Si sta concludendo il 2011, e come ogni fine anno vengono
rispolverate tutte le soluzioni che permettono un beneficio fiscale.
Penso che questo sia il metodo più sbagliato per approcciare delle
buone soluzioni di pianificazione.
Queste modalità devono essere valutate, analizzate e ponderate.
Il
beneficio fiscale è forse l’ultimo aspetto.
Ma pareri personali a parte, indichiamo che cosa sono.
Chi è
il key man?
E’ la risorsa chiave chi ricopre un ruolo strategico
all’interno dell’Azienda. Normalmente si identifica con l’Amministratore Delegato, ma può coincidere con qualunque figura professionale di spicco
all’interno della struttura organizzativa dell’Azienda.
Per esempio un “commerciale” con un portafoglio clienti
particolarmente consistente o un “socio” portatore di idee vincenti.
Come funziona la polizza?
Contrattualmente la Contraente e Beneficiaria della
prestazione deve essere l’azienda, mentre invece l’Assicurato, che deve
essere una persona fisica, sarà il key man.
Nella pratica assicurativa oltre che in forma individuale la
polizza potrebbe configurarsi anche come copertura collettiva con la
possibilità di assicurare più persone “chiave” con il medesimo
contratto.
La prestazione assicurata è il pagamento di un capitale al
verificarsi dell’evento.
La copertura temporale può essere limitata nel tempo (temporanea
caso morte) o sine die (a vita intera), in qualsiasi momento intervenga il
decesso.
Finalità della polizza è quella di garantire liquidità immediata
per affrontare il momento critico causato dal mancato apporto professionale
dell’uomo chiave.
Deducibilità fiscale
Fiscalmente i premi versati per un polizza key man, se la
polizza è strutturata correttamente, sono fiscalmente deducibili.
L’art. 109 del nuovo TUIR afferma infatti che sono deducibili le
spese riferite alle attività o ai beni da cui derivino ricavi o altri proventi
che concorrono a formare il reddito. Quindi, anche le spese sostenute per
salvaguardare l’attività aziendale e tra queste anche le spese assicurative necessarie
a coprire i rischi connessi alla perdita di persone fondamentali (key-man) per
il proseguimento dell’attività, sono deducibili.
Per quanto riguarda il capitale liquidato, lo stesso dovrà essere
trattato come una sopravvenienza attiva.
Quindi l’imposizione fiscale sarà in capo all’azienda, mentre
invece nessuna imposizione fiscale è prevista in capo all’uomo chiave in quanto
questo non ne è il beneficiario e quindi non ricade nei fringe-benefits.
Che cos’è il Tfm?
Il
Trattamento di Fine Mandato,
conosciuto anche come Indennità di Cessazione di Carica, è un accantonamento
annuo a favore degli amministratori di società, da erogarsi alla cessazione del
rapporto.
Questo compenso è una sorta di liquidazione, equiparabile all’indennità di fine
rapporto prevista per i lavoratori dipendenti.
A differenza del TFR previsto per i lavoratori dipendenti, che è
disciplinato dall’art. 2120 del Codice Civile, nel caso del TFM per gli
amministratori non esiste un articolo del Codice Civile che ne stabilisca
l’obbligo di applicazione o l’esatto ammontare, né tanto meno esistono
disposizioni previdenziali o sindacali che possano sostituire o integrare le
disposizioni di legge.
Tale strumento è pertanto di libera pattuizione tra le parti interessate,
ovvero tra la società e l’amministratore o gli amministratori.
Possiamo affermare che il TFM è una delle soluzioni più efficaci per
rispondere alle esigenze previdenziali dell’imprenditore: è interessante
valutare tale strumento, che finora risulta poco utilizzato specie nelle PMI,
proprio dove si intende richiamare l’attenzione dei titolari d’impresa.
Il Trattamento di Fine Mandato è un compenso che gode di un regime di
tassazione più favorevole rispetto al compenso ordinario e il cui costo è
interamente a carico dell’azienda, che lo deduce interamente dalla propria
dichiarazione dei redditi.
Il TFM gestito attraverso una polizza a “Vita Intera” ha il vantaggio di
poter soddisfare le esigenze sia di risparmio che di protezione
dell’imprenditore.
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