E tu, di che rischio sei?

Parlare di investimenti e
rischio, mi sto accorgendo, è molto difficile.
Se si chiede qual è la
propensione al rischio la risposta è: “Non voglio rischiare”. La maggior parte
risponde in questa maniera ma poi affermano di ottenere performance che fanno
presagire tutto tranne che un investimento a basso rischio.

Orgoglioso delle performance ma silenzioso e riservato sulle
disavventure capitate. Poco propenso a fornire il proprio reddito e il
patrimonio immobiliare. Questo è il risparmiatore.
Investire non è un gioco e il
consulente non è un giocatore di poker che bleffa. Per questo non dovrebbe
parlare di rendimenti ma di obiettivi da raggiungere. Invece, succede sempre il
contrario, e si esaltano le performance passate.
Ieri, parlando di investimenti,
con un cliente potenziale, mi sfoggiava orgoglioso un 10%, nel 2012.
Niente di più facile, visto come
sono andate le cose; la questione è, però, nel conoscere come si è ottenuto il
risultato. 
Per non “indispettire” gli ho
domandato, molto a grandi linee, che tipo di investimenti ha effettuato e in
quali percentuali. La risposta è stata molto vaga e, trattandosi, di un cliente
importante, almeno dalle informazioni ottenute,   ho avuto una percezione che l’investimento
fosse stato costruito non tanto su un asset allocation strategica e tattica ma
su singole soluzioni di investimento che di volta in volta si sono presentate.
Come far capire al risparmiatore che forse nella strategia dei suoi
investimenti c’è qualcosa che non va?
Sono  ormai più di dieci anni che utilizzo diverse piattaforme per meglio valutare  il portafoglio dei clienti;  per analizzare prima i nostri errori e poi per
l’efficienza di quanto proposto con un attenzione particolare al rischio e al
possibile drawdown dello stesso
portafoglio.
Per curiosità ma, soprattutto,
per passione ho potuto anche verificare alcune importanti gestioni
istituzionali, e, nessuno me ne voglia, ma con somma modestia, qualcosa ci
sarebbe da dire.  Tutti possiamo sbagliare,
ma quando si evincono cospicui default su Lehman Brother e svalutazioni su un
bond perpetual un campanello d’allarme dovrebbe squillare.
E’ importante, quindi,  un
check-up di primavera, come indicato nella stampa specializzata di questi
giorni? Certo, ne sono pienamente convinto ma, aggiungo, quanti risparmiatori lo
fanno o sono in grado di farlo?
La scarsa informazione dovrebbe
demandare a figure professionali questa incombenza.
Quali sono queste figure
professionali, viene spontaneo domandarsi ?
Il risparmiatore italiano
preferisce ancora la figura bancaria classica, anche se ne esce sempre
bistrattato e poco seguito (chi scrive ha avuto oltre 20 anni di esperienza in
banca).
Purtroppo, è, anche, poco incline
a ricercare una figura nuova, che è iscritta, peraltro, ad un albo e, magari,
ha una certificazione.
Risparmiatori è tempo di agire se
ci tenete ai Vostri sudati risparmi.
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