Are returns turning?

Oggi, per sperare in rendimenti più soddisfacenti ci si è spostati sulle azioni. Ma per ora è stato fatto poco e tardi, perché le azioni fanno paura dato che il loro valore oscilla di più. Come ci ricorda Fabrizio Galimberti (Plus24 del 4 aprile 2015, p. 14): “i prezzi delle azioni sono grumi dei profitti a venire e, mancando la capacità di guardare con sicurezza a quel che succederà, l’adeguatezza tra prezzi e profitti prende a misura i profitti presenti”    (cfr. tabella con i dati dello S&P 500).
La tabella mostra la crescita dei profitti su 15 anni generati dai titoli dello S&P 500. E tuttavia, anche se si considera l’indice Wilshire 5000, quello più largo preferito da Galimberti, si deve concludere che: “si notano, per la prima volta da molto tempo, segni di una qualche sopravvalutazione delle quotazioni di Wall Street”. Di qui il dilemma tra azioni forse care e titoli “sicuri” che offrono rendimenti quasi nulli. Oggi questo dilemma viene risolto offrendo prodotti multi asset che, in certo qual modo, “rendono meno evidente la presenza di azioni in quanto sono nascoste al loro interno”. La rendono meno evidente perché la loro scelta è lasciata al gestore, non è responsabilità diretta del cliente finale. Ma la paura resta sotto traccia, perché è intuitivo che il rendimento soddisfacente dei prodotti multi asset è ottenuto grazie alla presenza parziale di titoli azionari. 
La morale di tutta questa storia è che non ci sono più porti assolutamente sicuri, rifugi tranquilli dove mettersi l’animo in pace per lungo tempo (si pensava che questo avvenisse con le case, ma abbiamo visto come la “grande illusione” sia svanita per sempre). Ecco perché parlo ora di paure. Perché di questi tempi, per la prima volta da quando io ho memoria, è più che mai importante “imparare a controllare le paure”. E cioè non soffrire e non gioire né per le discese né per le salite perché saremo costretti ad avere portafogli più volatili. 
Fonte: I Soldi in Testa – Prof. Legrenzi