Fai da te – Chi fa da sé, fa per tre?

Nel mondo finanziario la gestione
dei propri risparmi non è sempre stata eccellente. I motivi sono diversi e non
ritengo opportuno sottolinearli.

E’ finita da pochi giorni la
Convention Efpa a Riva del Garda e ha trattato in modo particolare l’educazione
finanziaria e la consulenza.
Corrado Cassar Scalia di Morningstar
 ha presentato uno studio su “Retirement
Income Reasearch” di Blanchett/Kaplan e con il titolo italiano “ Oltre l’asset
allocation strategica e tattica: il valore aggiunto della consulenza
finanziaria”.
La presentazione è origine di uno
studio di Morningstar, già presentata nel corso del 2012 da David Blanchett, Head
of Retirement Research di Morningstar Chicago, che ho avuto il piacere di
conoscere nella mia visita presso la loro sede e Paul D. Kaplan
Qualcuno si starà già domandando
la relazione tra questo studio e il metodo “fai da te”.
Tutti i giorni ho modo di
verificare portafogli di potenziali clienti; la diversificazione spesso è sostenuta
da un solo intermediario (obbligazioni emesse da un solo intermediario e a
tasso variabile), le azioni sono presenti con forti minusvalenze, i fondi sono
detenuti da anni senza alcun intervento perché anche loro in perdita, le
polizze unit linked vengono rendicontate solo annualmente senza conoscere il
loro specifico contenuto, gli etf sintetici nascondono il vero sottostante di
investimento.
Detto questo, non mi risulta che
il risparmio venga appropriatamente gestito in maniera adeguata. Se qualcuno la
pensa in maniera diversa?   
Per questo motivo molti si
affascinano del mondo fai da te seguendo giornali, trasmissioni televisive e
chiacchiere da bar.
Ma è il metodo migliore? Quali
sono i motivi e le cause di un acquisto di un titolo rispetto ad un altro?
Lo studio definisce il concetto
“Gamma” ovvero una misura per il reddito a supporto della pensione. Gamma è la
terza lettera dell’alfabeto greco e all’interno dell’economia finanziaria, è a
volte usato come la variabile per identificare il grado di avversione al
rischio di un investitore. Con questo studio si dà a Gamma un nuovo
significato.
Non vorrei entrare nei meccanismi
dello studio perché si renderebbe la presente abbastanza noiosa.
In sintesi, però, vorrei
evidenziare che se le decisioni finanziarie fossero determinate da un asset
allocation ottimale, efficienza fiscale, una strategia di ritiro dinamico e con prodotti a reddito garantito
tale combinazione può determinare e generare un 29% di reddito sul ciclo della
pensione pari ad un 1,82% annuo in eccesso.
Se ancora pochi risparmiatori si
avvalgono di selezionati consulenti o advisor forse manca ancora la cultura e
la qualità di questo cambio.
Forse rimane ancora più
importante il rendimento o il prodotto a discapito di tutto ciò che gira
attorno ad un investimento che, ricordiamoci, è frutto di sudato risparmio.

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L’azionario cinese dalla A alla H

La Cina oltre ad essere la seconda economia a livello mondiale e uno dei Paesi con il più elevato tasso di crescita, costituisce un mercato di primaria importanza per gli investimenti. 
Anche gli investitori privati hanno acquisito via via più familiarità con le caratteristiche di questo mercato, tuttavia permangono talvolta dubbi che possono frenare o intimorire gli investitori. 
Sperando che una maggiore conoscenza del tema possa essere di aiuto a chiunque potesse interessare, vogliamo, quindi, fare chiarezza sul tema delle diverse classi di azioni presenti sul mercato, o meglio sui mercati della Cina. 
Le società cinesi sono infatti quotate su diverse Borse, anche al di fuori dell’Asia. 
Non tutti i titoli sono denominati nella stessa valuta né sono accessibili a tutti gli investitori e vi sono differenze importanti fra i diversi mercati in termini di valutazioni, disponibilità, liquidità e condizioni fiscali.
 
– Azioni A: questa tipologia di azioni, scambiata sulle Borse di Shanghai e Shenzhen in renminbi, è prevalentemente riservata a investitori cinesi, fatta eccezione per alcuni grandi investitori istituzionali qualificati (QFII). 
– Azioni B: consentono anche a soggetti stranieri che utilizzano valuta estera di investire direttamente in Cina. Queste sono disponibili sia nella Borsa di Shanghai (USD) che in quella di Shenzhen (HKD). La maggior parte delle società cinesi preferisce tuttavia non quotare azioni B poiché la loro registrazione è una procedura piuttosto tediosa. 
– Azioni H: sono quotate a Hong Kong e vengono scambiate in dollari di Hong Kong (HKD) facilmente convertibili. 
– Le azioni di tipo S, J e L sono quotate rispettivamente a Singapore, Tokyo e Londra. 
– Red chip: sono società statali cinesi costituite fuori dalla Cina continentale (generalmente Hong Kong) e scambiate sulla Borsa di Hong Kong. 
– P chip: sono società cinesi costituite in determinate giurisdizioni estere (Isole Cayman, Bermuda) e scambiate a Hong Kong. 
– Le società cinesi quotate negli Stati Uniti operano prevalentemente in settori che prevedono restrizioni agli investimenti diretti esteri, come i media, Internet e la formazione. 
– Ulteriori alternative per accedere al mercato cinese sono rappresentate dai certificati American Depository Receipt (ADR) e dalle Equity Linked Note1 (ELN). 
Queste distinzioni risultano particolarmente importanti per gli investitori, in quanto i rendimenti ottenuti dipenderanno in gran parte dall’accurata selezione delle società con le migliori prospettive future e altresì delle migliori classi di azioni. 
Si pensi ad esempio che l’indice MSCI China non comprende né azioni A né titoli cinesi quotati negli USA; la sovrapposizione con il mercato delle azioni H e quello delle Red chip raggiunge poi appena il 29% e il 19% rispettivamente.
I Gestori attivi  possono investire in tutte le classi di azioni cinesi e, quindi, beneficiare dalle differenze che contraddistinguono i mercati azionari cinesi. La liquidità, le imposte e i costi di transazione sono fattori particolarmente influenti che tendono a presentare differenze anche importanti nei diversi mercati. Tende, inoltre, ad esserci una marcata disparità fra le valutazioni delle varie classi di azioni e quindi la flessibilità di investire in tutte le classi può consentire di trarre vantaggio dalle differenti valutazioni, in particolare in fasi come quella attuale in cui queste tendono ad essere inferiori rispetto alle medie storiche. 
Infine la flessibilità è un’importante arma vincente al fine di costruire portafogli ben diversificati. Ad esempio le azioni H presentano una correlazione pari al 68% con le azioni A quotate a Shanghai e di appena il 50% con le controparti quotate negli Stati Uniti. 
Fonte: Fidelity Investment International
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C’era una volta il materasso

Vi è mai capitato di assistere ad
una discussione e sentirsi dire: “meglio il materasso”.  Oppure, di ricevere delle banconote tutte
perfette ma con odori spiacevoli?

La mia attività bancaria – consulenziale
è iniziata tanto tempo fa, quando queste modalità esistevano ancora e, con
molta diffidenza, i risparmiatori si avvicinavano allo sportello; incominciavano
ad apparire i primi bancomat e il libretto di risparmio era lo strumento più utilizzato.
Erano i tempi dei sistemi meccanizzati
Anker  e i primi computer facevano
capolino.
Di tempo ne è passato, anche se
mi sembra ieri, e non mi sento affatto “vecchio”.
Ieri mi trovavo in una sala di
attesa; mentre aspettavo la consegna di alcuni documenti, è iniziata una
discussione. Guarda caso una persona affermava: “I soldi, preferisco metterli
sotto il materasso”.
Da lì a poco la discussione si è
animata e allargata. Non vi sto a raccontare i dettagli e le disavventure
capitate, agli ignari risparmiatori.
Mi sono fatto una domanda: se
dopo tanti anni rimane ancora impresso “il materasso”, come sistema di
risparmio, c’è qualcosa che non funziona.
Eppure, ancora oggi, con questo
sistema, c’è chi detiene banconote nella vecchia lira (perché le aveva
dimenticate) , non più convertibili, c’è, anche, chi non si ricorda più dove le
nasconde (banconote).
Il risparmio è necessario per far fronte agli eventi della vita; alle
necessità presenti e future.
La cultura del risparmio esiste, anche se risulta sempre più difficile,
solo che spesso è effettuata in maniera non
corretta.
Mi ricordo, ancora, quando si
acquistavano o rinnovavano trimestralmente i Certificati di Deposito o i Buoni
Ordinari del Tesoro. Ogni giorno, si formavano file interminabili allo
sportello, soprattutto in prossimità delle aste di collocamento.
Dopo oltre trent’anni le cose non
sono molto cambiate; parlare di
pianificazione dei risparmi e di allocazione è ancora per pochi.
In effetti, le disavventure
avvenute sul risparmio  e la diffidenza
alimentata verso i Promotori Finanziari fa sì che il risparmio rimane ancora
oggetto e risorsa della Banca tradizionale o delle Poste.
Il nostro è un mestiere di fiducia; con mio rammarico, ma penso, anche,
di tanti altri colleghi che ogni giorno onestamente svolgono il proprio lavoro.
Qualcuno l’ha definito “Un nuovo Mondo” io aggiungo un nuovo modo per
investire e pianificare il nostro ciclo di vita.
Non solo investimenti ma
consulenza su esigenze specifiche; su donazioni, successioni e passaggi
generazionali ad esempio.
La valutazione degli investimenti
sotto il profilo fiscale diventa sempre più importante; se parliamo, invece, di
quiescenza o pensione è indispensabile conoscere le nuove norme della riforma Fornero.
Se infine, gli eventi di Cipro,
l’azzeramento dei bond islandesi o il default di Lehman o Parmalat, ad esempio,
alimentano i vostri dubbi se conviene investire
ancora
, non è sicuramente il materasso la migliore soluzione.
RIPRODUZION RISERVATA

Exchange Trade Fund con replica sintetica

Oggi parliamo di Etf con replica
sintetica.
Molti conoscono questi strumenti
finanziari per la loro replica passiva di un indice. 

L’altro aspetto, per cui
godono di molto successo, è il contenimento delle spese ovvero un Ter contenuto
(Ter è l’acronimo di Totale Expensive Ratio ed esprime il rapporto totale degli
oneri posti a carico del fondo). Una particolare tipologia di etf replica in
maniera sintetica l’indice usando dei derivati e swap collaterali.
L’importanza di conoscere bene
gli strumenti  su cui si investe è più
che mai indispensabile e, a mio avviso, il risparmiatore non è spesso in grado
di valutare tutti gli strumenti.

Quanto scrivo è stato oggetto di un
corso di formazione, certificato Efpa,  presso il “Salone del Risparmio” tenuto dalla
 Professoressa
Maria Debora Braga.
(Professoressa Ordinario di Economia degli Intermediari Finanziari
(Università della Valle d’Aosta e Scuola di Direzione Aziendale dell’Università
Bocconi) e Ph.D. in Banking and Finance (Università Bocconi)
).
Non andrò a ripetere l’intero corso ma ad evidenziare un
aspetto che sicuramente è sconosciuto a
molti
, anche agli addetti ai lavori:
– alcuni etf a replica sintetica utilizzano uno swap
collaterale la cui controparte è la capogruppo di appartenenza (e qui potrebbe
sussistere il rischio controparte);
l’indice di
riferimento viene replicato, ad esempio per etf sul mercato brasiliano, senza
detenere nessun titolo di questo mercato ma costruendo uno swap, appunto
sintetico.
I principali titoli, presenti su questo etf analizzato sono i
seguenti:
Apple Inc
2,78%
Bridgestone Corp
1,56%
Honda Motor Co Ltd
2,61%
Japan Tobacco Inc
1,52%
McDonald’s Corp
2,35%
Citigroup Inc
1,50%
Sanofi
2,32%
British American Tobacco PLC
1,45%
Softbank Corp
2,24%
Canon Inc
1,41%
SAP AG
2,01%
Google Incorporated
1,30%
Eni SpA
1,85%
UKT 4 1/4 12/07/40
1,19%
Tesco PLC
1,80%
RAGB 3.15 06/20/44
1,18%
Vodafone Group PLC
1,74%
NETHER 1 1/4 01/15/18
1,12%
Fast Retailing Co Ltd
1,69%
Toyota Motor Corp
1,11%
Nessuno appartiene
all’indice Msci Brazil Index
(benchmark) che è composto da 78 titoli che
coprono circa l’84% del mercato azionario brasiliano.
Penso che quanto indicato sia sufficiente e importante per cercare
consulenti preparati e certificati; l’advisor consulente, alla stregua di molti
professionisti, deve informarsi, partecipare a corsi e acquisire crediti
formativi. 
Anche per questi motivi la consulenza non deve essere
gratuita.
Diffidiamo dei “Madoff” che offrono solo rendimenti passati.
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E tu, di che rischio sei?

Parlare di investimenti e
rischio, mi sto accorgendo, è molto difficile.
Se si chiede qual è la
propensione al rischio la risposta è: “Non voglio rischiare”. La maggior parte
risponde in questa maniera ma poi affermano di ottenere performance che fanno
presagire tutto tranne che un investimento a basso rischio.

Orgoglioso delle performance ma silenzioso e riservato sulle
disavventure capitate. Poco propenso a fornire il proprio reddito e il
patrimonio immobiliare. Questo è il risparmiatore.
Investire non è un gioco e il
consulente non è un giocatore di poker che bleffa. Per questo non dovrebbe
parlare di rendimenti ma di obiettivi da raggiungere. Invece, succede sempre il
contrario, e si esaltano le performance passate.
Ieri, parlando di investimenti,
con un cliente potenziale, mi sfoggiava orgoglioso un 10%, nel 2012.
Niente di più facile, visto come
sono andate le cose; la questione è, però, nel conoscere come si è ottenuto il
risultato. 
Per non “indispettire” gli ho
domandato, molto a grandi linee, che tipo di investimenti ha effettuato e in
quali percentuali. La risposta è stata molto vaga e, trattandosi, di un cliente
importante, almeno dalle informazioni ottenute,   ho avuto una percezione che l’investimento
fosse stato costruito non tanto su un asset allocation strategica e tattica ma
su singole soluzioni di investimento che di volta in volta si sono presentate.
Come far capire al risparmiatore che forse nella strategia dei suoi
investimenti c’è qualcosa che non va?
Sono  ormai più di dieci anni che utilizzo diverse piattaforme per meglio valutare  il portafoglio dei clienti;  per analizzare prima i nostri errori e poi per
l’efficienza di quanto proposto con un attenzione particolare al rischio e al
possibile drawdown dello stesso
portafoglio.
Per curiosità ma, soprattutto,
per passione ho potuto anche verificare alcune importanti gestioni
istituzionali, e, nessuno me ne voglia, ma con somma modestia, qualcosa ci
sarebbe da dire.  Tutti possiamo sbagliare,
ma quando si evincono cospicui default su Lehman Brother e svalutazioni su un
bond perpetual un campanello d’allarme dovrebbe squillare.
E’ importante, quindi,  un
check-up di primavera, come indicato nella stampa specializzata di questi
giorni? Certo, ne sono pienamente convinto ma, aggiungo, quanti risparmiatori lo
fanno o sono in grado di farlo?
La scarsa informazione dovrebbe
demandare a figure professionali questa incombenza.
Quali sono queste figure
professionali, viene spontaneo domandarsi ?
Il risparmiatore italiano
preferisce ancora la figura bancaria classica, anche se ne esce sempre
bistrattato e poco seguito (chi scrive ha avuto oltre 20 anni di esperienza in
banca).
Purtroppo, è, anche, poco incline
a ricercare una figura nuova, che è iscritta, peraltro, ad un albo e, magari,
ha una certificazione.
Risparmiatori è tempo di agire se
ci tenete ai Vostri sudati risparmi.
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Acqua – un bene da salvaguardare

Ieri, come ogni 22 marzo, si è festeggiato la giornata mondiale dell’acqua.
Preziose e al tempo stesso sprecate. Questo è lo stato precario delle risorse idriche mondiali, come indicato in alcuni studi delle Nazioni Unite e dell’OCSE.

Complessivamente il mondo dovrà investire un trilione di dollari all’anno fino al 2030 per la salvaguardia delle sue risorse idriche.

È questo lo scenario in cui è prevedibile che il settore dei servizi idrici potrà sostenere il suo elevato tasso di crescita, pari attualmente al 6% annuo.
Per gli investitori, ciò costituisce un’opportunità interessante: gran parte dell’espansione di questa industria avverrà tramite il settore privato. Le società private rappresentano attualmente solo l’8% del mercato dei servizi idrici globali, ma questo dato si prevede salirà al 21% nel prossimo decennio, guidato in gran parte dall’esternalizzazione dei servizi idrici in tutto il mondo.
Acquisire una partecipazione nelle società in grado di contribuire a fare uscire il mondo dalla crisi idrica può pertanto essere un’occasione irripetibile per gli investitori.

Il grafico qui accanto mostra l’andamento di un fondo specializzato sul settore “water” confrontato con l’indice Msci world.
Oggi si può essere investitori e al tempo stesso guardare la sostenibilità e la responsabilità delle aziende in cui si investe senza, peraltro, avere nessuna incidenza sul risultato finale.

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Navigare nella nebbia

I mercati e i portafogli di molti
risparmiatori stanno navigando nella nebbia.

Tutti sappiamo quanto pericoloso
sia viaggiare in auto con la nebbia; dei muri s’innalzano improvvisi senza
permettere di vedere nulla o quasi.
Nulla o quasi vedono molti
risparmiatori, attenti al rendimento, ma non ai rischi che corrono con i loro
risparmi. La parola rischio, nella mente dei  risparmiatori, ancora non esiste. Eppure in
questi anni le disavventure non sono mancate e non mancano tuttora.
La borsa di New York e quella
di  Francoforte, a quattro anni esatti
dai minimi, si trovano di nuovo sui massimi storici del 2007. Dai minimi del
2009, l’SP 500 è salito del 134 per cento, mentre la borsa tedesca è  raddoppiata. Anche la produzione industriale
dei due paesi è tornata sui livelli pre-crisi.
Bill Gross, personaggio ben noto
nel mondo finanziario e del risparmio, parla, nella sua ultima newsletter,
dell’euforia irrazionale; dice che ben venga la razionalità, ben venga la
propensione all’ottimismo, purchè l’entusiasmo non venga stemperato dalla irragionevole
constatazione dell’euforia degli investitori.
Anche il rischio politico fa la
sua parte; in Italia gli spread si allargano e si restringono a seconda della
possibilità di creare un nuovo governo.
Quanti hanno investito in queste
borse negli ultimi anni? Se l’hanno fatto, è stato nel momento opportuno oppure
sono ancora distanti da quanto hanno investito?
L’importanza di un check-up dei
propri risparmi consiste proprio in tutti questi motivi. Una diagnosi delle
aspettative dei clienti unitamente alla volatilità dei mercati permettono,
senza peraltro tralasciare gli aspetti fiscali, per avere un quadro sempre
aggiornato.
La consulenza, spesso si associa ad un rendimento o ad una performance.
Vorrei sottolineare che non è il punto più importante.
Il punto più importante dovrebbe
essere l’obiettivo che si vuole
raggiungere con i propri investimenti; la possibilità di raggiungerlo o meno. L’adeguatezza e l’appropriatezza degli strumenti secondo la propria propensione al
rischio.
Quanti investitori/risparmiatori hanno
cominciato a realizzare che gli investimenti non sono dei “giocattoli” usa e
getta (compera/vendi)?
Non si vuole evidenziare la
“bravura” delle previsioni, come molti “guru” della finanza, ma una corretta
allocazione dei propri risparmi secondo le proprie esigenze. Questo è il “mestiere” del consulente.
Non si vuole avere il prodotto
migliore ma la soluzione che meglio garantisca il profilo rischio/rendimento.
Chi si ricorda il 2000 quando si
era alla ricerca di tutto ciò che era legato ad internet?
Chi si ricorda il successo di
alcuni fondi che nel 2000 avevano abbandonato la tecnologia?
Potremmo continuare nei ricordi
ma il punto, lo ripeto, è non navigare nella nebbia. Essere  consapevoli e smettere di continuare a dire “sono a posto” oppure “siete tutti uguali” e, intanto, si
scoprono obbligazioni in default e investimenti sull’ottovolante.
Quanti risparmiatori conoscono le
nuove tassazioni che colpiscono gli investimenti finanziari?
Oppure, per effetto della
tassazione sul maturato dei fondi, quanto credito di imposta è ancora da
recuperare?
Tanti quesiti che non sono di
facile risposta; perlomeno per i non addetti ai lavori.
Se cercate una risposta, oppure ne avete in sospeso, dove non ottenete informazioni
esaurienti, sono a disposizione.
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obbligazioni subordinate queste sconosciute.

Il nome obbligazione è risaputo, relativo ad un investimento a basso rischio. Ma è sempre così?

Se andiamo a vedere la storia degli ultimi anni, le più grosse delusioni sono avvenute sul comparto obbligazionario.
Questa settimana alcuni clienti mi hanno presentato il loro dossier titoli relativo ad un Istituto che, nella mia città, è una importante Istituzione.
Nell’aprile del 2008 viene collocato il primo “Upper tier II” al pubblico per un controvalore di 2 miliardi; queste obbligazioni si trovano sui dossier titoli dei clienti retail della banca. 
Un noto quotidiano finanziario intitolava un articolo: “Quelli che offrono di più. Però attenzione ai rischi”
Il bond in questione, non quotato su un mercato regolamentato, ha una durata di dieci anni; è del tipo upper tier II e, quindi, tra i più rischiosi. Nel prospetto viene infatti segnalata la facoltà di sospendere il pagamento della cedola in caso di andamenti negativi della gestione. L’obbligazione, scrive sempre lo stesso quotidiano, “si avvicina quasi ad un’azione”
Mia zia, ottantadue anni, ha sottoscritto anche lei questi bond, nonostante, le mie perplessità; le hanno fatto vendere i titoli di Stato per sottoscrivere il titolo.
Subordinato vuol dire che in caso di fallimento della banca i possessori dei bond, con tali caratteristiche, saranno soddisfatti dopo i creditori privilegiati e chirografari. 
Che fare allora?
La banca che vi ha proposto questi investimenti vi parlerà mai negativamente di questo investimento?
Purtroppo, non si è mai profeti in patria;  risparmiatori aprite gli occhi.

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I diamanti

In considerazione delle sue caratteristiche fisiche e del valore riconosciutogli rispetto alle sue dimensioni il diamante può essere definito la valuta “più dura” del mondo.

Un  primo importante e positivo aspetto che giustifica l’investimento fisico in diamanti risiede nell’esistenza di mercati trasparenti e regolamentati fra i quali, i più importanti e famosi sono rappresentati dalle borse di Anversa, Londra e New York. Dall’esame dei dati storici si giunge a calcolare che il valore dei diamanti grezzi negli ultimi 35 anni è cresciuto in media del 10% annuo.L’andamento medio globale del prezzo dei diamanti dal 1996 al 2006, confrontato con la dinamica dell’inflazione, se ne ricava una crescita pressoché costante, senza eccessiva volatilità, del valore della pietra preziosa che ha consentito nel tempo di conservare il proprio potere di acquisto.

Tuttavia è essenziale tenere in considerazione che non tutti i diamanti sono validi per fini di investimento; è infatti necessario effettuare una scelta accurata sulla base delle caratteristiche che la pietra deve possedere, riassunte dagli esperti  nelle cosiddette “5 C”:  Color (colore),  Clarity (purezza),  Cut (taglio),  Carat (peso) e  Certificate (certificato).
La caratteristica certamente più importante del diamante è senz’altro il colore dato che il prezzo viene stabilito principalmente in base alla luce della pietra. Le sfumature sono le più svariate ma per un diamante da investimento è bene non scendere al di sotto del bianco con lievi tonalità.  Il peso dei diamanti è dichiarato in carati e la quotazione avviene per centesimo di carato.
Il grado di purezza viene misurato dalla presenza/assenza di imperfezioni interne nella pietra  e, secondo le direttive internazionali, soltanto la sfaccettatura 8-simmetrica da brillante con 57 faccette (taglio rotondo) possiede riconoscimento mondiale. Tutti i diamanti da investimento devono essere accompagnati da un certificato di garanzia universalmente riconosciuto il quale non aumenta il valore della pietra ma tutela il consumatore poiché ne conferma l’autenticità e le caratteristiche specifiche. Benché siano numerosi gli istituti gemmologi che rilasciano certificazioni, quelli riconosciuti a livello mondiale operano in maniera assolutamente neutrale e non essendo legati ad attività di compra-vendita, procedono ad una valutazione del diamante rispettando le direttive internazionali, garantiscono e rispondono della veridicità delle dichiarazioni riportate sul certificato. La presenza di  documentazione ufficiale risulta inoltre indispensabile ai fini assicurativi per un corretto calcolo del premio, nonché per un’eventuale richiesta di rimborso danni.  

Un diamante che rientri nella definizione  “da investimento” presenta dinamiche di valore indipendente  rispetto agli andamenti di qualsiasi altra asset class, in  conseguenza diretta della struttura del mercato di riferimento che vede come operatore principale la De Beers Consolidated Mines Ltd. Essa, infatti, per il tramite di due società controllate, detiene una quota pari al 75% degli scambi mondiali di diamanti riuscendo a mantenere pressoché costante l’ascesa del valore delle pietre preziose abbinata ad una bassa volatilità, estraendo e vendendo quantità contingentate a seconda delle differenti situazioni macroeconomiche e potenzialità della domanda. 
Tratto da: “Investimento in attività non finanziarie nella gestione di grandi patrimoni”. Autore: Andrea Lippi.
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