Mamma, mi si è ristretto il portafoglio.

Previsioni: chi avrà la sfera di cristallo più efficiente per il 2012?

E’ tempo di bilanci, non troppo
esaltanti in molti casi. Mi capita ogni anno di andare a rivedere le
previsioni, i consigli, le strategie dell’anno passato.


“Caccia aperta alle azioni”, “I profitti guideranno i mercati”,
“Sovrappeso azionario”, “Gdp americano sopra il 5%” sono alcuni dei messaggi
pervenuti per l’ormai concluso 2011.
Che cosa dire: l’investimento non è fatto di previsioni e
di scommesse
; “Investire non è un
gioco”
ripeto.
Le scelte per un portafoglio devono
rispecchiare le esigenze di ciascun investitore/risparmiatore; sono molti i
fattori che influiscono sulle scelte.
Dall’esperienza negli Stati Uniti
si evince che un investitore con conoscenze sulla gestione del denaro aiuta il
consulente a consigliarlo meglio.
Ma perché il risparmiatore
dovrebbe dedicare tempo alla gestione del risparmio? Il motivo molto semplice consiste
nell’ottenere migliori risultati.
Quando ci si reca da un medico si
ascolta la sua diagnosi che è frutto di una sequenza di domande. La stessa cosa
si deve fare per gli investimenti finanziari.
Quindi ci vuole metodo e
disciplina; controllo del rischio degli investimenti, un cliente meno passivo e
più consapevole con strategie di rendimento corretto per il rischio.
La somma di tutto questo aiuterà
ad una corretta allocazione delle proprie risorse finanziarie e meno sorprese.
Alberto Rampazzo
RIPRODUZIONE RISERVATA


IN PENSIONE DA POVERI

“Anche quest’anno ho versato alla nostra Cassa
una notevole somma di contributi previdenziali.

Anche quest’anno mi è venuto il mal di pancia e
un forte senso di nausea pensando alla paradossale situazione in cui ci
troviamo.


Paghiamo notevoli quantità di denaro (nel mio
caso il montante versato fino ad oggi corrisponde a 71.000 euro) per avere una
pensione di poco più di 350 euro al mese (meno dell’assegno sociale)”

Quanto
sopra, è lo sfogo di un professionista che ha scritto una lettera su un blog
relativamente alla sua Cassa Previdenziale.

Il
problema della pensione è ancora tutto da decifrare e, fino a ieri, pochi lo hanno
considerato in maniera approfondita.

Prendo
ad esempio il mio cliente Luca.

E’
un lavoratore dipendente di 47 anni sposato con due figli.

Luca
ha già un fondo pensione al quale versa mensilmente circa 250,00 € ed ha
accumulato una somma di circa 30.000,00 €.

Ho
elaborato un foglio di calcolo che tiene presente dell’età attuale, dell’età
presunta di pensione e delle aspettative di vita; tiene, inoltre, conto dei
risparmi accumulati.

Ho
impostato i seguenti dati:

1         –  tasso
di crescita degli investimenti pari al 4,00%
2    – inflazione pari al 2,50% (oggi è più alta ma
le aspettative della Bce è rivolta ad una aliquota del    
        2,00%)
3    – data
di pensionamento 67 anni
–  aspettative di vita 80 anni

Per
ottenere circa 12.000,00 € annui, Luca dovrebbe versare da oggi € 404,78, ogni
mese, contro gli attuali 250,00. Mancherebbero, quindi all’appello € 200,00.

Il
montante calcolato alla fine del piano ammonterebbe ad € 228.464,00 (fermo
restando le condizioni poste e sopraindicate).

La
domanda che ci si potrebbe porre è come fare ad ottenere un risultato migliore
con minori sforzi.

Bisogna,
innanzitutto, considerare il profilo di rischio di ciascun investitore e
trovare investimenti appropriati ed adeguati.

Certamente
non risulta facile, ma un’analisi appropriata e uno studio sulla fattibilità permetterebbe
di affrontare il problema con maggior coerenza e consapevolezza.

Resto
a disposizione per eventuali chiarimenti in merito.

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RISERVATA
Il
presente documento ha esclusivamente finalita’ informative e non puo’ essere
riprodotto, distribuito, direttamente o indirettamente, a terzi, ne’
pubblicato, in tutto o in parte, per qualsiasi finalita’.
Questo documento non costituisce proposta di
consulenza, ne’ intende sollecitare la compravendita di titoli o attivita’
finanziarie di qualsiasi tipo. Si certifica che le opinioni espresse nel
presente documento sono personali dell’autore e che nessuna diretta o indiretta
ricompensa e’ stata, ne’ verra’ ricevuta a seguito delle suddette opinioni
espresse. Le notizie e i dati utilizzati nel presente documento, provengono da
informazioni fornite dalle societa’ citate e/o da altra documentazione di
pubblico dominio. L’autore non risponde dell’accuratezza, completezza,
precisione e imparzialita’ di tali dati e notizie.

MANOVRA DI NATALE – ART. 19

Disposizioni in materia di
imposta di bollo su conti correnti, titoli,  strumenti e prodotti finanziari
Riportiamo una sintesi  del decreto legge “Salva Italia” in merito
all’imposta di bollo.
La decorrenza dell’imposta parte
dal 1 gennaio 2012.

“L’estratto conto o il rendiconto
si intendono inviati in ogni caso almeno una volta all’anno anche quando non
sussiste l’obbligo di invio o redazione. Se gli estratti sono inviati
periodicamente nel corso dell’anno, l’imposta dovuta è rapportata al periodo di
rendicontazione”.
“L’imposta non è dovuta quando il
valore medio di giacenza annuo risultante dagli estratti o dai libretti è
complessivamente non superiore a €uro 5000,00”.
“L’imposta è, comunque, dovuta
una volta all’anno o alla chiusura del rapporto”.
“L’imposta minima è di € 34,20 e, limitatamente all’anno 2012, nella misura massima
di € 1200,00
” pari all’1 per mille; nel 2013 l’imposta proporzionale sarà
dello 1,5 per mille senza nessun limite massimo. Sono esenti i buoni postali
fruttiferi di rimborso complessivo non superiore a € 5000,00”.
“Laddove l’intermediario non sia
in condizioni di effettuare il recupero dell’imposta, segnala il nominativo del
contribuente all’Agenzia delle Entrate per la successiva iscrizione a ruolo”.
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precisione e imparzialita’ di tali dati e notizie.

IL PESO DEL FISCO SUI CAPITALI

Mancano pochi giorni al 2012; dal
primo gennaio una sola percentuale, il 20% appunto, si pagherà sulle
performance positive degli investimenti in azioni e obbligazioni societarie,
pronti contro termine, fondi, sicav ed etf, tutti finora regolati dall’imposta
del 12,50%.

Anche i conti correnti e conti di
deposito passeranno all’aliquota del 20%; compresi i buoni fruttiferi postali
sui quali graverà anche l’imposta di bollo.
Rimangono ad una aliquota
agevolata i titoli governativi (12,50%) e i fondi pensione (11,0%).
Dal 2012 entrerà in vigore anche il
superbollo: un’imposta dello 0,10% su tutti gli strumenti finanziari, anche
quelli che fino ad oggi ne sono stati esenti; si applicherà sui valori di
mercato e non su quelli nominali.
L’importo minimo rimane di € 34,2
fino ad un massimo di € 1.200,00; saranno esenti i conti correnti, depositi e
libretti di risparmio  con importi
inferiori ai € 5.000,00.
Dal 2013 l’imposta dello 0,10%
salirà allo 0,15%.
Restiamo, comunque, in attesa di
eventuali interventi specifici e delle circolari dell’Agenzia delle Entrate.
Continuiamo a suggerire di analizzare
il proprio dossier titoli.

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precisione e imparzialita’ di tali dati e notizie.

Key Man e Tfm – che cosa sono

Si sta concludendo il 2011, e come ogni fine anno vengono
rispolverate tutte le soluzioni che permettono un beneficio fiscale.
Penso che questo sia il metodo più sbagliato per approcciare delle
buone soluzioni di pianificazione.
Queste modalità devono essere valutate, analizzate e ponderate. 
Il
beneficio fiscale è forse l’ultimo aspetto.
Ma pareri personali a parte, indichiamo che cosa sono.

Chi è
il key man?

E’  la risorsa chiave chi ricopre un ruolo strategico
all’interno dell’Azienda. Normalmente si identifica con l’Amministratore Delegato, ma può coincidere con qualunque figura professionale di spicco
all’interno della struttura organizzativa dell’Azienda.
Per esempio un “commerciale” con un portafoglio clienti
particolarmente consistente o un “socio” portatore di idee vincenti.
Come funziona la polizza?
Contrattualmente la Contraente e Beneficiaria della
prestazione deve essere l’azienda, mentre invece l’Assicurato, che deve
essere una persona fisica, sarà il key man.
Nella pratica assicurativa oltre che in forma individuale la
polizza potrebbe configurarsi anche come copertura collettiva con la
possibilità di assicurare più persone “chiave” con il medesimo
contratto.
La prestazione assicurata è il pagamento di un capitale al
verificarsi dell’evento.
La copertura temporale può essere limitata nel tempo (temporanea
caso morte) o sine die (a vita intera), in qualsiasi momento intervenga il
decesso.
Finalità della polizza è quella di garantire liquidità immediata
per affrontare il momento critico causato dal mancato apporto professionale
dell’uomo chiave.

Deducibilità fiscale
Fiscalmente i premi versati per un polizza key man, se la
polizza è strutturata correttamente, sono fiscalmente deducibili.
L’art. 109 del nuovo TUIR afferma infatti che sono deducibili le
spese riferite alle attività o ai beni da cui derivino ricavi o altri proventi
che concorrono a formare il reddito. Quindi, anche le spese sostenute per
salvaguardare l’attività aziendale e tra queste anche le spese assicurative necessarie
a coprire i rischi connessi alla perdita di persone fondamentali (key-man) per
il proseguimento dell’attività, sono deducibili.
Per quanto riguarda il capitale liquidato, lo stesso dovrà essere
trattato come una sopravvenienza attiva.
Quindi l’imposizione fiscale sarà in capo all’azienda, mentre
invece nessuna imposizione fiscale è prevista in capo all’uomo chiave in quanto
questo non ne è il beneficiario e quindi non ricade nei fringe-benefits.
Che cos’è il Tfm?

Il Trattamento di Fine Mandato,
conosciuto anche come Indennità di Cessazione di Carica, è un accantonamento
annuo a favore degli amministratori di società, da erogarsi alla cessazione del
rapporto.

Questo compenso è una sorta di liquidazione, equiparabile all’indennità di fine
rapporto prevista per i lavoratori dipendenti.

A differenza del TFR previsto per i lavoratori dipendenti, che è
disciplinato dall’art. 2120 del Codice Civile, nel caso del TFM per gli
amministratori non esiste un articolo del Codice Civile che ne stabilisca
l’obbligo di applicazione o l’esatto ammontare, né tanto meno esistono
disposizioni previdenziali o sindacali che possano sostituire o integrare le
disposizioni di legge.

Tale strumento è pertanto di libera pattuizione tra le parti interessate,
ovvero tra la società e l’amministratore o gli amministratori.

Possiamo affermare che il TFM è una delle soluzioni più efficaci per
rispondere alle esigenze previdenziali dell’imprenditore: è interessante
valutare tale strumento, che finora risulta poco utilizzato specie nelle PMI,
proprio dove si intende richiamare l’attenzione dei titolari d’impresa.

Il Trattamento di Fine Mandato è un compenso che gode di un regime di
tassazione più favorevole rispetto al compenso ordinario e il cui costo è
interamente a carico dell’azienda, che lo deduce interamente dalla propria
dichiarazione dei redditi.

Il TFM gestito attraverso una polizza a “Vita Intera” ha il vantaggio di
poter soddisfare le esigenze sia di risparmio che di protezione
dell’imprenditore.
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Il presente documento ha
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imparzialita’ di tali dati e notizie.

SOCIETA’ FIDUCIARIA E TRUST – DIFFERENZE

Nei giorni scorsi mi sono state chieste delle informazioni e le
differenze tra una Fiduciaria ed un Trust.

Riporto qui di seguito le principali caratteristiche di questi due
negozi giuridici.

DEFINIZIONE DI SOCIETA’ FIDUCIARIA

Società
finanziaria
che si occupa di gestire in nome proprio, ma per conto del cliente un determinato

patrimonio in beni sia
mobili che immobili.

NORMATIVA
L’attività fiduciaria è
notoriamente regolata dalla legge 23.11.1939, n. 1966 dal R.D. 22.04.1940, n.
531  e dal D.M. 16 gennaio 1995. A queste
norme che  regolano il settore, deve oggi
aggiungersi il D. Lgs. 17.01.2003 n. 6 sulla riforma del diritto societario
che  disciplinando diversamente  parte dei beni  che formano l’oggetto del contratto influisce
necessariamente sul contratto stesso. 
CHE COSA FA
Amministrazione
statica
intestazione
fiduciaria dei beni + esercizio, nell’interesse del fiduciante ed in conformità
alle relative istruzioni, dei diritti ad essi inerenti. Il fiduciante può
revocare in qualunque momento l’intestazione fiduciaria e disporre la
reintestazione a sé o a terzi (eventualmente subordinandola al verificarsi di
determinati eventi)
dinamica
intestazione
fiduciaria dei beni + potere di modificare la composizione del patrimonio
fiduciato, allo scopo di incrementarne l’entità (attività di gestione: vendita
dei beni, acquisto di altri con il ricavato e reinvestimento degli utili
conseguiti).

DEFINIZIONE DI TRUST


Un trust si crea quando un soggetto (Disponente) trasferisce dei beni ad un
altro soggetto (Trustee) che li deve amministrare e gestire a favore di altri
soggetti (Beneficiari) a cui dovrà trasferirli dopo un dato periodo di tempo,
ovvero in funzione di un determinato scopo.

RICONOSCIMENTO
DEL TRUST IN ITALIA

Convenzione de L’Aja
del 1° luglio 1985 sulla legge applicabile ai trust e al loro
riconoscimento: Legge 16 ottobre 1989, n. 364 entrata in vigore il 1° gennaio
1992.
– Riconosciuti dal nostro ordinamento gli effetti di un trust sottoposto ad una
legge straniera
– Per trust si intendono i rapporti giuridici istituiti da una persona con atto
tra vivi o mortis causa qualora dei beni siano stati posti sotto il controllo
di un trustee nell’interesse di un beneficiario o per un fine specifico (art. 2
Convenzione).

PERCHE’ UN TRUST

– Per realizzare una
funzione “protettiva” attraverso la segregazione dei beni affidati al
Trustee
– Per assicurare che i beni siano destinati allo scopo in vista del quale il
trust è stato istituito
– Perché si tratta di uno strumento duttile e agile che si adatta alle esigenze
specifiche
– I trust non consentono di disapplicare la legge italiana, ma nell’ambito
dell’autonomia privata consentono di privilegiare un interesse rispetto ad un
altro, riconoscendogli una più forte tutela
– L’atto dispositivo con cui si trasferiscono i beni al trustee soggiace alle
norme sulla revocatoria, ordinaria e fallimentare, e a quelle di tutela dei
legittimari
– I trust selezionano interessi meritevoli di tutela e li proteggono meglio di
quanto facciano o possano fare gli strumenti giuridici previsti dal nostro
ordinamento
– Il nuovo art. 2645 ter Codice Civile risolve i problemi della trascrizione.
RIPRODUZIONE
RISERVATA

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finanziarie di qualsiasi tipo. Si certifica che le opinioni espresse nel
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dominio. L’autore non risponde dell’accuratezza, completezza, precisione e
imparzialita’ di tali dati e notizie.

MINI PATRIMONIALE SI PAGA FINO A 1200 € SUL DOSSIER TITOLI

E’ cambiato tutto o quasi.


Coloro che hanno un investimento finanziario – un conto titoli, un fondo, una polizza etc. – pagheranno all’erario l’ 1 per mille del valore di mercato del loro patrimonio.



Un prelievo che dal 2013 salirà all’1,5 per mille.


Nulla cambia, invece, per i conti correnti tradizionali.


Il nuovo look introduce una tariffa minima di 34,20 € ed una massima di 1.200,00 €.


Concorreranno a formare la base imponibile tutti gli investimenti detenuti al valore di mercato e non più al valore nominale, come indicato in precedenza.


Si attendono, quindi, i decreti attuativi e le circolari dell’Agenzia delle Entrate per avere le precisazioni sull’argomento.

 
RIPRODUZIONE RISERVATA

 
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IL RISCHIO DI DIRE LA VERITA’

Nei giorni scorsi ho partecipato ad un Roadshow a Bologna dove sono intervenuti importanti case di gestione organizzato da Advisor.

Marco Piersimoni
, Investment Advisory del gruppo svizzero Pictet, evidenziava la scarsa diversificazione nei portafogli dei risparmiatori italiani.

Da un Quaderno di finanza della Consob si legge:
“Le banche italiane sono fra le più dipendenti dalla raccolta obbligazionaria nel panorama internazionale e questa viene finanziata in misura preponderante attraverso collocamenti destinati agli investitori retail. Le famiglie italiane investono infatti una quota significativa della propria ricchezza finanziaria in obbligazioni bancarie, quota nettamente superiore rispetto a quella rilevata per le famiglie dei principali paesi industrializzati.
… Il rischio di liquidità è invece in media elevato: solo il 9% delle obbligazioni (30% circa in termini di controvalore) ha un mercato secondario realmente liquido; la scarsa liquidità sembra imputabile principalmente alla ridotta dimensione dei singoli prestiti.”
Fonte: LE OBBLIGAZIONI EMESSE DA BANCHE ITALIANE. LE CARATTERISTICHE DEI TITOLI E I RENDIMENTI PER GLI INVESTITORI N. 67 (Luglio 2010)

http://www.consob.it/main/consob/pubblicazioni/studi_analisi/quaderni_finanza/qdf67.htm


Nonostante tutto questo il 94% dei patrimoni sono gestiti dalle principali banche; patrimoni poco diversificati e poco liquidi.

Detto ciò che cosa significa “Il rischio di dire la verità”.
Mi accorgo sempre più spesso che amici e conoscenti ti chiedano qualche consiglio.
In altro post scrivevo sulle obbligazioni perpetual – il dossier di un cliente


 

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