Che cosa cerca l’investitore?

In questi giorni di “festa” è consuetudine mettere un pò in ordine e prepararsi per un nuovo anno.

Ho ritrovato questo articolo che avevo scritto e postato sul blog ancora nel giugno 2012, dopo il mio secondo viaggio a Chicago per il consueto incontro annuale organizzato da Morningstar.
“Sono in volo per Chicago, per partecipare al meeting annuale di Morningstar, e, sfogliando il Corriere, la mia vista viene attratta da un articolo che tratta dei prestiti perpetui e la possibile sospensione delle cedole.

Circa la rischiosità di questa tipologia di obbligazioni ho già trattato più volte e, volendo, è possibile andare a rileggersi i post pubblicati sul blog.
L’articolo, scritto da Federico De Rosa sul Corriere del giorno 19 giugno 2012, evidenzia, appunto, offerte obbligazionarie rivolte ai risparmiatori, molto spesso ignari, ma attratti da un rendimento particolare.
Ebbene, a fronte di particolari cedole non si comprende il rischio del sottostante; l’investitore si accorge così di aver perso molto dall’investimento oppure non gli vengono erogate le periodiche cedole in quanto esiste la facoltà di sospenderle.
Sono alcuni dei tanti casi che possono capitare; quello che forse l’investitore non vuole e non intende percepire è che rendimenti particolarmente interessanti possono celare insidie.
Nella mia permanenza a Chicago, ho potuto conoscere alcune indagini svolte da Morningstar; si evidenzia la scarsa diversificazione degli investimenti, concentrata su pochi o, in qualche caso, su un unico emittente. Allo stesso tempo viene fatta anche una raccomandazione: non diversificare troppo.
Che cosa cerca l’investitore?
Un rapporto fiduciario improntato sulla semplicità e sulla relazione.
Fatto ne sia, che le indagini svolte, evidenziano che i portafogli gestiti da consulenti siano più efficienti.
Voglio fare una precisazione sull’efficienza; questo non vuol dire che non si possano avere delle perdite. Le eventuali perdite, sono in molti casi, relative al momento e, comunque, molto inferiori agli indici o benchmark di riferimento.
Altro elemento molto poco considerato è l’inflazione. Poco conosciuti e utilizzati gli investimenti legati a questa indicizzazione. Infine, nell’ambito della diversificazione, l’esposizione internazionale è poco considerata.
Detto ciò si aggiungono aspetti comportamentali dell’investitore; tende ad acquistare gli strumenti finanziari sbagliando timing di entrata ed uscita. Ne consegue che i ritorni sono molto inferiori alle performance anche perché tende a smobilizzare l’investimento nei momenti peggiori.
Un consiglio: non guardate troppo al breve termine e pianificate i vostri investimenti”.