Btp legati all’inflazione

Mentre lo spread si riduce sussiste il problema di come investire i risparmi. Una ipotesi potrebbe essere quella del Btp legato all’inflazione. Qui sotto una simulazione del Sole 24 Ore, datata al 19/10, che dimostra come possa diventare interessante questa tipologia di investimento 
Fonte: Il Sole 24 Ore – dati al 19/10

Come investiamo

Una immagine molto eloquente di come investono gli Italiani. Il bisogno di consulenza “low cost” evidenziata al Salone del Risparmio, appena concluso, forse è da ricondurre al rendimento delle attività finanziarie. 

Fonte: Il Corriere della Sera

Flussi in costante ritardo

Il grafico mette in relazione i flussi di cassa netti dei fondi della categoria Morningstar Azionari Eurozona large cap con la performance dello stesso mercato negli ultimi sette anni (gennaio 2007 – dicembre 2013).

Fonte: Morningstar Direct

Alla ricerca del rendimento o del consulente n. 2

Il
risparmiatore, si sa, vorrebbe investire sempre a breve termine, con una buona
remunerazione e rischi assolutamente inesistenti.

 La
parola “rischio” su un investimento non deve esistere. Il “rendimento” deve
essere maggiore di quello dell’amico al bar. Non si può nemmeno parlare di arco
temporale ma l’investimento deve essere prontamente smobilizzabile.
Tutti
questi elementi non possono coesistere insieme.
Il
“nuovo” modo di investire deve essere quello di porsi degli obiettivi da
raggiungere.
L’educazione
finanziaria, si sa, non è facile e i “pregiudizi” e le “convinzioni” su come
impostare il proprio patrimonio non sono facili da cambiare.
 
Fino a che i nodi non vengono al pettine, e tutto fila liscio,
il consulente assume quasi la figura di un uccello del malaugurio. “Valli a
chiamare professionisti”, dice qualcuno.
Da tempo, però,  si
legge della difficoltà di svincolare investimenti poco liquidi; chi per
l’acquisto della casa o di altri beni, non trova risposta alle richieste.
Nel settembre 2008, quando tutto andava a rotoli, o quasi, ricercare
sicurezza era normale. Ma questa sicurezza doveva essere anche remunerativa.
Fatto ne sia che, come sempre accade, una corretta
pianificazione del patrimonio ma anche una corretta diversificazione può essere
semplice e difficile al tempo stesso.
Quando però si tende a convogliare buona parte del
patrimonio sullo stesso strumento le cose possono diventare difficili.
Dimentichiamo velocemente i tanti default che hanno
intaccato le tasche dei risparmiatori: Argentina, Cirio, Parmalat e Lehman le
più importanti.
Potremmo farne un elenco ma chi sa a quanti altri default conosceremo.
E’ proprio per questo motivo che i risparmi e il proprio
patrimonio deve essere diversificato.
La
diversificazione è una scienza e non è così semplice come si pronuncia la
parola. Calcolare la correlazione tra gli investimenti non è una operazione che
il semplice risparmiatore può effettuare. 
Pertanto, tutte le iniziative di trading online sui fondi, gli etf per
risparmiare sulle spese e commissioni ben vengano, ma non devono creare quello smarrimento al risparmiatore verso il fai da
te
. Le analisi che evidenziano
costi, commissioni e performance fee non devono spingere il risparmiatore verso
altri lidi.
Negli ultimi anni non ho fatto altro che vedere posizioni di
“fai da te” incagliate; anche chi si è cimentato dopo il 2008, in un trend di
mercato positivo, è riuscito a fare danni.
Il risparmio gestito deve diventare lo strumento principale
del risparmiatore; che si chiami gestione attiva o passiva (etf) non penso che
il risparmiatore sia in grado di scegliere da solo.
Il risparmiatore ha bisogno di una “guida” che lo consigli,
che lo aiuti ad ottimizzare gli aspetti fiscali e, che lo ascolti sulle reali
esigenze per posizionare correttamente i propri risparmi.
Il
lavoro che ci aspetta è notevole; è tempo di cambiare.
Consulenti
meno venditori, risparmiatori più attenti ai loro interessi  e meno al rendimento, mass media più efficaci
nell’educazione finanziaria e meno allo scoop giornalistico.
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