Se andiamo a vedere la storia degli ultimi anni, le più grosse delusioni sono avvenute sul comparto obbligazionario.
Questa settimana alcuni clienti mi hanno presentato il loro dossier titoli relativo ad un Istituto che, nella mia città, è una importante Istituzione.
Nell’aprile del 2008 viene collocato il primo “Upper tier II” al pubblico per un controvalore di 2 miliardi; queste obbligazioni si trovano sui dossier titoli dei clienti retail della banca.
Un noto quotidiano finanziario intitolava un articolo: “Quelli che offrono di più. Però attenzione ai rischi”.
Il bond in questione, non quotato su un mercato regolamentato, ha una durata di dieci anni; è del tipo upper tier II e, quindi, tra i più rischiosi. Nel prospetto viene infatti segnalata la facoltà di sospendere il pagamento della cedola in caso di andamenti negativi della gestione. L’obbligazione, scrive sempre lo stesso quotidiano, “si avvicina quasi ad un’azione”.
Mia zia, ottantadue anni, ha sottoscritto anche lei questi bond, nonostante, le mie perplessità; le hanno fatto vendere i titoli di Stato per sottoscrivere il titolo.
Subordinato vuol dire che in caso di fallimento della banca i possessori dei bond, con tali caratteristiche, saranno soddisfatti dopo i creditori privilegiati e chirografari.
Che fare allora?
La banca che vi ha proposto questi investimenti vi parlerà mai negativamente di questo investimento?
Purtroppo, non si è mai profeti in patria; risparmiatori aprite gli occhi.
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