Parliamo di Germania

C’è almeno un settore in cui la locomotiva dell’economia europea
è in crisi: la banche.

Alcuni Istituti tedeschi sono pieni di titoli tossici e
resistono grazie agli aiuti pubblici.
Così scrive Frederic Therin su “Le Temps”, Svizzera.
A gennaio solo una banca tedesca era nella classifica
mondiale dei primi 50 istituti finanziari per valore di borsa. 
Carenze di capitale, investimenti azzardati, eccesso di
burocrazia, modelli aziendali antiquati. Le critiche nei confronti delle banche
tedesche sono numerose e tutte giustificate, scrive Therin.
La Germania  ama
ricordare il suo basso tasso di disoccupazione, l’aumento delle esportazioni e
il debito pubblico contenuto, ma il suo lato debole è nella finanza.
RIPRODUZIONE RISERVATA

Exchange trade fund, questi sconosciuti

Gillian Tett, editorialista del Financial Times, ha più volte evidenziato i rischi degli Etf.

Nello scorso settembre 2011, riporta su un suo articolo
sullo stesso giornale, la perdita di 2,3 miliardi di dollari  da parte di una banca Svizzera con gli Etf.
Gli Etf sono una buona idea, scrive Gillian, e le banche li
propongono ai loro clienti come investimenti “sicuri”.
Come in altri casi, questi strumenti di investimento diventano complessi per ottenere
rendimenti maggiori.   
Sono arrivati così gli “Etf
sintetici”
, composti da pacchetti di derivati; costituiscono quasi la metà
di quelli in circolazione.  
Come dice Gillian, gli etf sono una buona idea; aggiungo che
diventa importante conoscerli e sceglierli.
La perdita in questione evidenzia quanto complicato e
difficile possa essere il mercato finanziario; anche per coloro che svolgono
questo lavoro per professione.
Alcuni giorni fa, durante una tavola rotonda, un giornalista
di una importante rivista italiana, suggeriva che fosse il momento di “aprire i
cofani” degli investimenti e renderli più trasparenti.
Diventa, quindi, sempre più importante potersi affidare a
persone preparate, non alla ricerca di un numero o di un prodotto ma che
sappiano gestire un patrimonio secondo le esigenze, gli obiettivi e la
propensione al rischio del risparmiatore.
E’ pure vero che, a fronte di risparmi sudati faticosamente,
non è facile comprendere la parola “rischio”.
  
Ma il mondo è cambiato, se non ve ne siete accorti, ed è
terminato il tempo dove gli stati e le banche non possono fallire.
RIPRODUZIONE RISERVATA

valute e scommesse

Da tempo si parla molto di valute come asset class all’interno
di un portafoglio.

Un articolo del “Die Zit”, Germania, a firma di Cristoph Hus
con il titolo “Il Casinò delle scommesse monetarie”,  di fine marzo, evidenzia il gran numero di
privati (tedeschi) che investe nel mercato monetario,  per guadagnare.
Secondo alcune stime si tratta di circa cinquantamila
investitori privati che speculano sui cambi; l’anno scorso le transazioni sono
cresciute del 30%.
Il successo  di questo
metodo di investimenti ha diversi motivi; il principale consiste sull’incertezza
dei mercati delle azioni e delle obbligazioni.
Gli investitori possono anche ricorrere alla cosiddetta “Leva”; cioè possono disporre di una
somma superiore a quella versata aumentando le probabilità di guadagno ma, aumenta anche il rischio di perdita.
Le associazioni dei consumatori  tedesche denunciano i rischi delle operazioni
basate sulla leva, che paragonano al gioco d’azzardo; le aziende del settore
non negano perdite consistenti in
capo agli investitori.
I grandi investitori difficilmente si azzardano a fare
previsioni sull’andamento delle valute e dei tassi di cambio; detto ciò
segnaliamo quanto difficile possa essere per i privati azzeccare il trend.
Ma una cosa è certa: non
si percepisce il rischio di tali operazioni
.
Chi volesse diversificare i propri investimenti con valute straniere
può trovare diverse tipologie, senza effetti leva,  avvalendosi di professionisti e, naturalmente,
con rischi molto inferiori.
RIPRODUZIONE RISERVATA

 

IL PRESTITO TITOLI

Negli ultimi tempi si parla molto
di prestito titoli. Ho pensato di dare alcune indicazioni e spiegazioni su questo
strumento poco conosciuto, forse poco trasparente, dei suoi rischi e da chi lo
utilizza frequentemente.

Che Cos’è?

Dare in prestito i titoli azionari italiani del
proprio portafoglio, con la possibilità di ottenerne una remunerazione, che si
aggiunge a tutti gli altri benefici e diritti derivanti dal possesso degli
stessi (ad eccezione del diritto di voto), incluso ovviamente quello di vendere
in qualsiasi momento. L’entità di questa remunerazione aggiuntiva non è
quantificabile a priori, in quanto strettamente legata alla domanda di mercato,
ed è calcolata solo sui titoli effettivamente dati in prestito; ma è importante
rilevare due aspetti: – la remunerazione viene attribuita alla parte
più rilevante del portafoglio: i titoli. – l’accredito e la capitalizzazione di questi
proventi avvengono con cadenza mensile. Il prestito titoli rappresenta una
pratica molto diffusa nell’industria dei fondi UCITS. Si tratta di un
operazione in base alla quale il fondo presta ad una controparte esterna una
parte o la totalita’ dei titoli detenuti in portafoglio (le percentuali variano
da emittente a emittente), con l’impegno di quest’ultima a restituirli ad una
predeterminata data futura. Il fondo in contropartita riceve una remunerazione
che, con percentuali diverse da ETF ad ETF (anche in questo caso il ventaglio
di casistiche sono ampie), viene ripartita tra il gestore e il fondo stesso.
Questa remunerazione consente all’ETF di coprire parte delle commissioni totali
annue riducendo il tracking error.



Come funziona? 

Dopo aver preso visione del regolamento, ed
essere pienamente rassicurato sui propri diritti, si può firmare il consenso al
prestito titoli, che riguarderà tutti i titoli azionari italiani del
portafoglio. L’adesione a tale servizio non implica la
remunerazione di tutti i titoli disponibili in portafoglio, ma è subordinata
alla richiesta da parte del mercato; solamente le quantità effettivamente
prestate di titoli, genereranno interessi attivi che ti verranno riconosciuti. In ogni momento è possibile consultare la
propria situazione personale nella sezione “Prestito titoli”,
accedendo alle sezioni dedicate di “Portafoglio” e “Stato degli
ordini”, aggiornate ogni giorno anche della parte relativa degli interessi
maturati. Usufruire di questo servizio è semplice e non
comporta alcun vincolo alla normale operatività sul portafoglio.

I
rischi

I rischi del servizio di
prestito titoli sono da porre in relazione al trasferimento di proprietà dei
titoli dal Cliente alla Banca o a un terzo. La Banca garantisce comunque il
buon fine dell’operazione. Pertanto, l’unico
rischio di credito per il Cliente è l’ipotesi di inadempimento della Banca e/o della controparte.  L’adesione al servizio non comporta una
maggiore esposizione del Cliente al rischio di mercato inerente il valore
dei  titoli prestati, essendo
esplicitamente prevista la possibilità per il Cliente di disporre in ogni
momento dei propri titoli, anche vendendoli.

Uno studio effettuato dagli analisti di Morningstar hanno indicato
alcune best
practice
 per l’industria.

Gli analisti suggeriscono maggior trasparenza sulle politiche di
controllo del rischio, ad esempio con la comunicazione periodica delle
principali controparti.Infine, raccomandano trasparenza sui profitti che tale pratica procura
al fondo, per dare la possibilità agli investitori di valutare se sono
adeguatamente remunerati per il rischio
che corrono.

RIPRODUZIONE RISERVATA

Il presente documento ha esclusivamente finalita’ informative e non puo’
essere riprodotto, distribuito, direttamente o indirettamente, a terzi, ne’
pubblicato, in tutto o in parte, per qualsiasi finalita’.Questo documento non costituisce proposta di consulenza,
ne’ intende sollecitare la compravendita di titoli o attivita’ finanziarie di
qualsiasi tipo. Si certifica che le opinioni espresse nel presente documento
sono personali dell’autore e che nessuna diretta o indiretta ricompensa e’
stata, ne’ verra’ ricevuta a seguito delle suddette opinioni espresse. Le
notizie e i dati utilizzati nel presente documento, provengono da informazioni
fornite dalle societa’ citate e/o da altra documentazione di pubblico dominio.
L’autore non risponde dell’accuratezza, completezza, precisione e imparzialita’
di tali dati e notizie.

Quando un bond non ha prezzo

La signora Graziella ha inviato un reclamo alla banca per una questione di prezzo.

Non tutti sanno che esiste un prezzo denaro-lettera ovvero Bid-Ask.
Il tema è molto interessante e già indicato su questo blog, in più occasioni (ad esempio: risparmiatori presi a bond in faccia etc).
La sig.ra Graziella lamenta il rimborso di un bond bancario che, dagli originari 30.000,00 euro investiti, ne sono stati recuperati solo 26.000,00.
L’articolo compare sul settimanale Plus del mese scorso; l’argomento degli investimenti poco liquidi è stato trattato anche negli “occasional paper”  di importanti enti.
Concludo raccomandando agli investitori di controllare le obbligazioni detenute in portafoglio. 
RIPRODUZIONE RISERVATA

Una vita tranquilla

Sabato scorso il settimanale Milano Finanza intitolava così un suo redazionale.

“Nel 2011 le gestioni separate hanno reso il 3,90%”, “Il portafoglio valutato ai prezzi di acquisto le preserva dalla crisi”.
Sull’argomento ho già parlato con altri post tra cui “L’isola felice delle gestioni separate”.
Riprendo brevemente l’argomento perchè, in un momento particolare dei mercati finanziari, queste soluzioni rimangono una buona soluzione di diversificazione del portafoglio.
L’articolo indica: “La crisi non ha avuto alcun impatto sui risultati perchè il risultato dei portafogli viene calcolato al prezzo di acquisto e non al valore di mercato, come per i fondi comuni. 
Da qui la possibilità di esporre rendimenti molto competitivi rispetto ai fondi obbligazionari. 
Senza dimenticare che queste gestioni in molti casi prevedono un rendimento minimo garantito e che consolidano i risultati“.
RIPRODUZIONE RISERVATA