Le obbligazioni perpetual

Nell’ultimo periodo si parla molto di obbligazioni; debiti sovrani, periferici, corporate e high yield.
Sul mercato esistono anche delle obbligazioni bancarie perpetual, definite, in alcuni casi, semplicemente obbligazioni subordinate.
Ieri ho conosciuto un potenziale cliente; il suo dossier titoli era composto principalmente in titoli obbligazionari.
La prima cosa che viene spontanea dire, è che trattasi di un cliente che necessita di flussi cedolari e, di norma, con un profilo di rischio medio-basso.

Del resto lui stesso mi indicava che, dopo alcune disavventure obbligazionarie, non intendeva prendersi rischi elevati.
Con un colpo d’occhio, un pò per deformazione professionale, ho carpito alcuni codici Isin contraddistinti dalla lettere iniziali XS.
Gli importi dei titoli erano, anche, di una certa consistenza sull’importo complessivo del dossier.
Bene, trattavasi di due obbligazioni bancarie perpetual.
Una semplice definizione: trattasi di titoli irredimibili (senza scadenza) che attribuiscono al sottoscrittore solo il pagamento degli interessi e non anche la restituzione del capitale.
La normativa comunitaria, in base ai principi di Basilea due, considera queste obbligazioni come strumenti innovativi di capitale creando un veicolo di finanziamento intermedio sia in termini di remunerazione sia in termini di privilegio del rimborso dei creditori.
In sintesi l’investitore è assogettato sia al rischio del pagamento della cedola che al rimborso del capitale in base ad alcuni principi prefissati.
Senza allarmare e preoccupare il cliente gli ho chiesto se conosceva o ricordava la struttura o più semplicemente il rendimento e la durata dell’obbligazione.
Non ho ricevuto risposte precise in merito; ricordava solo che percepiva una discreta cedola.
Mi sono permesso di consigliare al cliente di analizzare la composizione del suo portafoglio, valutare le percentuali di diversificazione  per emittente, scadenza e tipologia; di prestare attenzione per le due obbligazioni che, ritengo per la loro complessità sia dal punto di vista finanziario che da quello contrattuale, va effettuato da investitori esperti e con un profilo di rischio più elevato rispetto a quello dichiaratomi.
Concludo con un domanda: quanti investitori, inconsapevolmente, detengono titoli in portafoglio senza conoscerne i rischi e con un profilo a loro inadeguato?
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