Road to Chicago – seconda puntata

Un momento importante del mio recente viaggio a Chicago è stato l’intervento di Michael Hasenstab al Mic 2012. 
Riporto la sintesi dell’intervento.  


La crisi c’è, ma niente panico

Secondo Michael Hasenstab la realtà non è così brutta come viene dipinta: Europa e Cina non crolleranno. Opportunità negli emergenti.
È arrivato il momento di farsi prendere dal panico? Considerando gli ormai abituali toni della stampa, non proprio positivi sulla situazione europea, la costante paura di un hard landing in Cina e i rendimenti ostinatamente bassi offerti dai mercati, sembrerebbe quasi logico che la risposta dell’investitore medio sia positiva. Un barlume di speranza arriva da Michael Hasenstab, co-gestore del fondo Templeton Global Bond (a cui è assegnato un Morningstar Analyst Rating pari a Silver), nominato da Morningstar miglior gestore obbligazionario degli Stati Uniti nel 2010. 
Secondo Hasenstab, intervenuto la settimana scorsa alla Morningstar Investment Conference di Chicago, questo punto di vista è troppo miope. In sostanza, il gestore di Franklin Templeton ha affermato che ad oggi ci sono due veri game-changer, ovvero due pericoli che possono far cambiare la situazione in negativo. Il primo sarebbe un improvviso calo del tasso di crescita della Cina, mentre il secondo, che è molto più complesso, sarebbe un’esplosione della zona euro. Sono le probabilità che questi scenari si compino che dovrebbero determinare se è il momento di farsi prendere dal panico.
L’Europa non crollerà e l’Italia è promossa
“La Grecia è fiscalmente terminale”, ha detto Hasenstab ai quasi 2 mila partecipanti presenti alla conferenza. “Il suo debito è così vasto che ci vorrebbe davvero un miracolo”. Il manager ha infatti sottolineato che le misure di austerità attuate in Grecia dall’inizio della crisi finanziaria hanno avuto il solo risultato di portare il rapporto debito-Pil dal 180% al 150%. Davvero troppo poco. Ma per quanto la situazione ellenica possa apparire cupa, Hasenstab non crede che Atene possa trascinare con sé il resto d’Europa. Il gestore ha poi parlato di alcune delle misure adottate da altri due Paesi che sono nell’occhio del ciclone finanziario: Italia e Spagna. I problemi in Italia, ha affermato, erano più di natura sociale, in particolare si trattava di inefficienze nella struttura del mondo del lavoro; ma il governo italiano ha preso e sta prendendo “misure fondamentali” per una riforma in questo senso. Hasenstab ha anche sottolineato che durante la crisi finanziaria, il rapporto debito-Pil in Italia non è aumentato, rimanendo attorno al 100%, in netto contrasto con Spagna e Grecia, che hanno visto i loro livelli di indebitamento salire alle stelle. Questo, ha detto Hasenstab, dimostra la responsabilità fiscale in Italia. Allo stesso modo, Hasenstab ha detto che la Spagna ha compiuto passi importanti per il proprio settore bancario, attraverso la ricapitalizzazione. “Certo, con tre anni di ritardo, ma meglio tardi che mai”, ha commentato. Inoltre, secondo Hasenstab la crisi europea potrebbe essere vista anche come “una benedizione sotto mentite spoglie”, in quanto ha costretto i governi del Vecchio continente a rimboccarsi le maniche. “Abbiamo visto l’Ue cominciare a discutere di un piano di unione fiscale, che è in definitiva il presupposto necessario per la sopravvivenza dell’euro. Insomma, le inefficienze strutturali vengono affrontate”, ha commentato il 27/06/12 gestore, sottolineamdo che negli Stati Uniti, che non hanno dovuto affrontare una crisi della stessa entità, non si stanno prendendo misure analoghe per rivedere le finanze in difficoltà.
Non ci sarà un hard landing in Cina
Per quanto riguarda la Cina, Hasenstab pensa che ci possano essere due possibili scenari che potrebbero portare ad un hard landing: un grave errore da parte del governo o una crisi bancaria. Tuttavia, egli crede che nessuno dei due sia probabile. Sul fronte politico, la Cina ha adottato vari provvedimenti al fine di allentare le restrizioni monetarie e incoraggiare la crescita economica. Per quanto riguarda una possibile crisi bancaria, se
ciò dovesse accadere, il Paese può utilizzare i suoi 3 mila miliardi di dollari in riserve per ricapitalizzare le banche, il che è in sostanza “una polizza assicurativa molto forte”. La Cina si trova nel bel mezzo di un grande cambiamento demografico, ha detto Hasenstab. La politica del figlio unico sta cominciando ad incidere sulla forza lavoro, portando ad una carenza di giovani lavoratori qualificati. Questo provoca una pressione al rialzo sui salari, che potrebbe sembrare un fattore negativo per la competitività della Cina sul mercato globale, ma in realtà un aumento dei salari ha anche il vantaggio di condurre a un aumento dei consumi interni.

Uno sguardo ai mercati emergenti
In sostanza, Hasenstab ritiene che la ristrutturazione della zona euro sarà “disordinata  ma non sarà l’armageddon” e che la Cina dovrebbe comodamente transitare verso un tasso di crescita del 6-7% invece del 10%, attraverso un soft landing e non un hard landing; perciò ora non è il momento di farsi prendere dal panico. Mantenere i nervi saldi è quindi il primo passo, ma qual è il secondo? “Guardare i mercati emergenti”, ha affermato Hasenstab. “Alcuni dei migliori investimenti di credito si trovano ora nei paesi in via di sviluppo. Mentre prima si guardava ai Treasuries Usa o ai Gilts britannici per ridurre il rischio di portafoglio, e si considerava il debito dei mercati emergenti come un investimento più rischioso, adesso la situazione si è capovolta”. Non a caso, ad oggi, il rapporto debito-Pil nei mercati emergenti è in media inferiore al 40%, mentre nei paesi sviluppati supera il 100%. Il gestore di Templeton cita come esempi Malesia, Indonesia e Singapore. “Paesi poco indebitati, che crescono e non stampano moneta”. In generale, conclude Hasenstab, la chiave per non farsi prendere dal panico è avere una visione a lungo termine. “Più facile a dirsi che a farsi”, ha però ammesso. 
Fonte Morningstar 
Christian Charest & Holly Cook  27-06-12

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