Hindenburg Omen – Crash Pattern
Hindeburg Omen è una premonizione di un crash in arrivo.
Queste indicazioni circolavano verso la fine di agosto e i primi giorni dello scorso settembre 2010.
Un noto giornale intitolava: “L’indice delle sciagure vede nero per Wall Street”.
Il primo segnale è avvenuto il 12 agosto scorso ed il secondo si è ripetuto il giorno 24.
Questo pattern prende in osservazione il mercato dei titoli azionari Usa e prende il nome dal disastro aereo che distrusse nel 1937 il grande dirigibile tedesco.
A questo indicatore si attribuisce massima affidabilità.
Al verificarsi di un Hindeburg Omen ci sono molte probabilità di ribasso:
1) 77% che arrivi un ribasso del 5%;
2) 41% che ci sia una seduta con panic selling;
3) 24% che avvenga un crash di mercato.
Un Hindenburg Omen confermato avviene quando nel giro di 36 giorni si formano due H.O..
Adesso che il tempo è passato e questo segnale premonitore non è stato efficace e stiamo affrontando altri problemi (vedi crisi del Nord Africa) ribadiamo l’importanza di una corretta informazione che eviti gli eccessi in tutte le direzioni.
Chi professionalmente opera nel mondo della finanza non è un “Guru” e non fa previsioni; valuta gli scenari e si scontra continuamente con “notizie” che rendono difficile una semplice e corretta pianificazione degli investimenti.
Prepariamoci al prossimo crack
E’ il titolo di un articolo che ho archiviato e risale al dicembre 2009.
Si parla di Russia e la sua inflazione, di Grecia e Irlanda e di conti pubblici.
Ancora nello scorso fine agosto troviamo articoli che parlano di nuova recessione.
Che la situazione sia difficile, ingarbugliata non vi è ombra di dubbio.
Ma polemizzo sul fatto che sempre più si vuole “profetizzare” su economia e mercati.
Fare previsioni è la cosa più difficile e, almeno io, sarei sicuro di sbagliare.
Evitiamo di buttare acqua sul fuoco e ingigantire ogno cosa.
Insegnamo a pianificare gli investimenti, a cosa è la Mifid piuttosto che dire del suo “insuccesso”.
Insegnamo al pubblico il ruolo sociale dei consulenti e dei promotori.
Addio al prelievo sul maturato
Dal primo luglio anche i proventi dei fondi comuni sarà assogettata alla disciplina dei fondi armonizzati: ritenuta d’imposta del 12,5% all’atto della percezione.
Una riforma attesa e tanto acclamata.
Ritorno, quindi, brevemente a quanto comparso circa tre settimane fa su un importante giornale nazionale e oggetto di alcune considerazioni su questo blog.
L’articolo in questione evidenziava che non esistevano differenze sul risparmio gestito nazionale ed estero.
Mi sorge spontanea la domanda: perchè in questi giorni si parla di una riforma che dà l’addio al prelievo sul maturato dal 1° luglio?
Una cosa è certa, l’educazione finanziaria non potrà sicuramente partire dai media.
Rassegna stampa odierna (7 feb 2011) – fiscalità fondi
Oggi, sulla rassegna stampa di un noto quotidiano nazionale, è stato pubblicato un articolo con il seguente titolo: “Il risparmio gestito non è penalizzato dal fisco italiano”.
Viene indicato che da anni le società di gestione indicano che le forme analoghe di investimento di diritto estero, sono avvantaggiate.
Ricordiamo che in fondi di diritto italiano sono soggetti ad una tassazione giornaliera e le quote sono pubblicate al netto della ritenuta; per le sicav di diritto estero, invece, la tassazione avviene per cassa al momento del riscatto.
Vorrei precisare che le affermazioni indicate sull’articolo non sono propriamente corrette.
Per prima cosa, per le sicav è possibile trasferire le quote da un comparto all’altro ed eventualmente compensare eventuali plus con minus, non certamente possibile con i fondi di diritto italiano.
Nel corso del 2009, dopo le note vicissitudini dei mercati, molti fondi avevano crediti di imposta di importi considerevoli, anche oltre il 50% del valore della quota. In parole semplici sarebbe come aver investito in patrimoni virtuali (crediti di imposta); inoltre, se tutti i partecipanti ad un fondo avessero chiesto il rimborso non sarebbero esistiti capitali sufficienti per la liquidazione di tutte le quote.
Il problema della diversa tassazione è noto da anni e mai risolto.
Quello che, invece, non viene evidenziato nell’articolo, è la continua emorragia dal risparmio gestito verso forme ben più remunerative per le banche tradizionali. Le indagini di Consob e Banca d’Italia sul risparmio delle famiglie evidenziano poca diversificazione, strumenti illiquidi e, in sintesi, poca consulenza da parte degli intermediari tradizionali.
E che dire di tutte le classifiche sulle performance degli ultimi dieci anni? Sicuramente non sono state eccellenti, colpa sicuramente degli eventi e della scarsa metodicità negli investimenti, ma hanno sicuramente evitato a molti di detenere obbligazioni andate in default.
Peccato che, ancora una volta, l’educazione finanziaria resti alla finestra.
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La finanza sostenibile
Nei giorni scorsi a Milano si è tenuto un incontro sulle finanza sostenibile o in sintesi definita “etica”.
Più precisamente possiamo parlare di SRI ovvero Sustainable Responsible Investment o Socially Responsible Investment. Con questi termini si intende parlare degli obiettivi tipici della gestione finanziaria a cui vengono affiancate considerazioni di natura etica, ambientale, sociale e di governance.
Non sto ad elencare tutti gli argomenti della finanza etica ma, in relazione sempre ad un maggior interesse, vorrei evidenziare alcuni spunti che ritengo importanti e che sono emersi durante l’incontro.
Parlare di investimenti SRI, non vuol dire che siano immuni da rischi di default o altro, e, quindi, ogni soluzione dovrà essere adatta (adeguatezza e appropriatezza normativa mifid) al cliente.
Nell’evidenziare una soluzione di investimento di questo tipo sarà necessario individuare quale ambito “etico” andrà a focalizzare nella scelta degli strumenti:
– sfera ambientale;
– sfera sociale;
– sfera governance;
– sfera etica (no tabacco, no alcol, no pornografia, no armi, no gioco d’azzardo, no produzione e commercio pellicce, no sperimentazioni su animali).
Sarà opportuno, anche, monitorare di continuo l’efficace delle scelte d’investimento; nel corso del tempo l’interesse e il profilo del cliente si possono modificare, determinando la necessità di verificare la coerenza ed effettuare, se necessario, eventuali cambiamenti.
Per chiunque volesse approfondire gli argomenti trattati sono a disposizione.
L’isola felice delle gestioni separate – che cosa sono?
etc – commodities – contango
Questa mattina ho ascoltato una interessante trasmissione di radio 24 che riguardava le commodities e di conseguenza gli Etc. Vi consiglio di riascoltarla.
Ad un certo punto si è parlato di contango.
Che cosa significa questo termine?
Durante la trasmissione per semplicità è stata glissata la spiegazione che ho pensato di riportare qui di seguito:
– rendimento legato al rolling (che può essere positivo o negativo): è il rendimento associato all’attività di sostituzione dei contratti future in scadenza che consente di mantenere la posizione sul sottostante, ed è negativo (riporto o contango) quando il contratto in scadenza ha un prezzo inferiore a quello successivo, o positivo (deporto o backwardation) nel caso opposto (definizione tratta da etf plus di borsa italiana).
Ma quello che mi ha colpito più di tutto è stato ascoltare che ormai, nei portafogli degli investitori, si detiene una buona percentuale di investimenti in commodities: oro, argento etc..
Mi chiedo come vengano fatte queste scelte; ho pensato che i rendimenti sono gli unici elementi della scelta senza mai pensare di analizzarne il rischio.
Ho dei ricordi, nella mia ormai trentennale esperienza, dove si barattavano pochi centesimi di spread di rendimento.
Quei pochi centesimi ora sono uno dei tanti default.
Vorrei ricordare che la consulenza non è un numero, ma un metodo di lavoro; richiede autorevolezza e si deve riconquistare la fiducia del cliente che necessita di recuperare i concetti per cui si investe.
Che cosa mi fa arrabbiare
La cosa che più mi fa arrabbiare è quando i clienti chiedono di essere investiti al 100% in azioni, salvo poi, quando la borsa gira male, andare nel panico e cercare di vendere tutto.
Invece, bisognerebbe essere capaci di far togliere soldi dalla borsa quando le cose vanno bene e comperare quando vanno male.
Senza dubbio il bear market del 2007/2008 può essere scoraggiante.
Il consiglio è quello di prendere l’abitudine di ribilanciare gli investimenti ogni anno, indipendentemente dalla situazione di mercato.
Scegliere l’asset allocation è importante e più importante è mantenerla nel tempo.
Se guardiamo il decennio passato il miglior risultato si sarebbe ottenuto comperando bond. Ma nessuno di noi sa quale futuro ci aspetta. Solo oggi possiamo dire di aver vissuto un brutto decennio in borsa e un buon decennio bond.
Ci sono molti modi per fare asset allocation; le tre categorie tradizionali sono: azioni, bond e cash. Altre classi possono essere immobili, commodities e opere d’arte.
Ma quello che conta davvero è la capacità di riequilibrare gli investimenti annualmente.
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Le scommesse del 2011
1) quantitative easing 2
2) solidità dei debiti sovrani
3) la crescita delle aree emergenti
4) disoccupazione
Sono alcuni dei punti chiave per l’evoluzione dei mercati.
Il 2011 è iniziato con il botto ma sarà ancora una volta un anno complesso.
Tutto sarà gestito dai flussi monetari che tenderanno a tasferirsi da una classe all’altra.
Quindi, una attenzione particolare si dovrebbe fare verso T-Bond e Bund che non rappresentano la miglior allocazione.
Per quanto concerne le commodities il rame e l’argento rappresentano i temi più seguiti dall’attività speculativa.
I mercati azionari, invece, si riproporranno come l’opportunità più preferibile in un contesto di timori verso l’inflazione, la crescita e le decisioni politiche in merito al debito.
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