazioni in guadagno potrò sfruttare il credito d’imposta mentre passata la scadenza mi verrà applicata la ritenuta del 12,5% sul capital gain salvo evidentemente che non abbia un altro credito da sfruttare per altre minusvalenze realizzate negli anni successivi.

La normativa in materia è veramente molto contorta e mi sembra necessario cercare di fare un po’ di chiarezza visto che sono numerosi i risparmiatori e clienti che pongono domande su questi argomenti.
La ritenuta sui guadagni finanziari è del 12,5% ed è fra le più basse in Europa; il risparmiatore italiano, però, si trova di fronte a un sistema fiscale labirintico che in moltissimi casi di fatto non consente di recuperare le perdite pregresse.
veramente “diabolico” è il fatto che ciascun strumento finanziario segue una logica diversa talvolta
difficilmente comprensibile persino per la maggior parte dei commercialisti.

In sintesi le minusvalenze sulle azioni si possono recuperare con le plusvalenze sulle azioni: Italiane
o estere.
I fondi d’investimento italiani sono tassati alla fonte e quindi di fatto non consentono alcun recupero. Diverso è il discorso sulle sicav (i fondi esteri) dove è possibile ottenere un recupero delle minusvalenze ma solo se le plusvalenze vengono effettuate non con sicav ma con titoli. Salvo compensare minusvalenze e plusvalenze operando sempre con la stessa sicav e non uscendo mai, operando con switch infiniti.
Sugli Etf non si recupera quasi nulla vista la tassazione “infame” concepita dai nostri fini legislatori mentre invece sugli Etc (quelli con sottostante materie prime) è possibile compensare le perdite, essendo trattati come delle azioni estere.
Sulle obbligazioni ai fini del capital gain (e anche per gli Etf) occorre distinguere fra redditi “diversi” e redditi “da capitale”.
Un vero guazzabuglio, insomma.
Riproduzione Riservata
Fonte: money Report

Già il termine dei 5 anni per recuperare le perdite realizzate può essere discutibile ma quello che è

IL CALO DELLA FIDUCIA DEL RISPARMIATORE

Dalla bolla internet allo scandolo Madoff i risparmiatori recriminano le promesse non mantenute.
I maggiori default, che hanno colpito i portafogli, sono avvenuti nel comparto obbligazionario. Quel comparto da molti conosciuto come “redditizio” e poco rischioso. Ma dal “Bot people” ad oggi l’evoluzione è stata notevole.
Oggi si parla di obbligazioni subordinate, cartolarizzate ed high yield; spesso senza conoscerne esattamente il contenuto e le modalità.
La crisi finanziaria e le condizioni congiunturali negative hanno spinto le famiglie italiane a sostituire i prodotti finanziari più rischiosi (azioni, obbligazioni, risparmio gestito e polizze finanziarie) con strumenti più liquidi e sicuri.
Gli investitori italiani (Elaborazioni su dati Gfk Eurisko) detengono portafogli poco diversificati e in forma di risparmio amministrato. I dati di sondaggio indicano infatti che le obbligazioni bancarie (incluse quelle di emittenti esteri) e le polizze finanziarie sono gli strumenti più diffusi dopo i depositi e i titoli di Stato italiani.
La ridotta diversificazione di portafoglio sembra anche correlata con la scarsa diffusione dei servizi di consulenza ad alto valore aggiunto: i dati relativi a un campione rappresentativo di famiglie italiane forniscono evidenza in tal senso e mostrano che i portafogli più diversificati e meno concentrati su depositi e titoli di Stato appartengono alle famiglie assistite da consulenti.
Tale fenomeno discende dalle caratteristiche dell’industria dell’intermediazione mobiliare italiana, e da un lato strutturalmente orientata verso l’attività distributiva e la prestazione di servizi di investimento a basso valore aggiunto per la clientela (quali il collocamento, la negoziazione e la raccolta ordini), dall’altro incentrata sulla definizione di politiche di offerta connotate da una forte ristrettezza dello spettro di prodotti e servizi di investimento, coincidenti normalmente con quelli emessi o “assemblati” all’interno del gruppo di appartenenza del collocatore/distributore.
Questo modello di business, improntato alla prevalenza di logiche di gruppo, ha rafforzato il ruolo della rete distributiva, anche con riferimento alla “costruzione” di prodotti che garantiscono schemi remunerativi sufficientemente incentivanti per i collocatori.
Fattori di contesto esterno
• Modelli di business degli intermediari fortemente orientati alla distribuzione
• Rilevante ruolo del retail nel finanziamento della raccolta diretta del sistema bancario
• Scarsa diffusione e basso valore aggiunto dei servizi di consulenza
• Crisi del risparmio gestito
• Debolezza del mercato immobiliare e approssimarsi delle scadenze dei fondi immobiliari
Impatto sugli investitori retail
• Scarsa diversificazione di portafoglio
• Elevata incidenza sulla ricchezza finanziaria di prodotti complessi e illiquidi
• Difficoltà di smobilizzo degli investimenti in fondi immobiliari.
Riproduzione riservata
Fonte: piano  strategico 2010-2012 Consob

Fondi mutanti

Fondi mutanti è il nome comparso sulla prima pagina del supplemento Plus di sabato.
Molti gli spunti interessanti ma effettuerei alcune sottolineature.
13,69% e 7,30%
Sembrano due rendimenti ma sono rispettivamente la deviazione standard di due sicav.
La prima è una sicav obbligazionaria globale della casa di gestione Templeton, la seconda una sicav bilanciata molto conosciuta e di gran successo “patrimoine” della francese Carmignac (dati Morningstar).
Innanzitutto, come si evince, il fondo obbligazionario ha una deviazione standard pressochè doppia rispetto al fondo bilanciato.
I nostri investitori non sono abituati a chiederne il motivo; semmai chiedono il rendimento ed effettuano le scelte in base a quello.
Fermo restando che permangono due buoni investimenti, ma con rischi diversi, che possono essere inseriti in un portafoglio bilanciato (facendo attenzione al proprio profilo di rischio dichiarato con la Mifid) sarà sempre più importante effettuare una attenta analisi del rischio complessivo degli investimenti.
Pertanto, in un mercato difficile e di fondi mutanti, risulterà necessario conoscere i propri investimenti ma anche il rischio complessivo all’interno del proprio portafoglio.
Attenzione, quindi, non risulterà solo importante chiedere quanto rende un investimento ma anche la sua deviazione standard.
Purtroppo, i successi si fanno solo con le performance (positive naturalmente) ma i mercati finanziari ci stanno abituando a molta volatilità e le brutte sorprese potrebbero essere dietro l’angolo.
Consiglio di approfondire qualsiasi investimento, la sua diversificazione, gli obiettivi; fare attenzione alla deviazione standard e al suo benchmark.

Riproduzione riservata.
   

Come è cambiato il mondo dei bond

Chi ricorda gli investimenti in Bot al 20%.? Che bisogno c’era di pianificazione finanziaria, asset allocation e diversificazione del portafoglio. C’erano i Bot.
Sono passati alcuni decenni da quei tempi e sembrano ieri.
Nel contempo abbiamo conosciuto il default di Argentina, Cirio, Parmalat e Lehman, per citarne alcune.
La crisi fianziaria e le sue conseguenze stanno cambiando radicalmente il mercato obbligazionario.
Alla sperduta ricerca di rendimenti non conosciamo i maggiori rischi che corriamo.
Alcuni consigli:
– diffidate del fai da te;
– diversificate e ribilanciate gli investimenti;
– scegliete gestori che perseguono strategie flessibili;
– bond dei paesi periferici Euro solo se siete coscienti del rischio.