La Fiera delle Parole: “Perché gestiamo male i nostri risparmi” P. Legrenzi.

L’altra sera, nella stupenda “Sala
dei Giganti” al Liviano a –  Padova, il
Prof. Legrenzi ha presentato il suo ultimo lavoro: “Perché gestiamo male i
nostri risparmi”.

Ho avuto modo di apprezzare il
Professore in diversi momenti e, in queste righe, non vorrei riassumere gli
argomenti del libro ma piuttosto far emergere alcune riflessioni e impressioni.
La prima riflessione: è più
rischioso detenere una azione oppure una obbligazione?
Il profano sicuramente
risponderebbe che un’azione è più rischiosa. Ma spesso non vengono considerate
tanti elementi. Sicuramente un titolo obbligazionario dovrebbe essere meno
rischioso ma non certo immune da rischi.
Quando mi sono trovato in aula di
formazione, ho sempre chiesto  ai
presenti, tutti giovani universitari, quali sono stati gli eventi, che si
ricordavano, che avevano scosso i risparmi degli investitori.
Venivano pronunciate le parole
Argentina, Cirio, Parmalat, Lehman etc.; domandavo  che tipo di investimento era nello  specifico? Una azione o una obbligazione?
Sempre si avvertiva uno
smarrimento perché tutti gli eventi pronunciati riguardavano obbligazioni.
I risparmi degli Italiani sono
stati  spesso colpiti da quegli strumenti
che erano considerati “Piu sicuri”.
La regina di tutte le privatizzazioni
e’ stata certamente Eni che,
considerando il primo collocamento a 2,71 euro, ha offerto una
performance positiva di oltre il 600%, pari all’11,7% annuo, dividendi
compresi (fonte Milano Finanza).
Purtroppo, come ben diceva il Prof.
Legrenzi, i risparmi degli italiani sono poco diversificati; ben 2/3 sono in
immobili e la parte rimanente principalmente in obbligazioni poco liquide e di
un unico emittente (fonte Banca d’Italia).
Gli intervenuti dell’altra sera, persone
di una certa cultura, erano focalizzati principalmente a non trovare più
fiducia nei loro interlocutori; e il loro interlocutore principale rimane la
Banca.
Chi scrive, ha oltre 30 anni di
esperienza, e vent’anni sono stati trascorsi in un Istituto bancario locale;
purtroppo la banca è cambiata radicalmente e, dipende, molto dalla controparte a cui ci si affida.  
Del resto, esiste ancora molta
diffidenza verso chi fa questo mestiere come professione. 

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Il mercato finanziario è cambiato,
non è immune da rischi, e il continuo ricercare quegli investimenti che
ricordano il passato non fa altro che ripetere continui errori.
C’è bisogno di una svolta epocale
perché non è più possibile gestire male i propri risparmi; un tempo erano più
consistenti e le scelte errate non andavano ad inficiare i risultati. Oggi
risparmiamo molto meno e quel poco che si riesce a risparmiare deve essere
gestito in maniera più efficiente.
Il denaro depositato sul conto
corrente non risulta più fruttifero e a lungo andare l’erosione del costo della 
vita, lentamente, ridurrà il potere di acquisto.
(immagini: Fonte Templeton)
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