L’investimento immobiliare diretto

L’investimento immobiliare diretto era considerato in passato un antagonista del Private Banking in quanto determinava la sottrazione di disponibilità liquide a discapito di asset di tipo finanziario.

Oggi invece la necessità di offrire una consulenza globale alla clientela private, unitamente alla richiesta di una maggiore stabilità dei portafogli, hanno portato a considerare tale tipologia di investimento in un’ottica di wealth management.    

Per affrontare correttamente il tema dell’investimento diretto nel settore  real estate occorre riconoscere una prima oggettiva difficoltà rappresentata dall’assenza di  mercati regolamentati che comporta inevitabilmente una scarsa trasparenza delle dinamiche del prezzo dei beni immobili. Questo elemento, unitamente alla disomogeneità di beni che compongono il settore, amplifica notevolmente  le difficoltà insite nel processo di catalogazione, perizia e raffronto anche infrasettoriale originando una molteplicità di metodologie di valutazione.
In queste metodologie si ricorre ad analisi che richiedono una generica classificazione del mercato immobiliare effettuata con riferimento alle caratteristiche tipologiche dei beni oggetto di investimento. Così nella prassi si è soliti distinguere fra unità commerciali e residenziali sulla base dell’effettivo utilizzo o destinazione d’uso, ricomprendendovi anche i lotti di terreno.   
                                                
Riteniamo che l’acquisto dell’abitazione principale non può essere ascritto ad una scelta di investimento ma piuttosto alla risposta ad una lecita esigenza di sicurezza avvertita da qualunque fascia di clientela e per tale motivo escluso dalla trattazione in questa sede.   

Le motivazioni alla base di tale tendenza richiamano i vantaggi derivanti dall’investimento diretto nel real estate. La principale caratteristica tradizionalmente riconosciuta alle attività immobiliari, e che quindi ne giustifica l’inserimento in un portafoglio di investimento già diversificato in strumenti finanziari, risiede nella capacità di garantire una buona protezione dall’inflazione. Sebbene il confronto sul tema sia reso difficoltoso dalla già accennata mancanza di un mercato ufficiale del real estate, l’evidenza empirica dimostra che il rendimento delle attività immobiliari è positivamente correlato con le variazioni del livello generale dei prezzi; ciò è verosimilmente una conseguenza della prassi di mercato di indicizzare parzialmente o totalmente i canoni di affitto all’inflazione. 

(Sebbene potenzialmente simili sotto il profilo tipologico gli immobili non sono mai perfettamente comparabili; si pensi al caso di due appartamenti della stessa metratura, destinati ad ufficio ed entrambi situati nel centro di Milano in posizione di pregio. Sebbene comparabili, le due strutture non saranno mai identiche in termini di ubicazione, anche se fossero edificati nella stessa via, e di caratteristiche tecnico costruttive).  

Un’altra importante caratteristica riconosciuta ai beni immobili è quella di presentare una bassa correlazione positiva con le  asset class finanziarie e quindi, se opportunamente inseriti in un portafoglio diversificato, consentono di ridurne il rischio complessivo. Riferendoci al mercato statunitense è infatti disponibile l’indice NCREIF che rappresenta l’investimento diretto in immobili e riflette i rendimenti di periodo delle proprietà immobiliari dei grandi investitori  istituzionali gestite su base fiduciaria da operatori specializzati. Dallo studio dei coefficienti di correlazione  calcolati nell’arco temporale 1978-2006 fra l’investimento immobiliare diretto (indice NCREIF) e il mercato azionario americano, rappresentato dallo S&P500, e le obbligazioni governative U$A  con scadenza 10 anni (UST10Y) si evince che l’investimento real estate può produrre un’effettiva riduzione del rischio di portafoglio sulla base di valori di correlazione bassi.

Nell’assumere la decisione di investire in  immobili occorre tenere in considerazione alcuni rischi peculiari del settore, ovvero l’illiquidità e la scarsa divisibilità delle proprietà.  Infatti, gli immobili vengono scambiati raramente e a intervalli irregolari in mercati a ricerca diretta altamente segmentati sia a livello tipologico che geografico. Ogni transazione presenta tempi lunghi di esecuzione e costi elevati anche a causa dell’asimmetria informativa esistente tra venditore e compratore. Questi elementi  potrebbero determinare l’impossibilità di una vendita “immediata” e costringere l’investitore a detenere il bene in portafoglio per un periodo superiore a quello desiderato (c.d.  holding period) oppure a cedere la proprietà ad un prezzo ribassato.  La non immediata e non gratuita, nonché non sempre fattibile, divisibilità  degli immobili può porre il cliente  private di fronte al problema della reperibilità della liquidità necessaria per sostenerne l’investimento tout court  con conseguente necessità di  valutare, assieme al proprio private banker, anche soluzioni di indebitamento. La gestione integrata della componente immobiliare in un portafoglio multi-asset può essere scomposta in varie  fasi  per una  schematizzazione delle aree e dei servizi nei quali potrebbe essere richiesto l’intervento di una private bank. I beni immobili richiedono, infatti, necessariamente una gestione attiva per quanto attiene la  decisione iniziale di acquisto (a livello logistico e tipologico), la loro amministrazione, la relativa manutenzione ordinaria e straordinaria, la ricerca degli affittuari nonché l’espletamento di tutti gli  obblighi burocratici e tributari; un’area di business che,  le private banks italiane non hanno ancora sviluppato perdendo il presidio del cliente su una componente importante dell’asset allocation.

TIPOLOGIA DI RISCHIO
DESCRIZIONE
Rischio Property
Si
riferisce all’esame di elementi oggettivi quali l’epoca di costruzione del
fabbricato, la manutenzione e le eventuali opere di ristrutturazione eseguite
nel tempo, l’attuale stato di conservazione, i materiali impiegati nella
realizzazione nonché la dotazione impiantistica interna in quanto gli
immobili sono soggetti ad un rapido deterioramento causato sia
dall’inquinamento atmosferico sia dalle caratteristiche tecniche di costruzione.
Inoltre è opportuno un accertamento sugli atti di provenienza dell’immobile
in modo che il titolo di proprietà sia certo ed inequivocabile e che la descrizione
del bene in atto pubblico corrisponda all’effettivo stato di fatto; sull’esistenza
di eventuali limitazioni sotto forma di servitù, vincoli in termini di uso, o
altri diritti reali che possono limitare e a volte svilire il diritto di
proprietà medesimo; sulla rendita attribuita al bene che deve essere omogenea
ad altre unità similari.
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Rischio Locatario
Un
investitore private potrebbe acquistare un  immobile, sia esso ad uso residenziale che industriale/commerciale,
tenendolo sfitto in attesa di una rivalutazione futura del suo valore oppure,
più verosimilmente, locare la proprietà al fine di ottenerne un rendimento
immediato  in attesa di una plusvalenza
maturanda nel tempo sul capitale
investito.
In questa seconda prospettiva la morosità o insolvenza del locatario possono compromettere
la regolare riscossione del canone alterando la cadenza dei flussi finanziari
in entrata ed avere ripercussioni a cascata sull’asset allocation del
locatore.
Rischio di contesto
Si
riferisce ad una serie di fattori esogeni che possono influenzare il valore dell’immobile
ed il relativo rendimento da locazione. Fra di essi particolare rilevanza assume
il rango della città in cui l’asset è ubicato, la posizione dell’edificio
all’interno del contesto urbano nonché le caratteristiche della
domanda-offerta locale che a loro volta dipenderanno da una innumerevole
quantità di esternalità quali, per esempio, la vicinanza al centro, la
facilità di parcheggio, la prossimità ad aree commerciali, l’immediatezza
delle vie di comunicazione, la presenza di aree verdi, progetti futuri nell’area.
Fattore moda
La
moda può influenzare il prezzo degli immobili specialmente quelli ad uso residenziale.
Un esempio sorprendente è fornito dal 
loft  i cui prezzi a Milano, per
esempio, sono saliti negli ultimi 4 anni in media di circa il 14%-15% in più
rispetto al valore di mercato mediamente attribuito agli alloggi
tradizionali. L’unico neo spesso troppo sottovalutato è che essendo un
prodotto immobiliare “alla moda” non è detto che fra 10-15 anni sia ancora
richiesto.

Fonte: Quaderni del Dipartimento di Scienze Economiche e Sociali – Università Cattolica del Sacro Cuore – Piacenza. Autore Andrea Lippi.

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