Ma la consulenza è un costo o un risparmio?


Il cash non costa nulla di commissioni
di intermediazione, non produce redditi tassati e subisce solo l’erosione dolce dell’inflazione,
invisibile come il monossido di carbonio e letale solo in tempi lunghi, scrive Alessandro
Fugnoli sulla sua rubrica “Il Rosso e il Nero”.
Oggi, la stampa nazionale,
riportava le misure introdotte dalla direttiva sulla Risoluzione bancaria.
Molti si potranno chiedere che
cos’è e a cosa serve; altri potranno affermare che sono a posto così, altri
ancora che non hanno un conto e tantomeno soldi.
Ma veniamo al dunque.
Se qualche banca dovesse affondare in futuro, a pagare per le perdite
sarebbero i privati. Azionisti in primo luogo, poi i possessori di obbligazioni
subordinate, poi gli obbligazionisti cosiddetti senior e, infine, i correntisti.
Pagheranno fino ad una cifra pari all’8% del totale delle passività della banca
in crisi.
Perché tutto questo?
Tutto è iniziato in Irlanda con
Bank of Ireland o Allied Irish Bank. Hanno proposto a chi possedeva
obbligazioni subordinate un mini rimborso cash oppure azioni. Chi non avesse
accettato l’offerta avrebbe ricevuto solo un misero centesimo di euro per ogni
mille investiti.
In seguito l’Olanda con Sns Bank
ha espropriato tutte le obbligazioni subordinate con un indennizzo pari a zero.
Tra il 2008 e il 2011 per salvare e consolidare le banche, i governi
europei hanno complessivamente impegnato un terzo del prodotto interno lordo annuale
dei Paesi dell’Unione.
Allora meglio il cash, direbbe
qualcuno. Attenzione anche qui perché ci sarà la discrezionalità e le eccezioni
nazionali.
In questo nuovo contesto
diventerà sempre più importante la consulenza.
Stiamo parlando di sudati e tassati risparmi delle famiglie che, ogni
tanto, “svaniscono” in operazioni, qualche volta, non adeguate e appropriate,
ma, soprattutto, in operazioni poco chiare o trasparenti.
E’ per questo che la consulenza
dovrebbe essere prima di tutto educazione finanziaria. 
La diversificazione, tanto
ripetuta, quasi a nausea, non si effettua in maniera banale acquistando
strumenti diversi.
Il mondo è cambiato, nel nostro
ambito possiamo quasi dire che abbiamo raggiunto la “Fantafinanza”, e non
possiamo rimanere indietro ma, soprattutto, non possiamo subire in maniera
passiva.
E’ per questo, alla luce di un
cambiamento radicale del welfare, la necessità di una politica sociale verso i
risparmiatori con l’educazione e la consulenza.
C’è sempre più bisogno di
risparmiare; e forse in questo momento la parola risparmio è stata accantonata.
La consulenza viene,quindi,
considerata un costo, un onere a cui si può fare a meno.
Forse, invece, potrebbe evitare
qualche perdita, minori imposte, un allocazione migliore ed evitare l’erosione
dell’inflazione.
Nonostante, tutto questo, le indagini riportano che solo l’8% dei risparmiatori  riceve
consigli personalizzati.
Per chi volesse approfondire, può
andare a leggere, al seguente indirizzo, il mio post sull’indagine Consob circa
Intermediari/Famiglie e la consulenza:    http://ow.ly/mtVbP.

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