Come consulente non si vorrebbe mai far perdere i clienti. Purtroppo, per quanto prudenti e oculati nelle scelte, quando i mercati incominciano a “ballare” non ci sono prudenze e oculatezze.
Ma a parte questa considerazione, che dovrebbe tenere conto degli obiettivi di investimento e del tempo, mi sto accorgendo che l’investitore risulta sempre più “disgustato”.
Come dicevo prima, l’obiettivo è di far crescere i risparmi e i capitali. Ma è sempre così?
Un mio cliente, già scottato con Cirio, mi ha chiesto alcune informazioni su due titoli che detiene presso la “banca tradizionale”.
Per deontologia non indicherò né la controparte né i titoli in questione.
La prima cosa che mi viene all’occhio è che entrambe sono “prodotti finanziari illiquidi”.
Come sempre accade, le mode, la stampa, stimolano l’appetito.
E il risparmiatore compera sempre sui massimi.
Ebbene, pur sempre di obbligazioni si tratta.
Peccato che il loro prezzo sia sceso, nell’ultimo trimestre, di quasi il 30%.
Qualsiasi persona potrebbe domandarsi come mai?
I due titoli obbligazioni sono del tipo “perpetual” e con clausola di subordinazione.
In
parole semplici non hanno scadenza e vengono rimborsati eventualmente, solo a discrezione dell’emittente, ma possono anche MAI essere rimborsati; sono soggetti a delle clausole (subordinazione) che ne condizionano non solo l’esigibilità in caso di liquidazione, ma addirittura, in taluni casi, la possibilità di ricevere degli interessi. A volte, addirittura, l’emittente può decidere se pagare o meno.
parole semplici non hanno scadenza e vengono rimborsati eventualmente, solo a discrezione dell’emittente, ma possono anche MAI essere rimborsati; sono soggetti a delle clausole (subordinazione) che ne condizionano non solo l’esigibilità in caso di liquidazione, ma addirittura, in taluni casi, la possibilità di ricevere degli interessi. A volte, addirittura, l’emittente può decidere se pagare o meno.
In effetti si tratta di titoli obbligazioni classificati con il codice Tier 1 e sono assai più rischiosi dei titoli tradizionali.
A questo aggiungo che entrambe sono acquistabili per importi minimi di 50.000,00 €.
Il danno e la beffa consistono anche sul fatto che poterli vendere non è sempre facile; da ultimo una normativa, di recente costituzione, per chi non ne fosse a conoscenza, che ha modificato i bolli sul dossier titoli, rendendo più gravoso l’onere colpendo non il controvalore del titolo ma il valore nominale.
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