Le 3 D: Disorientati, depressi, demotivati (risparmiatori).

Prendo spunto da alcuni articoli di rassegna stampa che ho letto in questo fine settimana.

Innanzitutto, vorrei sottolineare che a differenza di quello che si dice “Investire non è un gioco” e aggiungo che l’ “indipendenza – dipende da noi”.

Fatte queste due precisazioni, vorrei evidenziare che, in questi giorni difficili, dove le notizie si rincorrono e si smentiscono dopo pochi secondi, non è facile fare consulenza.

L’investitore, o meglio il risparmiatore è disorientato, depresso e demotivato.
Allora cosa fare: star fermi, liquidare, mettere i soldi sotto il materasso, richiedere assegni circolari?
La cautela rimane d’obbligo ma un consiglio semplice si può sempre dare: serve razionalità, obiettivi precisi e diversificazione.
Ho letto alcuni articoli, nel fine settimana, che mi hanno lasciato perplesso:
  1. Il primo trattava di bond del Nord Europa: oltre alle vicissitudini dei bond bancari irlandesi, rimborsati per pochi cents di €, si aggiunge un altro problema a tutti coloro che hanno titoli in corone islandesi. La Banca Centrale Islandese ha adottato un doppio regime di quotazione delle corone. E’ evidente che questo doppio regime sia a tutto svantaggio di chi detiene corone islandesi frutto dei numerosi bond Bei in questa valuta.
  2. Il secondo evidenzia che molti investitori improvvisati si avventurano nel trading online in questi momenti di turbolenza. Ma quello che lascia più perplesso sta nel fatto che questi investitori improvvisati sono persone che hanno perso il lavoro.
  3. Il terzo parla ancora di obbligazioni emesse da Arkimedica, società che ha chiesto il 26 ottobre scorso la procedura concorsuale di concordato preventivo.
Non vorrei commentare gli articoli che mi lasciano perplesso in prima persona come risparmiatore ma, principalmente, come consulente.
Ma spesso dimentichiamo le regole e i metodi che ci spingono ad investire.
Warren Buffett, molto noto come il guru di Omaha, ricorda sempre che investe su ciò che conosce bene.
Alla luce di quanto si legge e mi capita di vedere sui portafogli dei risparmiatori, i risparmi vengono dilapidati anziché farli crescere. Certamente stiamo vivendo momenti molto particolari, le certezze non esistono più come non esiste più il free risk.
Ho detto poc’anzi che qualche consiglio si può ancora dare: effettuare una sana e corretta diversificazione.
Diversificare non significa avere tanti prodotti e nemmeno polverizzazione degli investimenti.
Una corretta diversificazione si può effettuare utilizzando dei metodi e avvalendosi di persone preparate.
La poca informazione, scarsa educazione finanziaria, molta improvvisazione e “fai-da-te” non permettono di raggiungere gli obiettivi.
Aggiungo che, l’estrema diffidenza verso il risparmio gestito, che sicuramente ha molte colpe, ha permesso a tanti risparmiatori di non incorrere nei numerosi e ormai sempre più frequenti default.

 
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l presente documento ha esclusivamente finalita’ informative e non puo’ essere riprodotto, distribuito, direttamente o indirettamente, a terzi, ne’ pubblicato, in tutto o in parte, per qualsiasi finalita’.
Questo documento non costituisce proposta di consulenza, ne’ intende sollecitare la compravendita di titoli o attivita’ finanziarie di qualsiasi tipo. Si certifica che le opinioni espresse nel presente documento sono personali dell’autore e che nessuna diretta o indiretta ricompensa e’ stata, ne’ verra’ ricevuta a seguito delle suddette opinioni espresse. Le notizie e i dati utilizzati nel presente documento, provengono da informazioni fornite dalle societa’ citate e/o da altra documentazione di pubblico dominio. L’autore non risponde dell’accuratezza, completezza, precisione e imparzialita’ di tali dati e notizie.

Perché si allarga lo spread tra Btp e Bund? Che cosa sta succedendo?


 
Luca, ieri sera mi domandava perché i nostri titoli di Stato stanno soffrendo.
La crisi dei paesi periferici, Grecia, Irlanda e Portogallo ha lentamente
contagiato anche l’Italia e la Spagna.
Purtroppo, la crisi del debito sovrano di questi Paesi ha il potenziale per esercitare rilevanti effetti sistemici (ad esempio la scissione dell’Euro e il default dei titoli governativi).
Ci troviamo in una situazione che potremmo paragonare alla “febbre alta” e non riusciamo a farla scendere.

Sta di fatto che molti hanno “scaricato” i titoli sovrani di questi Paesi, tra cui l’Italia.
L’ondata di vendite, sugli asset considerati meno sicuri, sta penalizzando anche i nostri titoli di Stato a fronte di una bassa crescita e di un debito consistente.
Queste vendite massicce hanno abbassato i corsi dei titoli allargando l’ormai famoso “spread” tra i nostri btp e i bund tedeschi.
A queste vendite si può anche aggiungere la speculazione di qualche hedge fund.
Semplicemente, il mercato non si fida del debito sovrano di questi Paesi, che sono costretti, per rinnovarlo, a concedere tassi di interesse più elevati.
Solo un paio di mesi fa i nostri Btp rendevano molto meno di oggi; lo spread si aggirava sotto i 400 punti.
Il tanto amato “Bot” rendeva intorno al 3% netto; oggi, all’ultima asta, i Bot rendono il 6,50%.
Questo movimento al ribasso è stato accelerato dalle cospicue e continue vendite ma anche da acquisti di Cds (credit default swap – vedi altro articolo sul blog) sui titoli sovrani.
Questi metodi tentano di accelerare il default delle obbligazioni sovrane.
Viene spontaneo domandarsi quando finirà questa tempesta? E se andremo in default che cosa succederà?
La tempesta finirà quando arriveranno risposte adeguate e precise dai governi; sul secondo quesito, ci auguriamo che questo non succeda e che la “saggezza” prevalga sugli interessi personali dei singoli paesi.
Anche negli investimenti ci vuole il giusto equilibrio: irrazionalità e iper-ottimismo non aiutano.
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AAA – ATTENZIONE ALLE ALIQUOTE

 
La manovra di ferragosto ha portato molte modifiche; una in particolare ci riguarda da vicino.


 
Dal primo gennaio l’aliquota del 12,5% dell’imposta sostitutiva su capital gain passerà al 20%.

 
Se non conoscete come avverrà questo passaggio vi raccomandiamo di farlo.

 
Chi sarà interessato? Le persone fisiche, gli enti non commerciali, i trust e le società semplici non esercitanti l’attività di impresa.

 
Pochi ci stanno pensando, ma dagli studi e ipotesi che abbiamo effettuato, riscontriamo alcuni spunti interessanti, soprattutto, per le tasche dell’investitore.

 
Il portafoglio familiare va, quindi, pesato sulla bilancia del fisco.

 
Ricordiamo che il capital gain si intende generato in presenza della cessione del titolo o il suo rimborso e la percezione del corrispettivo.

 
Ecco perché consigliamo di fare i conti; un test fiscale, per decidere come comportarsi con i titoli in portafogli.

 

 
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ETF – strumento retail o per professionisti?


 

 
Ho già preso in considerazione, direttamente o indirettamente, l’argomento Etf.
Oggi, in relazione ad una indagine condotta negli States mi pongo una domanda.
Ma gli Etf sono strumenti per un investitore retail o per un investitore professionista?

“Un recente studio di Greenwich Associates condotto negli Stati Uniti rivela che circa la metà delle società di gestione e un terzo dei fondi istituzionali interpellati prevede di incrementare l’utilizzo di Etf nei propri portafogli nei prossimi due anni.

Nessun single asset manager ha intenzione di diminuire la quota degli investimenti destinata agli Etf e meno di un fondo istituzionale su dieci ha pianificato una riduzione di questa market share da qui al 2013.
Il forte aumento di flussi e volumi su Etf registrato negli ultimi anni in Europa lascia intendere prospettive di crescita a doppia cifra del numero degli utilizzatori e delle masse in gestione per il prossimo triennio.
Gli operatori professionali utilizzano gli Etf sia per fini tattici, soprattutto per la gestione della liquidità e a benchmark, sia in ottica strategica, in particolare per interventi di ribilanciamento e approcci core/satellite”.

 
Il boom di questo strumento, rischioso o meno, ha superato quota 20 miliardi solo in Italia.
Tra gennaio e luglio di quest’anno oltre 7 miliardi “puntati” contro l’indice Ftse Mib.

 
Il Financial Stability Forum, presieduto dal Dott. Draghi, ha messo già in guardia gli investitori e gli emittenti stessi, soprattutto per i rischi connessi agli Etf sintetici.

 
La Sec, la Consob degli States, è già intervenuta per impedire lo sviluppo di prodotti che usano lo swap.

 
Il 30 aprile di quest’anno, il Sole 24 Ore, scriveva: “La finanza creativa cresce tra i fondi Etf”.

 
Come consulente mi capita che il cliente mi chieda di investire in Etf.
Ma non voglio rivolgermi ai clienti che posso seguire o sono seguiti da consulenti ma bensì a tutti coloro che investono con il metodo “fai-da-te”.
L’Etf deve il suo boom ai costi ridotti di gestione e attira molti investitori.

Mi domando, quindi: quanti investitori non professionali sono in grado di conoscere il tipo e i rischi degli Etf che comperano? 

 
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Is your Client a Stock or a Bond?

“Rubo” questa frase comparsa ad un corso tenuto da Dario Castagna all’ IT FORUM 2011 a Rimini per Morningstar. Per chi non conoscesse Dario, è Senior Research Analist Morningstar a Chicago.
Spesso i clienti sono atterriti quando si parla di azioni; meno, invece, quando si propongono investimenti obbligazionari.
Il “Bot people”, si sa, detiene portafogli prettamente obbligazionari.
L’obbligazione è stata sempre considerata come l’investimento tranquillo, con flussi cedolari e il rimborso del capitale a scadenza.
L’azione, invece, è considerata “la bestia nera”, potenzialmente un investimento ad alto rischio.
Ma vorrei parlare di obbligazioni.
Già altre volte, sul mio blog “Non solo Bot“, ho evidenziato di alcuni tipi di obbligazioni presenti sul mercato e collocate dalle banche.
Fatto ne sia che, anche l’investitore più “tranquillo” e con un profilo di rischio “basso”, ne detiene.
Anche la mia zia ultraottantenne, cliente di un noto istituto locale, le ha in portafoglio.
Se non lo avete capito parlo dei bond subordinati, dei perpetual e dei titoli illiquidi.
L’investitore conosce i rischi delle obbligazioni?
Penso proprio di no; oltretutto, le più grosse insoddisfazioni e default si sono avute sui prestiti obbligazionari. Si dimentica presto quello che è successo con l’Argentina, Cirio, Parmalat e Lehman Brothers. Per non dire dei bond Anglo Irish Bank rimborsati pochi centesimi di €uro.
L’investimento obbligazionario non è privo di rischi come si pensa. Oltre a rischi “nascosti” possono verificarsi eventi che non permettono il rimborso a scadenza.
Quando indico rischi “nascosti” non intendo dire che vengono oscurati, nel senso letterale della parola, ma esistono dei rischi che l’investitore non intende o vuole considerare o, proprio non conosce.
Ecco che allora, qualche volta sbirciando sul dossier, qualche volta per esplicita richiesta del cliente trovo in portafoglio tutti quei bond sopradescritti.
Per richiesta di un mio cliente, ho assistito ad una assemblea sulle obbligazioni Lehman. Le domande erano sempre le stesse: perché la mia banca non mi ha avvisato per tempo? Perché il rating era così alto? Erano tutti i miei risparmi etc.
Mi è già capitato di sentire l’ultimo punto in tante altre occasioni; tutti i risparmi oppure la liquidazione convogliata sullo stesso investimento e, purtroppo, andato in default.
Si potrebbe continuare o, meglio, potrei raccontarvi degli aneddoti che mi sono capitati realmente ma mi dilungherei. Pertanto, concludo consigliando un check up ai Vostri investimenti ; in pratica, un controllo approfondito delle obbligazioni in portafoglio e, magari, fare un occhiolino alle tante occasioni azionarie che ci sono.

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Obbligazioni : opportunità e insidie

In data 6 dicembre u.s. pubblicavo un articolo con lo stesso titolo (ne consiglio la lettura).
Oggi, a distanza di alcuni mesi, sono andato a vedermi la quotazione dell’obbligazione in questione.
Mi ricollego, anche, al precedente post pubblicato sulle obbligazioni perpetual trattandosi di una obbligazione subordinata del tipo lower tier II e molto simile come caratteristiche, ma non uguale.
Ma vediamo cosa è successo.
L’ultimo prezzo (dati borsa italiana al 30/9) è 93,35.

Nell’ultimo mese il prezzo è passato da 97,70 fino a toccare un minimo di 91.40 il 26 settembre.
Voglio evidenziare, a tutti coloro che investono in obbligazioni, innanzitutto, la variabilità dei prezzi.
E’ un concetto spesso difficile da comunicare al risparmiatore.
Il secondo aspetto che tengo a sottolineare è connesso al tipo di rischio insito in questa tipologia di prestito.
Quanti risparmiatori sono in possesso di obbligazioni subordinate senza conoscerne gli aspetti e le condizioni?
Quanti titoli sono anche pure illiquidi ? (vedi ricerche Banca d’Italia)
Concludo sottolineando l’importanza della diversificazione dei portafogli per emittenti, tipologia ed anche durata; ricordo, infine, che il risparmiatore ha ricevuto le più cospicue insoddisfazioni proprio dai prestiti obbligazionari.

 
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OBBLIGAZIONI PERPETUAL – IL DOSSIER DI UN CLIENTE

Come consulente non si vorrebbe mai far perdere i clienti. Purtroppo, per quanto prudenti e oculati nelle scelte, quando i mercati incominciano a “ballare” non ci sono prudenze e oculatezze.
Ma a parte questa considerazione, che dovrebbe tenere conto degli obiettivi di investimento e del tempo, mi sto accorgendo che l’investitore risulta sempre più “disgustato”.
Come dicevo prima, l’obiettivo è di far crescere i risparmi e i capitali. Ma è sempre così?
Un mio cliente, già scottato con Cirio, mi ha chiesto alcune informazioni su due titoli che detiene presso la “banca tradizionale”.
Per deontologia non indicherò né la controparte né i titoli in questione.
La prima cosa che mi viene all’occhio è che entrambe sono “prodotti finanziari illiquidi”.
Come sempre accade, le mode, la stampa, stimolano l’appetito.
E il risparmiatore compera sempre sui massimi.
Ebbene, pur sempre di obbligazioni si tratta.
Peccato che il loro prezzo sia sceso, nell’ultimo trimestre, di quasi il 30%.
Qualsiasi persona potrebbe domandarsi come mai?
I due titoli obbligazioni sono del tipo “perpetual” e con clausola di subordinazione.
In
parole semplici non hanno scadenza e vengono rimborsati eventualmente, solo a discrezione dell’emittente, ma possono anche MAI essere rimborsati; sono soggetti a delle clausole (subordinazione) che ne condizionano non solo l’esigibilità in caso di liquidazione, ma addirittura, in taluni casi, la possibilità di ricevere degli interessi. A volte, addirittura, l’emittente può decidere se pagare o meno.
In effetti si tratta di titoli obbligazioni classificati con il codice Tier 1 e sono assai più rischiosi dei titoli tradizionali.
A questo aggiungo che entrambe sono acquistabili per importi minimi di 50.000,00 €.
Il danno e la beffa consistono anche sul fatto che poterli vendere non è sempre facile; da ultimo una normativa, di recente costituzione, per chi non ne fosse a conoscenza, che ha modificato i bolli sul dossier titoli, rendendo più gravoso l’onere colpendo non il controvalore del titolo ma il valore nominale.

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Fuggi – fuggi dal risparmio gestito.

Mi sto domandando come mai in Italia tutto sia più difficile.
A sentire i risparmiatori le loro esperienze sul risparmio gestito sono state molto negative.
Eppure esiste qualche isola felice.

Ho conosciuto questo comparto ancora nel lontano 2000; la caratteristica di questa Sicav sta sul focalizzarsi sull’investimento di pochi titoli.

Tengo a precisare che questo comparto è sul mercato dal oltre 10 anni.
Penso che tutti gli investitori vorrebbero detenerlo; aggiungo che non è un investimento adatto a tutti.
Bene vorrei evidenziare due aspetti:
  1. A confronto con due indici Msci World e S&P 500 i risultati sono eclatanti;
  2. Sarà anche vero che il risparmio gestito è più costoso degli Etf ma penso che i risultati parlino chiaro.
Sarà un caso ma l’analisi grafica mostra ancora una performance positiva dall’inizio di questo drammatico 2011 (vedi grafico).

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Prima della sottoscrizione leggere il prospetto informativo; verificare l’adeguatezza e l’appropriatezza dell’investimento secondo la normativa Mifid.

Aspettando Jackson Hole – 2
Mentre scrivo sto controllando i future sull’indice americano. E’ appena comparsa la notizia che il Pil americano del II trimestre è rivisto al ribasso.
Nei giorni scorsi scrivevo delle attesa di Jackson Hole e delle parole del Governatore della Fed Ben Bernanke.
Che cosa ci racconterà? Descriverà il QEIII? Forse niente di quanto ci aspettiamo.
Intanto, osserviamo un saliscendi dei mercati che spazientisce i risparmiatori.
Ho rispolverato alcuni articoli comparsi sulla stampa di recente e non.
Alcuni titoli:
– i Fondi comuni battono gli Etf e i Btp (fonte il Mondo del 24.09.2010)
– La battaglia tra Etf e Fondi Comuni (Morningstar 08.09.2010)
– Immobili, battuti azioni e Btp (Corriere Economia del 28.02.2011)
– Titoli di Stato? Meglio il mattone (Corriere delle Sera Milano del 30.03.2011)
– i costi nascosti degli Etf (Etf News del 3.11.2010).
Da quanto sopraindicato sembra che il mattone non tradisca mai. Quante volte abbiamo sentito frasi di questo tipo.
Ma è sempre proprio così?
La tendenza a generalizzare porta a considerare le azioni come rischiose, le obbligazioni come sicure e l’immobile come tranquillo e capace di offrire rendimenti interessanti sempre e comunque.
Ma la realtà è proprio così?
In questi giorni si legge che molti stanno incrementando le loro posizioni su alcune importanti aziende quotate.
Oltreoceano Warren Buffet ha acquistato 5 miliardi di azioni privilegiate di Bank of America.
Ora dire che la situazione non sia difficile penso che tutti siamo d’accordo. Ma basta un soffio leggero per scatenare una tempesta.
Sintetizzo in poche parole il mio pensiero che ripeto molte volte a clienti, conoscenti e giovani bancari.
Esiste l’investimento migliore? Mettiamo i nostri soldi sotto il materasso?
Primo non credo esista l’investimento migliore e secondo bisogna riscoprire il valore della vera diversificazione costruendo, anche se diventa più difficile, degli investimenti che tengano conto della correlazione delle classi di attività detenute. Forse questa si chiama “Vendita” o “Consulenza”?

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