Un brivido scorre lungo la schiena di migliaia di medici prossimi alla pensione.

Così iniziava, giovedì 19 maggio, l’articolo su Milano Finanza che parlava delle pensioni della Fondazione Enpam, dedicate ai medici.

In prima pagina, sullo stesso giornale, in grassetto compariva: “Tremano le pensioni dei medici”.

Quello stesso giorno una coppia di clienti, entrambe medici, mi chiamavano per chiedermi informazioni sulla faccenda ed un parere.
La questione, da quanto emerge sulla stampa, sembra sia focalizzata su investimenti, per circa un miliardo di €uro, in Cdo che scadranno, in tempi diversi, dal 2013.
Diventa spontanea, innanzitutto, la domanda: che cosa sono i Cdo?

Cdo è l’acronimo di Collateralirazed Bond Obbligation.

I Cdo sono passati all’onore (si fa per dire) della cronaca con l’esplodere della crisi dei mutui nell’agosto del 2007.
Tipicamente l’emissione di Cdo parte da una ‘società veicolo’ cui vengono conferite una serie di attività finanziarie: mutui a persone fisiche, prestiti immobiliari per uffici o fabbriche o centri commerciali, obbligazioni societarie ad alto rendimento, e altro.
Sulla base di queste attività vengono emessi titoli con varie combinazioni di rischio e di rendimento: si raggruppano, per esempio, le attività più sicure e vengono emessi titoli AAA, e poi scendendo per i rami del rischio si confezionano altri titoli sintetici: naturalmente, a più alto rischio corrisponde un più alto rendimento.
Questi titoli possono essere molto complessi nelle loro condizioni di remunerazione e di rimborso, e non sempre l’informativa per gli investitori è stata all’altezza di questa complessità.
Anche se il mercato dei Cdo è ormai di una certa consistenza (a fine 2007 raggiungeva i 2500 miliardi di dollari), la novità e la scarsa liquidità hanno condotto a paralisi delle negoziazioni e a incertezze nella valutazione una volta che alcune delle componenti di questi titoli (per esempio, i prestiti subprime) hanno rivelato alte probabilità di non-restituzione.

Dobbiamo, quindi, attendere la consulenza del prof. Monti, incaricato dalla Fondazione, per chiarire la questione.

Concludiamo con una domanda: perché ricercare rendimenti in strumenti complessi e rischiosi a fronte di risparmi focalizzati sulle future pensioni?
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