Exchange trade fund, questi sconosciuti

Gillian Tett, editorialista del Financial Times, ha più volte evidenziato i rischi degli Etf.

Nello scorso settembre 2011, riporta su un suo articolo
sullo stesso giornale, la perdita di 2,3 miliardi di dollari  da parte di una banca Svizzera con gli Etf.
Gli Etf sono una buona idea, scrive Gillian, e le banche li
propongono ai loro clienti come investimenti “sicuri”.
Come in altri casi, questi strumenti di investimento diventano complessi per ottenere
rendimenti maggiori.   
Sono arrivati così gli “Etf
sintetici”
, composti da pacchetti di derivati; costituiscono quasi la metà
di quelli in circolazione.  
Come dice Gillian, gli etf sono una buona idea; aggiungo che
diventa importante conoscerli e sceglierli.
La perdita in questione evidenzia quanto complicato e
difficile possa essere il mercato finanziario; anche per coloro che svolgono
questo lavoro per professione.
Alcuni giorni fa, durante una tavola rotonda, un giornalista
di una importante rivista italiana, suggeriva che fosse il momento di “aprire i
cofani” degli investimenti e renderli più trasparenti.
Diventa, quindi, sempre più importante potersi affidare a
persone preparate, non alla ricerca di un numero o di un prodotto ma che
sappiano gestire un patrimonio secondo le esigenze, gli obiettivi e la
propensione al rischio del risparmiatore.
E’ pure vero che, a fronte di risparmi sudati faticosamente,
non è facile comprendere la parola “rischio”.
  
Ma il mondo è cambiato, se non ve ne siete accorti, ed è
terminato il tempo dove gli stati e le banche non possono fallire.
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