imposta bollo dossier titoli

Il nuovo «bollo» scatta da subito.

Non cambia nulla solo per chi ha un portafoglio titoli inferiore ai 50 mila euro: continuerà a pagare 34,20 euro l’anno.

Sopra questa soglia, la somma cresce a 70 euro fino a 150.000 euro di titoli, a 240 euro per investimenti fino a 500 mila euro, a 680 euro sopra questo valore.

Il bollo si paga sulle comunicazioni.

Flash Crash – In Italia gli etf sfondano quota 20 miliardi di patrimonio.

Nei giorni scorsi gli Etf (Exchange trade fund) o conosciuti anche come fondi passivi sfondano quota 20 miliardi di patrimonio.
Rischiosi o meno non smettono di affascinare il risparmiatore.
Il 6 maggio 2010, alla borsa di New York, i titoli cominciano  precipitare, dopo un ordine di vendita partito per errore da un calcolatore che elabora investimenti in automatico.
Prima che l’errore fosse corretto, la borsa ha registrato in pochi minuti perdite miliardarie.
Il 70 per cento delle transazioni che sono state annullate dopo il Flash Crash era costituito da Etf.
Più ne vengono emessi, più aumenta il rischio che, se il mercato azionario crolla per qualche motivo, il consegunte calo degli Etf aggravi ulteriormente la crisi, scrivono Harold Bradley e Robert Litan in un recente studio della Kauffman Foundation.
Fonte: Die Zit – Germania
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Mic 2011 – Bill Gross

E’ stato l’evento clou di quest’anno al Mic 2011.
Descrivere in poche parole non è facile, come non è stato facile comprendere le “allusioni”.
Mi pareva di ascoltare Mr. Greenspan o Mr. Bernanke, dove spesso si dice e non si dice.
Il termine che Bill ha ripetuto è stato: inflazione.
L’inflazione, secondo Gross, ripagherà il debito americano.
Se questo fosse vero ,sarà un importante tassello al fine della scelta degli investimenti per ottenere un ritorno reale.
La mia mente, in quel momento, è tornata ai nostri anni ’70 e ’80, quando, a fronte di rendimenti molto elevati avevamo un’inflazione altrettanto fuori controllo.
Alla domanda sul debito Greco e dei paesi periferici dell’Europa Bill non ha voluto rispondere;  o meglio, ha precisamente detto che il tempo non glielo permetteva.
Ma allora, se i tassi nel mondo sono così bassi, lo spettro dell’inflazione aleggia come si può investire?
Bill Gross consiglia di comperare obbligazioni a tasso variabile e meno a tasso fisso, obbligazioni ad alto rendimento, orientate ai mercati emergenti , obbligazioni ipotecarie non emesse da agenzie dello Stato.
Ma pone un’attenzione che non bisogna gettare al vento il proprio denaro perché i bassi rendimenti non sono sufficienti  a pagare l’inflazione.
Concludo, riprendendo questa frase: Mohamed ed io (Bill Gross), alternandoci o assieme, assicuriamo una vigilanza 24 ore su 24 sulle petroliere in rotta di collisione con i vostri portafogli di investimento e i vostri risparmi.
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Morningstar – non solo rating

Chicago 8/10 giugno 2011-06-14
Nei giorni scorsi ho avuto il piacere di visitare la sede Morningstar di Chicago in occasione del MIC 2011 (Morningstar Investment Conference).
Molti associano questo nome al rating dei fondi e sicav.
La società è, inoltre, attiva in diversi settori con alcune società collegate, sempre legate al mondo del risparmio gestito.
Morningstar, con ormai oltre 30 anni di esperienza, esprime le sue competenze nell’asset al location, ricerca e costruzione di portafogli. Negli States si creano soluzioni innovative per Istituzioni, Advisor e investitori finali.
In poche parole, Morningstar  vuole convertire la teoria nella pratica.
Significativi gli studi sul Capitale Umano e le soluzioni Target dove viene evidenziato non solo il capitale di proprietà del cliente ma anche il valore dei guadagni futuri e il valore della pensione.
In tal senso si vuole riportare l’attenzione sull’importanza dell’asset allocation e, sempre secondo gli studi effettuati, relativamente all’Human Capital (Capitale Umano) le varie tipologie di cliente potrebbero essere gestite con percentuali diverse rispetto ai canoni classici.
Concludendo, anche se gli asset manager offrono soluzioni diverse, Morningstar ha stato creato un metodo per ottimizzare le soluzioni per gli investitori.

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Risparmio gestito, fai da te, polizze o amministrato?

Il risparmio gestito è molto chiacchierato per i deflussi, per le differenti tassazioni che verranno sanate dal 1 luglio, per i risultati non sempre efficienti, per i costi.
Prendo spunto da un recente incontro formativo Efpa, svoltosi presso l’Università di Padova, che verteva, appunto, sulla gestione professionale del risparmio in Italia.
Due gli elementi che vorrei in un qualche modo analizzare: efficienza (performance) e gestione attiva contro passiva.
EFFICIENZA (performance):
– l’analisi che ho voluto effettuare prende in considerazione due diversi comparti di due sicav molto conosciute e presenti da diversi anni sul mercato (circa dieci).
Chi sono: Black Rock Global Allocation e Morgan Stanley Global Brands.
Il primo rientra nella categoria dei bilanciati mentre il secondo in quella degli azionari settore beni e servizi di consumo.
Sorge spontanea la domanda: Perché sono stati scelti questi due comparti?
Dall’inizio della mia attività di libero professionista sono ben inseriti nei portafogli dei miei clienti.
Ebbene, indichiamo alcuni numeri:
periodo di analisi dal 02/01/2001 al 26/05/2011 (fonte Morningstar)
Global Allocation                   performance: + 36,49%           
Global Brands                        performance: + 67,75%           
Msci world                             performance: – 27,63%
S&P 500                                 performance: – 18,60%
E’ proprio vero che il risparmio gestito ha deluso? I risultati mi paiono chiari.
La seconda domanda che è corretto fare: Perché sono confrontati con gli indici Msci world e S&P 500?
Da sempre prendo in considerazione questi due indici perché li ritengo i più rappresentativi, molto correlati tra loro e possono rappresentare molto efficacemente la gestione passiva.
Per precisione sottolineo che entrambe gli indici non sono i benchmark di riferimento dei due investimenti.
Vado, quindi, ad illustrare alcune perplessità sulla gestione passiva, ovvero meglio conosciuta con gli Etf.
Gli Etf stanno avendo molto successo, almeno dal punto di vista volumi e scambi.
Il perché di questo successo sta molto sui loro costi di gestione più bassi.
Vorrei ricordare che la cosiddetta gestione passiva è una replica di un indice; la società di gestione (non esiste un gestore vero e proprio) replica l’indice di investimento a seconda dei flussi in entrata e uscita.
Ecco il perché della scelta dei due indici; inoltre, non sono stati scelti etf di alcuna società particolare per non evidenziare caratteristiche e/o performance.
Non ci sono molte considerazioni da fare visto che i numeri parlano chiaro. Piuttosto, vorrei sottolineare un aspetto; può essere efficiente combinare la gestione passiva con quella passiva?
Considero questo punto molto importante nella costruzione di un portafoglio o asset che si voglia dire.
Tenere i due investimenti, oltre che per i classici motivi della diversificazione, può essere interessante ed efficiente in mercati volatili  e, soprattutto, nei mercati cosiddetti “Orso”.
Succede che i gestori possano essere corti di equity e perdere i rimbalzi dei mercati che, sono sempre più repentini.
Posso, inoltre, modificare, in maniera molto veloce il portafoglio di investimento.
Per fare tutto questo, però, serve impegno, elasticità e analisi; non sempre è possibile combinare questi tre elementi.
Concludendo, ripeto questa frase: “Investire non è un gioco”.
Serve un mix di tante pillole, quasi come un cocktail, da saper sapientemente miscelare.
E voi che cosa ne pensate?
Sono graditi suggerimenti, commenti e, anche, contradditori. 
P.S.: ho a disposizione le analisi grafiche in pdf che non possono essere pubblicate sul blog.
Ci sarebbero tantissime altre considerazioni da fare ma che evito per brevità.
La presente non è una sollecitazione all’investimento.

Prima della sottoscrizione leggere il prospetto informativo.

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Un brivido scorre lungo la schiena di migliaia di medici prossimi alla pensione.

Così iniziava, giovedì 19 maggio, l’articolo su Milano Finanza che parlava delle pensioni della Fondazione Enpam, dedicate ai medici.

In prima pagina, sullo stesso giornale, in grassetto compariva: “Tremano le pensioni dei medici”.

Quello stesso giorno una coppia di clienti, entrambe medici, mi chiamavano per chiedermi informazioni sulla faccenda ed un parere.
La questione, da quanto emerge sulla stampa, sembra sia focalizzata su investimenti, per circa un miliardo di €uro, in Cdo che scadranno, in tempi diversi, dal 2013.
Diventa spontanea, innanzitutto, la domanda: che cosa sono i Cdo?

Cdo è l’acronimo di Collateralirazed Bond Obbligation.

I Cdo sono passati all’onore (si fa per dire) della cronaca con l’esplodere della crisi dei mutui nell’agosto del 2007.
Tipicamente l’emissione di Cdo parte da una ‘società veicolo’ cui vengono conferite una serie di attività finanziarie: mutui a persone fisiche, prestiti immobiliari per uffici o fabbriche o centri commerciali, obbligazioni societarie ad alto rendimento, e altro.
Sulla base di queste attività vengono emessi titoli con varie combinazioni di rischio e di rendimento: si raggruppano, per esempio, le attività più sicure e vengono emessi titoli AAA, e poi scendendo per i rami del rischio si confezionano altri titoli sintetici: naturalmente, a più alto rischio corrisponde un più alto rendimento.
Questi titoli possono essere molto complessi nelle loro condizioni di remunerazione e di rimborso, e non sempre l’informativa per gli investitori è stata all’altezza di questa complessità.
Anche se il mercato dei Cdo è ormai di una certa consistenza (a fine 2007 raggiungeva i 2500 miliardi di dollari), la novità e la scarsa liquidità hanno condotto a paralisi delle negoziazioni e a incertezze nella valutazione una volta che alcune delle componenti di questi titoli (per esempio, i prestiti subprime) hanno rivelato alte probabilità di non-restituzione.

Dobbiamo, quindi, attendere la consulenza del prof. Monti, incaricato dalla Fondazione, per chiarire la questione.

Concludiamo con una domanda: perché ricercare rendimenti in strumenti complessi e rischiosi a fronte di risparmi focalizzati sulle future pensioni?
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L’ultima follia – coco bond

Risparmiatori  attenti arrivano i bond mutanti.

Si tratta di obbligazioni che, in cambio di una cedola più o meno elevata, nascondono un rischio in più: nel caso il patrimonio dell’emittente scivoli ad un Tier 1 sotto il 6 per cento, l’Itituto potrà convertire i bond in capitale aumentando il patrimonio.

Il risparmiatore si potrà ritrovare da creditore ad azionista della società.

Bruxelles e il Comitato di Basilea 3 sono pronti ad approvare quest’ultima follia, le obbligazioni Coco Bond.

L’abbreviativo Coco sta per Contingen Convertible.

Sul mercato esistono già alcune emissioni e, sembra, che anche alcune banche italiane stiano valutando l’emissione.

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Le obbligazioni perpetual

Nell’ultimo periodo si parla molto di obbligazioni; debiti sovrani, periferici, corporate e high yield.
Sul mercato esistono anche delle obbligazioni bancarie perpetual, definite, in alcuni casi, semplicemente obbligazioni subordinate.
Ieri ho conosciuto un potenziale cliente; il suo dossier titoli era composto principalmente in titoli obbligazionari.
La prima cosa che viene spontanea dire, è che trattasi di un cliente che necessita di flussi cedolari e, di norma, con un profilo di rischio medio-basso.

Del resto lui stesso mi indicava che, dopo alcune disavventure obbligazionarie, non intendeva prendersi rischi elevati.
Con un colpo d’occhio, un pò per deformazione professionale, ho carpito alcuni codici Isin contraddistinti dalla lettere iniziali XS.
Gli importi dei titoli erano, anche, di una certa consistenza sull’importo complessivo del dossier.
Bene, trattavasi di due obbligazioni bancarie perpetual.
Una semplice definizione: trattasi di titoli irredimibili (senza scadenza) che attribuiscono al sottoscrittore solo il pagamento degli interessi e non anche la restituzione del capitale.
La normativa comunitaria, in base ai principi di Basilea due, considera queste obbligazioni come strumenti innovativi di capitale creando un veicolo di finanziamento intermedio sia in termini di remunerazione sia in termini di privilegio del rimborso dei creditori.
In sintesi l’investitore è assogettato sia al rischio del pagamento della cedola che al rimborso del capitale in base ad alcuni principi prefissati.
Senza allarmare e preoccupare il cliente gli ho chiesto se conosceva o ricordava la struttura o più semplicemente il rendimento e la durata dell’obbligazione.
Non ho ricevuto risposte precise in merito; ricordava solo che percepiva una discreta cedola.
Mi sono permesso di consigliare al cliente di analizzare la composizione del suo portafoglio, valutare le percentuali di diversificazione  per emittente, scadenza e tipologia; di prestare attenzione per le due obbligazioni che, ritengo per la loro complessità sia dal punto di vista finanziario che da quello contrattuale, va effettuato da investitori esperti e con un profilo di rischio più elevato rispetto a quello dichiaratomi.
Concludo con un domanda: quanti investitori, inconsapevolmente, detengono titoli in portafoglio senza conoscerne i rischi e con un profilo a loro inadeguato?
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Demografia

La demografia è uno degli aspetti salienti del prossimo futuro, in particolare nei paesi asiatici.
Pubblico un’interessande grafico che analizza le popolazioni di China e India.
Quest’ultimo paese evidenzia l’entrata nel mondo del lavoro di giovani per i prossimi 15 anni che lo avvantaggia rispetto alla China.