Mifid, adeguatezza, appropriatezza, rischio.

I portafogli sono adeguati e
appropriati all’investitore?

Termini ormai ricorrenti nella
vita quotidiana del risparmiatore. Da tempo mi sto ponendo il seguente quesito:
gli investimenti effettuati sono adeguati e appropriati al profilo di rischio del
cliente? L’investitore come percepisce il rischio?
Mi capita, sempre più spesso, di
analizzare o, anche, più semplicemente di discutere di investimenti effettuati
da conoscenti, clienti e potenziali clienti. Il dito cade molto spesso dove c’è
la piaga; si parla, allora, di titoli azionari in portafoglio acquistati con il
metodo “fai da te”.
Le perdite, non ancora
contabilizzate, sono consistenti ovvero il prezzo di carico è molto distante da
quello attuale.
Ieri mi è stato sottoposto un
semplice dossier titoli di un potenziale cliente che detiene le seguenti azioni:
– Stmicroelectronics,
Finmeccanica e Telecom risparmio.
Tutte e tre i titoli sono in
carico a valori ben lontani da quelli odierni; trattasi di una coppia, entrambe
hanno 65 anni e sono pensionati. Mi dicono che il loro profilo di rischio è
medio basso.
I numeri 37, 44 e 25 sono i rispettivi
valori di deviazione standard dei tre titoli in questione. Mi sono
chiesto:  sono valori adeguati e appropriati
ad un investitore che dichiara un profilo medio basso? Il concetto di rischio
come è realmente percepito dall’investitore?
 Oltremodo, il risparmiatore è sempre
diffidente nei nuovi rapporti, anche se i risultati ottenuti, non sono
assolutamente positivi. Posso quasi dire che  è alla ricerca dell’impossibile, senza fare
nulla.
Accettare una consistente perdita
non è facile; la finanza comportamentale, in merito, ci insegna molto.
Il primo punto che vorrei
sottolineare consiste nei tempi di recupero delle somme investite; stiamo
parlando di perdite oltre il 50% dell’investito. Secondo semplici calcoli
servirà una performance doppia di quanto perso.
Il secondo punto, secondo quanto
stabilito dalla mifid, che gli strumenti finanziari sono non adeguati e non
appropriati al profilo di rischio dichiarato del cliente. In tal senso, penso,
che la profilazione di ciascun investitore, vada al di sopra di un semplice
questionario e serva l’attenzione del consulente.
Il terzo punto sta appunto nel
rischio dello strumento; rischio che, a mio avviso, non viene percepito a
discapito di potenziali e cospicui guadagni.
Mentre sto scrivendo ho ricevuto
una telefonata per investire 1/mln di € con scadenza massima di un anno; mi si
chiede il tasso del 4% netto.
La soluzione al quesito è
semplice; sul mercato si trovano alcuni emittenti che pagano cedole del 4,5%,
il prezzo del titolo è leggermente sotto la pari e il rendimento è molto simile
a quanto richiesto. Quello che, però, spesso non si dice è sulla qualità dell’emittente.
Rimborserà il debito alla scadenza?
Detto questo, siamo reduci da
parecchie insoddisfazioni, vuoi per i default, vuoi da una marcata vendita di
soluzioni, vuoi da una scarsa conoscenza degli strumenti e, fare consulenza,
non risulta assolutamente facile.
Ritornando al nostro investitore
alla ricerca del 4%, che tasso chiederà l’anno prossimo alla scadenza dell’operazione? 
La consulenza, voglio ripeterlo,
non è un numero e nemmeno una performance.
Ai nostri investitori in azioni
iniziali ho presentato una strategia per poter diversificare meglio l’investimento,
per avere un rischio inferiore e per poter recuperare le minusvalenze che
andrebbero a realizzare, disinvestendo i titoli azionari.
Ho iniziato con un quesito e
concludo nella stessa maniera: quanti investitori si trovano nella stessa
situazione e non ricevono un aiuto per venirne fuori?

RIPRODUZIONE
RISERVATA

2 thoughts on “Mifid, adeguatezza, appropriatezza, rischio.

  1. SONO IO HAI RAGIONE LA GENTE NON LEGGE E FA TUTTO A CASO SEGUENDO QUELLO CHE VIENE DA MILAN
    BRAVO ALBERT

Comments are closed.