In realtà, gli analisti da settimane davano per inevitabile il crollo della barriera psicologica dei 50 dollari. Le ragioni sono principalmente tre.
Primo: l’aumento dell’offerta. Proprio oggi il ministro del petrolio iracheno ha annunciato che il Paese, il secondo per importanza dell’Opec, intende aumentare a livelli record le esportazioni di greggio in gennaio, mentre la Russia ha registrato per il mese di dicembre il livello più alto di produzione dai tempi dell’Unione Sovietica. A questo si aggiunge il rifiuto dei sauditi di un taglio. Seconda grande causa del crollo del barile: la stagnazione della domanda mondiale (dalla Cina a un’Eurozona dove pure la Germania bussa alle porte della deflazione, come hanno dimostrato i dati di oggi). Terzo motivo il dollaro forte, che colpisce tutte le commodities.
Fonte: Il Sole 24 Ore